Alla fine è scesa in campo anche Greta Thunberg, la giovane attivista climatica di solito impegnata su temi più globali: «Mandiamo a casa il governo», ha scritto sui social, annunciando di aver già votato anticipatamente alle legislative per cui la Svezia va alle urne oggi. In ballo c’è la conferma dell’esecutivo di centrodestra guidato dai Moderati, che però per la prima volta nella storia aprirebbe ora le porte all’estrema destra, i Democratici svedesi (Sd), negli ultimi quattro anni limitatasi a un appoggio esterno.
Era considerato fino a ieri impresentabile, il partito Sd di Jimmie Akesson, fondato nel 1988 da un gruppo di neonazisti. Ma, sull’onda della crisi dei profughi siriani prima e della criminalità delle gang poi, le loro parole d’ordine sono diventate mainstream, persino a sinistra.
Il cordone sanitario, quel Brandmauer che in Germania ancora regge con l’Afd, qui è definitivamente crollato. Nei sondaggi il centrosinistra, in vantaggio di dieci punti fino a poche settimane…
Alla fine è scesa in campo anche Greta Thunberg, la giovane attivista climatica di solito impegnata su temi più globali: «Mandiamo a casa il governo», ha scritto sui social, annunciando di aver già votato anticipatamente alle legislative per cui la Svezia va alle urne oggi. In ballo c’è la conferma dell’esecutivo di centrodestra guidato dai Moderati, che però per la prima volta nella storia aprirebbe ora le porte all’estrema destra, i Democratici svedesi (Sd), negli ultimi quattro anni limitatasi a un appoggio esterno.
Era considerato fino a ieri impresentabile, il partito Sd di Jimmie Akesson, fondato nel 1988 da un gruppo di neonazisti. Ma, sull’onda della crisi dei profughi siriani prima e della criminalità delle gang poi, le loro parole d’ordine sono diventate mainstream, persino a sinistra.
Il cordone sanitario, quel Brandmauer che in Germania ancora regge con l’Afd, qui è definitivamente crollato. Nei sondaggi il centrosinistra, in vantaggio di dieci punti fino a poche settimane fa, ora è davanti di appena lo 0,3%; 49,3% contro 49%, 175 seggi contro 174. I socialisti europei, al potere solo in tre Stati nella Ue, sognano di riprendersi la Svezia, ricco e influente Paese nordico entrato nella Nato nel 2024, riportando al potere la ex premier socialdemocratica Magdalena Andersson. Ma rischiano di vedere trionfare l’estrema destra di Akesson, che anche stavolta finirebbe in seconda posizione – al 18,8% contro il 27,4% dei socialdemocratici.
Il centrodestra è unito, dalla politica estera alla sicurezza fino alle campagne contro i migranti. Il sobrio premier Ulf Kristersson, a capo dei Moderati (terzi nei sondaggi al 18,3%), ha sposato anch’egli uno slogan trumpiano, “Rendere di nuovo grande la Svezia”. «Tutti possono constatare che abbiamo collaborato con successo negli ultimi quattro anni – ha detto Kristersson a proposito dei suoi alleati e di Sd – e siamo gli stessi quattro partner che ora chiedono insieme il mandato per continuare anche nei prossimi anni».
Il centrosinistra punta sul welfare, accusando gli avversari di voler tagliare fondi per circa 1,2 miliardi di euro. Esistono però al suo interno sensibilità diverse sulle tasse ai miliardari e sul nucleare (i Verdi sono contro), e il partito Centro e la sinistra radicale di V si considerano al momento incompatibili, tanto più che V è nella tempesta per aver dovuto espellere in extremis dalle liste 33 candidati rivelatisi filo-Hamas.
La leader Andersson, che sui migranti ha fatto mea culpa e ha sposato la linea dura della premier socialdemocratica danese Mette Frederiksen, ha lanciato l’allarme: con Sd al governo «sarebbe una Svezia molto diversa» sulla scuola, la cultura e la finanza. E nei giorni scorsi ha gridato al lupo russo, cavalcando le rivelazioni che hanno smascherato Polina Malaberg, funzionaria di Sd nata in Russia che per un decennio ha promosso narrazioni filo-Cremlino e introdotto russi nel Parlamento: «Si tratta di accuse estremamente gravi, la Russia rappresenta la più grande minaccia per la Svezia», ha detto Andersson. Tuttavia Sd, che a Strasburgo siede nel gruppo meloniano Ecr, pur avendo al suo interno alcuni dirigenti filorussi ha sempre votato a favore dell’Ucraina. E anzi ieri è stato Kristersson a giocare a sua volta la carta della politica estera: «Se vincesse la sinistra, due su tre, o due su quattro partiti, voterebbero contro la permanenza nella Nato».