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Trump atterra a Dublino e fa scoppiare la polemica. “Vorrei l’Irlanda riunita”

(afp)

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Il presidente Usa: “Prima o poi succederà”. Insorgono gli Unionisti, applaude il Sinn Fein. Londra: “Non c’è consenso sul referendum”
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DUBLINO – Online si sprecano le ironie. «Per la prima volta un orangeman» - ossia un orangista protestante ma anche “rosso di capelli” - «vuole riunire l’Irlanda». Ma questa è una vicenda seria, serissima. E con la sua insostenibile leggerezza, Donald Trump ha scatenato un putiferio sull’isola. Perché qui in Irlanda si scherza su tutto, ma non sulla riunificazione e tantomeno sulle cicatrici dei sanguinosi “troubles” di fine secolo scorso.

Eppure la visita di due giorni in Irlanda di Trump, prima a Dublino ieri e infine nel suo resort di golf a Doonbeg oggi, sembrava, per una volta, viaggiare su binari sicuri. Persino l’ostacolo più grande, la visita alla presidente irlandese di sinistra Catherine Connelly ieri mattina sembrava filata liscia, nonostante i due incarnino ideologie radicalmente opposte - non a caso Connelly in passato ha definito Trump un «bullo» e lo ha criticato duramente su Gaza, diritti umani e ambiente.

Ma il pasticcio Trump lo combina poco dopo con il Taoiseach (pr…

DUBLINO – Online si sprecano le ironie. «Per la prima volta un orangeman» - ossia un orangista protestante ma anche “rosso di capelli” - «vuole riunire l’Irlanda». Ma questa è una vicenda seria, serissima. E con la sua insostenibile leggerezza, Donald Trump ha scatenato un putiferio sull’isola. Perché qui in Irlanda si scherza su tutto, ma non sulla riunificazione e tantomeno sulle cicatrici dei sanguinosi “troubles” di fine secolo scorso.

Eppure la visita di due giorni in Irlanda di Trump, prima a Dublino ieri e infine nel suo resort di golf a Doonbeg oggi, sembrava, per una volta, viaggiare su binari sicuri. Persino l’ostacolo più grande, la visita alla presidente irlandese di sinistra Catherine Connelly ieri mattina sembrava filata liscia, nonostante i due incarnino ideologie radicalmente opposte - non a caso Connelly in passato ha definito Trump un «bullo» e lo ha criticato duramente su Gaza, diritti umani e ambiente.

Ma il pasticcio Trump lo combina poco dopo con il Taoiseach (primo ministro irlandese) Micheál Martin. Un giornalista chiede a “The Donald” che cosa ne pensa della possibile riunificazione dell’Irlanda. Trump ci pensa un attimo. Poi affonda l’acceleratore: «Forse dovrei stare zitto, ma… mi piacerebbe molto vedere l’Irlanda unificata. Ho amici da entrambe le parti. Prima o poi succederà. Accadrà. Penso che sarebbe una cosa fantastica, fighissima. Il Regno Unito avrà qualcosa da dire al riguardo. Ma penso che sarebbe una gran cosa».

Apriti cielo. La “can of worms”, la lattina di vermi come si dice qui, è aperta. E scoppia il putiferio. I protestanti eruttano rabbia. «Così si distrugge il Regno Unito», accusa Gavin Robinson, leader del Dup, il principale partito unionista in Irlanda del Nord. Tutti i fedeli alla Corona protestano: «Vergognoso, non diventeremo mai una repubblica!». Ma le parole di Trump spaccano anche la destra nazionalista a lui fedele, e il mondo Maga. Tanto che persino il suo amico Nigel Farage gli rinfaccia: «L’Irlanda del Nord è fiera di far parte del Regno Unito. Non sono d’accordo con te».

Il paradosso clamoroso è che i repubblicani e persino Sinn Féin, partito socialista ed ex braccio politico dell’Ira, ringraziano Trump. Il ministro degli Esteri Simon Harris: «Giusto aprire una discussione». E la leader di Sinn Féin, Mary Lou McDonald, che ha sempre disprezzato Trump: «Bene gli Stati Uniti, nonostante le differenze. Ora avviino un processo per un referendum e la riunificazione dell’Irlanda». Tra due fuochi, il premier britannico Burnham fa sapere che «la nostra posizione non cambia: nessun referendum senza il consenso delle due comunità».

Nel 1998 la Repubblica d’Irlanda e l’Irlanda del Nord hanno raggiunto un equilibrio, grazie agli accordi di pace del Venerdì Santo, dopo i sanguinosi decenni di guerra civile (“troubles”). Ma negli ultimi anni qualcosa è cambiato. Soprattutto, in Irlanda del Nord, i cattolici/repubblicani fanno molti più figli dei protestanti/unionisti e ciò ha ribaltato i numeri tra comunità. Non a caso, nel 2023, Sinn Féin ha vinto per la prima volta nella storia le elezioni in Irlanda del Nord. E la possibilità di un referendum è negli accordi del 1998.

Trump pentito? Macché. Prima di volare verso il suo resort di golf di lusso nel sud-ovest dell’isola, rincara la dose all’ambasciata Usa a Dublino: «Qualsiasi cosa dici trovano una polemica». Forse per conquistarsi i voti dei tantissimi irlandesi in America, in vista delle elezioni di Mid-Term? Chissà. Ma Trump compie un’ultima gaffe prima di spostarsi a Doonbeg: «Proteste contro di me? Non ne ho viste». Invece decine di migliaia di persone hanno invaso Dublino ieri contro di lui: “Vattene”. Mondi paralleli. — an.gu

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