NEW YORK – Mosca gli oppositori del presidente russo Vladimir Putin possono cadere da una finestra. A Washington, secondo le accuse dell’Fbi, possono essere pedinati, fotografati e affidati alle mani di un sicario per 40 mila dollari. Cambia il paesaggio, ma non la sostanza: le finestre sono rimaste a Mosca, mentre il «sistema» ha varcato i confini russi percorrendo migliaia di chilometri. E per la polizia federale americana i servizi di intelligence russi stanno pianificando omicidi mirati negli Stati Uniti e nei Paesi europei che sostengono l’Ucraina.
Non è chiaro se il piano, adesso che è stato reso pubblico, sia saltato. L’atto d’accusa dell’Fbi fa parte di un documento di cinque pagine depositato presso il tribunale federale di Manhattan, da cui emerge che una rete riconducibile ai servizi di spionaggio russi avrebbe pagato persone negli Stati Uniti e in Europa perché pedinassero obiettivi destinati a sparire.
Cinque persone sono state incriminate, ma sono latitanti e probabilme…
NEW YORK – Mosca gli oppositori del presidente russo Vladimir Putin possono cadere da una finestra. A Washington, secondo le accuse dell’Fbi, possono essere pedinati, fotografati e affidati alle mani di un sicario per 40 mila dollari. Cambia il paesaggio, ma non la sostanza: le finestre sono rimaste a Mosca, mentre il «sistema» ha varcato i confini russi percorrendo migliaia di chilometri. E per la polizia federale americana i servizi di intelligence russi stanno pianificando omicidi mirati negli Stati Uniti e nei Paesi europei che sostengono l’Ucraina.
Non è chiaro se il piano, adesso che è stato reso pubblico, sia saltato. L’atto d’accusa dell’Fbi fa parte di un documento di cinque pagine depositato presso il tribunale federale di Manhattan, da cui emerge che una rete riconducibile ai servizi di spionaggio russi avrebbe pagato persone negli Stati Uniti e in Europa perché pedinassero obiettivi destinati a sparire.
Cinque persone sono state incriminate, ma sono latitanti e probabilmente non si trovano più negli Usa. Se arrestati e condannati, rischiano vent’anni di carcere. Tra loro figurano tre esponenti di alto rango dei servizi segreti russi: Yuri Khrameev, 63 anni, ex colonnello dell’intelligence; il figlio Kirill, 27 anni, ufficiale del Servizio federale di sicurezza russa; e Oemis Romagoza Durruthy, 35 anni, cubano, descritto come «figura di rilievo della diaspora cubana in Russia». Gli altri due sono Yaidel Delgado Suarez, 35 anni, detto “Il Vichingo”, anche lui cubano, e Angel Eduardo Castro, 22 anni, venezuelano. Entrambi vivono in Russia.
Il sistema descritto nell’atto d’accusa del dipartimento di Giustizia appare più inquietante perché è meno cinematografico. Non ci sono agenti segreti che attraversano Washington con una pistola, ma persone comuni, insospettabili, assoldate per compiti una volta assegnati a professionisti dello spionaggio. Khrameev avrebbe offerto 25 mila dollari a un cittadino americano per uccidere un bersaglio in Lituania, «accoltellandolo o dandogli fuoco alla casa». In un caso, il “Vichingo” e Castro avevano ingaggiato un venezuelano residente a Brooklyn per raccogliere informazioni su un dissidente russo che viveva a Washington, pagando tra i mille e i 1.500 dollari. Il “contatto” aveva fornito immagini fotografiche e video, ma quando gli erano stati offerti altri 40 mila dollari per eliminare il dissidente o trovare qualcuno disposto a farlo, l’uomo - citato nel documento come “U.S. Resident-1” - si è rifiutato. A quel punto la rete russa ha cercato altri esecutori.
Secondo il dipartimento di Giustizia, le persone reclutate erano state contattate anche per compiere atti terroristici contro infrastrutture civili e militari in Paesi europei considerati vicini all’Ucraina. Tra questi, viene citato un attacco a Praga nel giugno 2024, in cui un colombiano aveva dato fuoco a un deposito di autobus. Arrestato, era stato accusato di aver agito per conto di entità russe.
Se in precedenza la rete si era concentrata su dissidenti e disertori russi, con l’inizio della guerra all’Ucraina ha cambiato obiettivo, scegliendo come bersagli Paesi considerati alleati di Kiev. James Barnacle, responsabile dell’ufficio Fbi di New York, ha spiegato che l’agenzia federale ha fatto saltare i piani «grazie a un lavoro incessante», mentre membri dei servizi di intelligence russi e loro affiliati «cospiravano per intimidire, minacciare o uccidere persone sul territorio americano e in tutto il mondo». Darren Cox, dell’Fbi di Washington, ha detto che, quando la minaccia è stata individuata per la prima volta, l’intelligence «si è mossa rapidamente per sventare il complotto e chiamare il governo russo a rispondere delle proprie azioni».
Il Cremlino per il momento ha scelto la via del silenzio. «Finché non avremo sentito o visto prove in qualche modo convincenti, non riteniamo necessario commentare queste notizie», ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov.