La Svezia frena l’onda nera: il centrosinistra avanti di tre seggi
di Daniele Castellani PerelliEra un referendum sull’estrema destra. E l’estrema destra non l’ha vinto. Almeno secondo gli ultimi dati dello scrutinio resi noti, i Democratici svedesi (Sd), la formazione di Jimmie Akesson fondata nel 1988 da un gruppo di neonazisti e oggi alleata di Giorgia Meloni a Strasburgo, non ha sfondato.
All’annuncio degli exit poll è calato il gelo sul quartier generale degli Sd. Perché rispetto al 2022 sono arretrati dalla seconda alla terza posizione con il loro 17,6%, contro il 28,1% dei socialdemocratici e il 19,9% dei Moderati, loro alleati, che esprimono il premier uscente Ulf Kristersson. Possono però continuare a sognare di raggiungere il loro grande obiettivo: entrare per la prima volta nella storia al governo in Svezia, dopo aver fatto da stampella all’esecutivo di centrodestra per quattro anni. Il centrosinistra sarebbe a 176 seggi e il centrodestra a 173.
Era un referendum sull’estrema destra. E l’estrema destra non l’ha vinto. Almeno secondo gli ultimi dati dello scrutinio resi noti, i Democratici svedesi (Sd), la formazione di Jimmie Akesson fondata nel 1988 da un gruppo di neonazisti e oggi alleata di Giorgia Meloni a Strasburgo, non ha sfondato.
All’annuncio degli exit poll è calato il gelo sul quartier generale degli Sd. Perché rispetto al 2022 sono arretrati dalla seconda alla terza posizione con il loro 17,6%, contro il 28,1% dei socialdemocratici e il 19,9% dei Moderati, loro alleati, che esprimono il premier uscente Ulf Kristersson. Possono però continuare a sognare di raggiungere il loro grande obiettivo: entrare per la prima volta nella storia al governo in Svezia, dopo aver fatto da stampella all’esecutivo di centrodestra per quattro anni. Il centrosinistra sarebbe a 176 seggi e il centrodestra a 173.
Socialdemocratici e ultradestra vanno peggio rispetto al 2022: i primi finirono con il 30,3% davanti agli Sd con il 20,5%. I Moderati del premier migliorano invece leggermente rispetto al 19,1% di allora. Per il partito che fu di Olof Palme – e che si piazza primo in Svezia da 109 anni – sarebbe il secondo peggior risultato della storia. Ma le formazioni minori di centrosinistra crescono, soprattutto la sinistra radicale V e i Verdi, che sono rispettivamente poco sopra all’8% e al 6%.
Così, alla fine, alla leader socialdemocratica Magdalena Andersson, ex ministra delle Finanze e premier per un anno nel 2021, potrebbe spettare comunque il diritto di cercare di formare un governo. Dovrebbe mettere d’accordo il partito di Centro (7,3%) e la sinistra radicale, che si detestano, ma potrebbe puntare anche sull’astensione di una di queste due forze o, come ha detto negli ultimi giorni, cercare il sostegno di partiti di opposizione, ad esempio i Liberali o i Cristianodemocratici, escludendo V: «Non siamo gli Stati Uniti – ha dichiarato – Non siamo un sistema bipartitico».
La campagna elettorale si è giocata nella scelta tra due Svezie opposte, rappresentate appunto dal leader dell’ultradestra Akesson e dalla socialdemocratica Andersson. L’ex web designer contro l’economista secchiona. Il ragazzone di provincia che celebra la Svezia rurale contro la femminista che ha studiato a Harvard e lavorato al Fondo monetario internazionale. Due biografie opposte con solo due cose in comune: la passione per l’heavy metal e per la politica, un mondo in cui sono entrati entrambi da ragazzi.
Era stata la stessa Andersson a puntare sulla paura dell’onda nera, caratterizzando il voto come un referendum tra Akesson e lei: «Si tratta di scegliere – aveva detto – se avere al governo per la prima volta un partito di estrema destra fondato da neonazisti oppure un governo guidato da me».
La campagna – che Andersson ha definito «sporca e caratterizzata da molte menzogne» – sembrava in discesa per il centrosinistra. Nonostante il centrodestra si presentasse unito e sicuro di sé e avesse mantenuto gran parte delle sue promesse del 2022 – su tutte il calo della criminalità delle gang straniere e la riduzione drastica dell’immigrazione in un Paese che nel 2015 aveva generosamente accolto 160mila rifugiati ma se ne era poi pentito – fino a poche settimane fa il centrosinistra guidava i sondaggi di addirittura dieci punti. Poi, settimana dopo settimana, quel vantaggio si è eroso, fino a un ultimo rilevamento che lo collocava davanti solo dello 0,3%. Da qui il panico finale, con Andersson a lanciare l’allarme russo dopo che una funzionaria di Sd era stata smascherata come una collaboratrice di circoli vicini al Cremlino.
Serviranno i dati definitivi, e lunghe settimane di negoziati, per capire quale governo avrà la Svezia. La sinistra europea fa il tifo per Andersson. L’estrema destra del continente spera invece in Akesson e nella sua lunga marcia su Stoccolma.