All’incontro di Matteo Salvini con gli imprenditori italiani che operano in Russia, due giorni fa a Milano, c’era anche l’ambasciatore russo in Italia, Aleksej Paramonov. «È arrivato alla fine. Salvini ha fatto l’incontro con le aziende, sul finale è arrivato anche l’ambasciatore, ha fatto un saluto ed è finito tutto», specificano dal suo entourage. Di sicuro a Giorgia Meloni l’iniziativa del suo vicepresidente è andata parecchio di traverso.
Anche perché il leader della Lega ha dato poi un’intervista alla Tass e alla tv di Stato russa Rossija 1, ricevendo il plauso dello stesso Paramonov e la risposta, interlocutoria, del Cremlino. Nel giro di 48 ore, è la sostanza, Salvini ha riaperto il dossier russo del nostro Paese tornando a spingere per una normalizzazione dei rapporti economici con Mosca, a partire dal gas. Senza consultare Meloni. Una mossa che guarda agli equilibri internazionali, ma anche alla concorrenza che si è aperta alla destra della Lega e che sta scombinando tut…
All’incontro di Matteo Salvini con gli imprenditori italiani che operano in Russia, due giorni fa a Milano, c’era anche l’ambasciatore russo in Italia, Aleksej Paramonov. «È arrivato alla fine. Salvini ha fatto l’incontro con le aziende, sul finale è arrivato anche l’ambasciatore, ha fatto un saluto ed è finito tutto», specificano dal suo entourage. Di sicuro a Giorgia Meloni l’iniziativa del suo vicepresidente è andata parecchio di traverso.
Anche perché il leader della Lega ha dato poi un’intervista alla Tass e alla tv di Stato russa Rossija 1, ricevendo il plauso dello stesso Paramonov e la risposta, interlocutoria, del Cremlino. Nel giro di 48 ore, è la sostanza, Salvini ha riaperto il dossier russo del nostro Paese tornando a spingere per una normalizzazione dei rapporti economici con Mosca, a partire dal gas. Senza consultare Meloni. Una mossa che guarda agli equilibri internazionali, ma anche alla concorrenza che si è aperta alla destra della Lega e che sta scombinando tutta la coalizione.
Parlando con le aziende, Salvini ha promesso di tutelare imprese e posti di lavoro, si è opposto all’ipotesi di bloccare i visti turistici ai cittadini russi e ha auspicato una rapida conclusione della guerra. Nell’intervista alla Tass ha sostenuto che l’Italia potrà «assolutamente» tornare ad acquistare gas da Mosca dopo la fine del conflitto e che interrompere definitivamente i rapporti sarebbe «stupido, insensato e dannoso». La soluzione alla guerra, ha aggiunto, va cercata «non inviando armi, ma aiutando il processo negoziale». Anche l’Italia, secondo Salvini, potrebbe svolgere nei prossimi mesi un ruolo nella mediazione tra Russia e Ucraina. Parole rilanciate diffusamente dai media russi — del resto, Salvini ha scelto di parlare a due organi centrali dell’informazione russa e le sue parole lì vengono presentate come la posizione di un importante esponente del governo del nostro Paese — e subito raccolte da Paramonov.
Per il diplomatico, l’incontro milanese testimonia «l’incipit di un ritorno dell’establishment italiano al realismo, al pragmatismo e al buon senso». Come dire, il segnale di una possibile inversione di rotta italiana. L’ambasciatore sostiene che una parte sempre più ampia dell’opinione pubblica occidentale si stia domandando quanto la linea di rigore dei governi europei contro le azioni di Mosca corrisponda agli interessi nazionali. Paramonov accusa la Ue di avere dichiarato alla Russia una «guerra ibrida» e il governo italiano di aver mantenuto fino a poco tempo fa una «rigida linea prescrittiva», impedendo di fatto un dibattito aperto sui costi della rottura con Mosca. Dal Cremlino è arrivata anche una risposta da parte del portavoce Dmitry Peskov, il quale ha spiegato che la Russia potrà tornare a esportare gas verso l’Europa occidentale soltanto se le forniture saranno convenienti per Mosca e se resteranno volumi disponibili. Una parte consistente del gas è stata infatti dirottata verso mercati alternativi. «È una questione commerciale», ha tagliato corto: se le due condizioni saranno soddisfatte, se ne potrà discutere.
Sul piano della geopolitica, il Carroccio patisce la concorrenza di Futuro nazionale. Il movimento di Roberto Vannacci propone apertamente di togliere le sanzioni alla Russia e tornare al gas di Mosca. Incarnando un sentire ben presente nell’elettorato (ex?) leghista.