Mentre gli scrutatori sono ancora al lavoro, i leader politici cominciano a mandarsi segnali. Tra domani e giovedì in Svezia dovrebbe concludersi lo spoglio delle elezioni legislative di domenica e il quadro finale dei risultati sarà più chiaro. Ieri pomeriggio andavano conteggiati gli ultimi 220mila voti – perlopiù effettuati in anticipo o all’estero – determinanti per capire se reggerà il vantaggio del centrosinistra sull’alleanza tra centrodestra ed estrema destra. Al momento lo scarto è di 29mila voti su un totale di 6,4 milioni, lo 0,4%, che si traducono in 176 seggi contro 173.
I risultati delle elezioni in Svezia
Le urne hanno detto che non si produrrà il tanto temuto storico ingresso dell’estrema destra al governo: i Democratici …
Mentre gli scrutatori sono ancora al lavoro, i leader politici cominciano a mandarsi segnali. Tra domani e giovedì in Svezia dovrebbe concludersi lo spoglio delle elezioni legislative di domenica e il quadro finale dei risultati sarà più chiaro. Ieri pomeriggio andavano conteggiati gli ultimi 220mila voti – perlopiù effettuati in anticipo o all’estero – determinanti per capire se reggerà il vantaggio del centrosinistra sull’alleanza tra centrodestra ed estrema destra. Al momento lo scarto è di 29mila voti su un totale di 6,4 milioni, lo 0,4%, che si traducono in 176 seggi contro 173.
I risultati delle elezioni in Svezia
Le urne hanno detto che non si produrrà il tanto temuto storico ingresso dell’estrema destra al governo: i Democratici svedesi di Jimmie Akesson, fondati nel 1988 da dei neonazisti e che negli ultimi quattro anni avevano appoggiato dall’esterno l’esecutivo di minoranza di centrodestra guidato da Ulf Kristersson, non hanno sfondato e hanno incassato solo il 17,5%, trascinando la coalizione alla sconfitta. Ma i socialdemocratici di Magdalena Andersson – chiari vincitori con il 28,1% – hanno davanti a sé settimane e forse mesi di negoziati – come da almeno dieci anni è diventata la normalità in Scandinavia – prima di poter formare un governo.
Le possibili alleanze per i socialdemocratici
L’ostacolo principale per lei era chiaro a tutti fin dalla campagna elettorale. Il campo infatti è molto “largo”. Il partito Centro (7,1%), pur facendo parte dell’alleanza, non vuole sedere al governo con la sinistra radicale V (8,3%). I primi, che si oppongono pure alle tasse sui miliardari proposte dai Verdi, non condividono molte posizioni dei secondi, che peraltro nell’ultima settimana prima del voto hanno dovuto cancellare dalle liste 33 candidati pro-Hamas. I primi segnali post-elettorali sono tuttavia incoraggianti: il Centro si è detto pronto a parlare con i socialdemocratici e starebbe respingendo le avances del centrodestra.
In alternativa Andersson – ministra delle Finanze dal 2014 al 2021 e poi premier per un anno – potrebbe far nascere un governo di minoranza puntando sull’astensione del Centro o di V, oppure cercare il sostegno di uno dei tre partiti moderati di centrodestra. «Siamo pronti a governare», ha detto.
Il centrodestra aspetta
Il premier uscente Kristersson, imbaldanzito dal fatto che i suoi Moderati hanno scavalcato l’estrema destra e guadagnato quasi un punto rispetto al 2022 (sono al 19,9%), non sembra però aver perso ogni speranza sulla possibilità di guidare un suo esecutivo: «Esiste una maggioranza non socialista – o comunque una maggioranza economica non orientata a sinistra – molto chiara nel Parlamento svedese. Ne terrò conto e cercherò di capire se vi siano delle possibilità». Ma ha anche fatto un appello generale alla collaborazione ricordando che «se tutte le linee rosse restano la Svezia non avrà mai un governo». Stesso concetto espresso dal socialdemocratico Mikael Damberg: «Tutti devono dare e prendere qualcosa, varrà anche per noi».
La “vittoria” dell’estrema destra
Sull’economia e l’ambiente ci sono sensibilità diverse in Parlamento. Ma sulla politica estera, soprattutto Europa e Ucraina, il consenso è ampio. Per non parlare della stretta sull’immigrazione, dove Andersson ha già detto che non si torna indietro. È la vittoria politica e culturale dell’estrema destra di Akesson, che nonostante la sconfitta ha detto: «Oggi sono molte di più le persone nel nostro Paese che non considerano più imbarazzante votarci».