“Gli Houthi possono tagliar fuori Suez danneggiando l’economia globale”
di Fabio Tonacci“Il controllo degli Houthi sullo stretto di Bab el-Mandeb consegna all’Iran e ai suoi alleati un potere maggiore di influenzare i flussi commerciali ed energetici. Aumenta il costo di qualsiasi confronto con loro”. Maged Al-Madhaji è uno dei più ascoltati analisti yemeniti: già attivista per i diritti politici, è il fondatore del think tank Sana’a Center. In questa intervista spiega ciò che sta succedendo sulla costa dello Yemen, le ragioni della forza della milizia sciita legata ai pasdaran e le conseguenze che l’avanzata avrà per il commercio mondiale. “Teheran - dice - non ha bisogno di chiudere entrambi i passaggi: una minaccia credibile, da sola, gli garantisce già una leva considerevole”
Perché la conquista di Mocha è così strategica?
“L’importanza di Mocha va oltre il porto in sé. Riguarda la geografia più ampia che la sua conquista rende accessibile. Avanzare verso Dhubab e Bab el-Mandeb, insieme al controllo delle isole, porta gli Houthi direttamente a ridosso di una del…
“Il controllo degli Houthi sullo stretto di Bab el-Mandeb consegna all’Iran e ai suoi alleati un potere maggiore di influenzare i flussi commerciali ed energetici. Aumenta il costo di qualsiasi confronto con loro”. Maged Al-Madhaji è uno dei più ascoltati analisti yemeniti: già attivista per i diritti politici, è il fondatore del think tank Sana’a Center. In questa intervista spiega ciò che sta succedendo sulla costa dello Yemen, le ragioni della forza della milizia sciita legata ai pasdaran e le conseguenze che l’avanzata avrà per il commercio mondiale. “Teheran - dice - non ha bisogno di chiudere entrambi i passaggi: una minaccia credibile, da sola, gli garantisce già una leva considerevole”
Perché la conquista di Mocha è così strategica?
“L’importanza di Mocha va oltre il porto in sé. Riguarda la geografia più ampia che la sua conquista rende accessibile. Avanzare verso Dhubab e Bab el-Mandeb, insieme al controllo delle isole, porta gli Houthi direttamente a ridosso di una delle rotte marittime più importanti del mondo. Erano già in grado di minacciare la navigazione, ma questa espansione rende la minaccia meno costosa e più facile da sostenere nel tempo, offrendo loro maggiori possibilità di impiegare imbarcazioni senza equipaggio, droni, mine e missili costieri”.
Cosa cambia, politicamente?
“Stanno cercando di passare dall’essere una forza capace di attaccare le navi ad attore in grado di dettare le condizioni del loro passaggio”.
Attualmente Bab el-Mandeb è in mano a loro?
“Secondo le informazioni più recenti, hanno preso il controllo delle isole strategiche, compresa Mayun, conosciuta anche come Perim. Bisogna però distinguere tra il controllo delle posizioni che dominano lo stretto e il pieno controllo del traffico marittimo. Controllare la costa e le isole non significa automaticamente poter impedire il passaggio di qualsiasi nave o poter affrontare qualunque forza navale internazionale”.
Quindi?
“Si trovano oggi in una posizione molto più forte per interrompere la navigazione in modo prolungato. Non hanno bisogno di chiudere completamente lo stretto. Rendere il passaggio pericoloso e costoso può essere sufficiente per modificare i calcoli delle compagnie di navigazione e delle assicurazioni”.
Perché le forze governative yemenite, nonostante il sostegno saudita, non riescono a fermare l’avanzata?
“Il problema è sia politico sia militare. Gli Houthi hanno sfruttato le divisioni all’interno del campo avversario e l’assenza di un comando unificato, dimostrando al tempo stesso una capacità operativa eccezionale. Comandanti ed esperti dei Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno svolto un ruolo diretto e insolitamente visibile, in particolare nella gestione delle comunicazioni e nella supervisione delle operazioni”.
Come si concretizza l’aiuto dei sauditi?
“Non abbiamo visto una risposta aerea saudita proporzionata alle dimensioni e alla gravità dell’avanzata. Il sostegno saudita esistente non si è tradotto in un intervento efficace capace di fermare l’offensiva”.
Quanto gravi saranno le conseguenze economiche?
“Il pericolo maggiore è che le interruzioni della navigazione diventino una condizione strutturale anziché una crisi temporanea. Gli Houthi non devono necessariamente fermare tutte le navi. Il solo rischio di un attacco può spingere le compagnie a deviare le rotte, aumentare i costi assicurativi e di trasporto e allungare i tempi di consegna. Questi costi avrebbero conseguenze sui mercati energetici, sul commercio e sui consumatori, mentre l’Egitto subirebbe una riduzione del traffico attraverso il Canale di Suez”.
E’ la fine del Mar Rosso come rotta alternativa al petrolio?
“Se la minaccia si estendesse anche a porti come Yanbu, le alternative concepite per ridurre la dipendenza dallo Stretto di Hormuz diventerebbero vulnerabili”.
Qual è l’obiettivo strategico degli Houthi?
“Ampliare la propria influenza, ottenere accordi diretti sul traffico marittimo e consolidarsi come un attore che non può essere facilmente aggirato nei futuri assetti di sicurezza del Mar Rosso. Il possibile risultato è che le loro conquiste militari all’interno dello Yemen si traducano in influenza internazionale, mentre l’assenza di una risposta seria consolida questa realtà giorno dopo giorno”.