“La Svezia ha cambiato volto, la retorica sui migranti ha contagiato tutti i partiti”
di Daniele Castellani PerelliQualunque sia il risultato di questa sera, l’estrema destra ha già vinto. In dieci anni ha cambiato la natura della Svezia, costringendo tutti i partiti, anche quelli di sinistra, ad adottare il suo linguaggio e le sue politiche sui migranti. Ne parliamo con la scrittrice Elisabeth Åsbrink, che in Made in Sweden (edito in Italia da Iperborea), ha raccontato come sia cambiato negli anni il concetto dell’essere svedesi. È la giornalista che ha svelato con un’inchiesta i legami giovanili tra il fondatore di Ikea Ingvar Kamprad e il movimento nazista.
Nel 2022, all’indomani delle ultime elezioni, sul New York Times scrisse che il successo dei Democratici svedesi era uno shock. Oggi potrebbero entrare al governo. Sono cambiati loro in questi quattro anni o è la Svezia ad essere cambiata?
«È cambiata la Svezia. Nel 2022 l’estrema destra si affermò, arrivando seconda con il 20,5%. Cavalcò un’ondata incredibile di criminalità, con le persone che venivano uccise nei locali o dal barbiere com…
Qualunque sia il risultato di questa sera, l’estrema destra ha già vinto. In dieci anni ha cambiato la natura della Svezia, costringendo tutti i partiti, anche quelli di sinistra, ad adottare il suo linguaggio e le sue politiche sui migranti. Ne parliamo con la scrittrice Elisabeth Åsbrink, che in Made in Sweden (edito in Italia da Iperborea), ha raccontato come sia cambiato negli anni il concetto dell’essere svedesi. È la giornalista che ha svelato con un’inchiesta i legami giovanili tra il fondatore di Ikea Ingvar Kamprad e il movimento nazista.
Nel 2022, all’indomani delle ultime elezioni, sul New York Times scrisse che il successo dei Democratici svedesi era uno shock. Oggi potrebbero entrare al governo. Sono cambiati loro in questi quattro anni o è la Svezia ad essere cambiata?
«È cambiata la Svezia. Nel 2022 l’estrema destra si affermò, arrivando seconda con il 20,5%. Cavalcò un’ondata incredibile di criminalità, con le persone che venivano uccise nei locali o dal barbiere come nell’Italia della mafia. Anche i partiti di sinistra hanno finito per adattarsi alla morale dell’estrema destra, alla loro retorica politica e ai loro contenuti quando si parla di criminalità o di immigrazione».
Hanno più cose in comune con l’Afd o con il partito di Meloni?
«A differenza di Meloni non sono convintamente pro-Ucraina. Anzi da poco è emerso questo scandalo di una impiegata russa del loro partito e il cui compagno ha il ruolo di coordinare i rapporti di SD con il governo. Tuttavia, nonostante i tanti filorussi tra i militanti e anche tra i suoi rappresentanti, l’estrema destra sostiene la linea filoucraina del governo, anche perché in Svezia, come in Finlandia e nei Paesi baltici, essere filorussi è assolutamente impopolare».
Cosa pensa della loro campagna retro, “Vi gör Sverige till Sverige igen”, “Make Sweden Sweden Again”?
«Puntano sulla nostalgia per un mondo antico in cui sostengono che ci fossero meno immigrati e il Paese fosse più sicuro. Un’idea anch’essa in qualche modo fascista. Che non tiene conto del fatto che il passato della Svezia è stato tante cose, non univoche».
Una nostalgia di una Svezia che non è mai esistita.
«Esattamente. Ma è un messaggio che sanno veicolare bene sui social media, dove sono i migliori. Non si definiscono come un partito conservatore, ma puntano sul nazionalismo etnico. E siccome non è più possibile parlare di “razze” parlano di “culture” e si mostrano ossessionati dalla necessità di non mescolarle».
Come si pongono sul welfare?
«Sono piuttosto a favore delle nostre tradizionali alte tasse per finanziare il welfare, soprattutto delle persone indigenti. Ma conducono una battaglia contro chi ne abusa o truffa. Cioè, secondo loro, gli immigrati. Un concetto che è stato poi fatto proprio da tutti i partiti».
Cosa pensa dei Moderati, il centrodestra del premier Ulf Kristersson?
«Sono stati bravi a gestire l’estrema destra. E Kristersson è un politico competente, vecchia scuola, e anche un uomo gentile».
Il governo può vantare dei successi?
«Sì. In questi quattro anni si sono registrate meno sparatorie, tanti leader delle gang sono finiti in prigione e l’inflazione si è stabilizzata. Possono vantare di aver mantenuto la loro principale promessa, il calo degli immigrati in un Paese che oggi ha come seconda lingua più parlata non più il finlandese ma l’arabo. Ma ci sono storie disumane tra quanti sono stati rimandati in patria dopo anni che vivevano qui».
Veniamo a Magdalena Andersson. Come è stata la sua campagna?
«Molto blanda, senza una visione. È una leader pragmatica, una problem solver. Per mesi il centrosinistra ha goduto di un ampio vantaggio nei sondaggi e così ha preferito sedersi, mostrare un basso profilo. Da quando sono quasi appaiati sono andati nel panico. E negli ultimi giorni hanno dovuto affrontare la grana del partito V, di sinistra radicale, che ha dovuto rimuovere 33 candidati perché sono emersi loro post antisemiti o a favore di Hamas, e persino delle loro lettere a terroristi. Il partito di Centro, che potrebbe essere ago della bilancia, ha già detto che non vuole allearsi né con loro né con SD. Staremo a vedere».
I socialdemocratici si sono avvicinati ai socialdemocratici danesi sul tema dell’immigrazione?
«Sì, anche sulla criminalità e sulla segregazione nelle case popolari. Se ha funzionato elettoralmente? Sì. Sul tema il partito è diviso, ma Andersson è sulla linea della premier danese Mette Frederiksen».
Perché in Europa l’estrema destra è sempre più popolare?
«Detesto le teorie complottiste. Ma non riesco a non pensare che la Russia di Putin la stia aiutando seminando disinformazione nei social e sui media e magari anche finanziando personalità e partiti».