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Svezia, scaltro, euroscettico e xenofobo: Jimmie Akesson dà l’assalto al potere

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Ha cambiato il simbolo di Sd ed espulso i militanti più impresentabili. Ora punta a farsi nominare ministro della Giustizia
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Dalla fiamma neofascista a una più rassicurante erba trinità blu. Si può esemplificare con questo cambio di simbolo la svolta che Jimmie Akesson ha impresso ai Democratici svedesi (Sd), quando ne è diventato il leader nel 2005.

Nato nel 1979, Akesson è cresciuto nella Svezia rurale del sud, nella tranquilla Sölvesborg dove ancora risiede. Qui ha studiato ed è entrato in politica come consigliere municipale degli Sd, che nel 1988 erano stati fondati da dei nostalgici neonazisti (tra loro c’era anche una ex SS). In breve tempo si è preso il partito e lo ha lentamente trasformato.

L’anno della svolta è il 2018. Alle elezioni nazionali sfonda con il 17,5% (nel 2006 aveva preso il 3%). A livello locale, vince proprio a Sölvesborg e ne fa il primo laboratorio dell’alleanza con il centrodestra. La sindaca è la allora compagna di Akesson, madre di suo figlio, e Sölvesborg – zero rifugiati, niente mendicanti, via le bandiere Lgbtq – diventa il modello da piccolo mondo antico di provincia in co…

Dalla fiamma neofascista a una più rassicurante erba trinità blu. Si può esemplificare con questo cambio di simbolo la svolta che Jimmie Akesson ha impresso ai Democratici svedesi (Sd), quando ne è diventato il leader nel 2005.

Nato nel 1979, Akesson è cresciuto nella Svezia rurale del sud, nella tranquilla Sölvesborg dove ancora risiede. Qui ha studiato ed è entrato in politica come consigliere municipale degli Sd, che nel 1988 erano stati fondati da dei nostalgici neonazisti (tra loro c’era anche una ex SS). In breve tempo si è preso il partito e lo ha lentamente trasformato.

L’anno della svolta è il 2018. Alle elezioni nazionali sfonda con il 17,5% (nel 2006 aveva preso il 3%). A livello locale, vince proprio a Sölvesborg e ne fa il primo laboratorio dell’alleanza con il centrodestra. La sindaca è la allora compagna di Akesson, madre di suo figlio, e Sölvesborg – zero rifugiati, niente mendicanti, via le bandiere Lgbtq – diventa il modello da piccolo mondo antico di provincia in contrapposizione alla cosmopolita Stoccolma e alla Malmö-Babilonia delle gang. Per Jimmie, da quando nel 2022 il suo partito ha cominciato a sostenere l’esecutivo di centrodestra, molte cose sono cambiate. L’anno dopo la Fondazione Nobel lo ha invitato all’annuale banchetto ufficiale, dopo che per anni gli aveva negato l’accesso.

Akesson negli anni ha espulso le idee e le figure più imbarazzanti, ma lui stesso nel 2009 venne sorpreso a cantare una canzone che derideva l’omicidio del premier socialdemocratico Olof Palme. E solo l’anno scorso ha chiesto scusa per il passato filonazista e antisemita degli Sd.

Euroscettico, anti-migranti e anti-Islam, a Strasburgo ha però fatto entrare il suo partito in Ecr, il gruppo conservatore di Giorgia Meloni. Sui migranti strizza l’occhio, forse anche due, al razzismo, quando ad esempio dice: «Chi si impegna e va a lavorare deve avere una vita migliore della coppia di vicini che se ne sta a casa con i suoi otto figli a guardare soap opera arabe». Con le politiche che ha fatto adottare al governo è stata abolita la residenza permanente per i rifugiati, sono state inasprite le norme sul welfare per i migranti, sono state intensificate le espulsioni; il numero di richieste d’asilo è sceso ai minimi ed è stato anche introdotto un assegno da 31mila euro per incentivare al rimpatrio volontario.

Il suo motto è Vi gör Sverige till Sverige igen, rendere la Svezia di nuovo la Svezia, e in questi mesi ha condotto una campagna tutta retro, con poster che ricordano l’infanzia degli anni ‘70 e ‘80 e celebrano un’epoca in cui «potevamo non chiudere la porta a chiave». «Qui vigono la cultura, la lingua, le leggi, la morale e le tradizioni svedesi», ha detto alla Reuters Mattias Karlsson, parlamentare a lui vicino.

Un passato da web manager, Akesson suona come tastierista in una rock band. Ha convissuto con il vizio delle scommesse online, e nel 2015 dovette prendersi una pausa perché era andato in burnout.

Se stasera il centrodestra vincerà, chiederà per sé il ministero della Giustizia. Poi, tutti pensano che nel 2030 i tempi saranno maturi: e l’ex neofascista potrà diventare primo ministro della Svezia.

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