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Il referendum di Putin sulla guerra in Ucraina con i dissidenti in cella

(reuters)

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Cresce il malcontento, ma a Vladimir non basta vincere in solitaria: gli serve una alta affluenza per legittimare le prossime mosse belliche
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La vittoria richiede tempo, pazienza e ponderatezza». «La sconfitta del nemico è compito dell’intero collettivo». Sono gli slogan di uno spot elettorale in cui condottieri russi del passato, animati con l’intelligenza artificiale, promuovono le elezioni alla Duma di Stato che si terranno questo fine settimana. Il consenso intorno alla guerra è infatti il tema centrale delle prime elezioni alla camera bassa del Parlamento dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina. Di conseguenza, si tratta anche di un referendum sulla legittimità del regime, ormai totalmente identificato con quella che il Cremlino descrive come una «guerra esistenziale» contro l’Occidente collettivo. Legittimità che apparirà confermata nel caso in cui Russia Unita, «il partito di Putin», attualmente in controllo di 310 dei 450 seggi, mantenga la maggioranza in Parlamento che detiene ormai da ventitré anni: un esito ritenuto scontato, dato il controllo del Cremlino sul sistema politico russo.

Le elezioni, che si terranno …

La vittoria richiede tempo, pazienza e ponderatezza». «La sconfitta del nemico è compito dell’intero collettivo». Sono gli slogan di uno spot elettorale in cui condottieri russi del passato, animati con l’intelligenza artificiale, promuovono le elezioni alla Duma di Stato che si terranno questo fine settimana. Il consenso intorno alla guerra è infatti il tema centrale delle prime elezioni alla camera bassa del Parlamento dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina. Di conseguenza, si tratta anche di un referendum sulla legittimità del regime, ormai totalmente identificato con quella che il Cremlino descrive come una «guerra esistenziale» contro l’Occidente collettivo. Legittimità che apparirà confermata nel caso in cui Russia Unita, «il partito di Putin», attualmente in controllo di 310 dei 450 seggi, mantenga la maggioranza in Parlamento che detiene ormai da ventitré anni: un esito ritenuto scontato, dato il controllo del Cremlino sul sistema politico russo.

Le elezioni, che si terranno il 18, 19 e 20 settembre, si svolgeranno tuttavia in un contesto difficile per il regime, segnato dalla crescente stanchezza per la guerra in Ucraina, evidente dai sondaggi, dall’intensificarsi dei raid ucraini, che negli ultimi mesi hanno reso il conflitto più vicino a un numero crescente di russi, e dal timore di una nuova mobilitazione imminente. Un malcontento che però non ha modo di esprimersi, data l’eliminazione di ogni reale opposizione: Jabloko, l’unico partito tra quelli registrati a chiedere un cessate il fuoco immediato in Ucraina, è stato escluso dalla competizione in seguito a una sentenza della Corte Suprema ad agosto. La decisione è arrivata proprio quando il partito aveva registrato un inaspettato aumento di popolarità, soprattutto tra i giovani attivi sui social. Secondo la piattaforma di indagine sociologica ExtremeScan, in uno scenario ipotetico in cui gli fosse concesso di partecipare, Jabloko arriverebbe al secondo posto dopo Russia Unita: un risultato che contraddirebbe l’immagine monolitica di una società russa schierata compatta a favore di Putin e dell’invasione.

Gli altri principali partiti — il Partito Comunista, il Partito Liberal-Democratico (Ldpr), Russia Giusta e Nuova Gente — per quanto critichino il governo su problemi come l’aumento dei prezzi, la corruzione e il welfare, sostengono la linea del Cremlino in Ucraina: ovvero continuare l’offensiva fino a quando gli obiettivi dell’«operazione militare speciale» non saranno raggiunti. Come fa notare la giornalista Farida Rustamova, molto addentro alle dinamiche politiche del Cremlino, consolidare il consenso tramite le elezioni permette a Putin di avere le mani libere in vista delle sue prossime mosse. «Putin vuole essere sicuro di poter scegliere l’escalation in Ucraina oppure firmare un accordo di pace con Kiev senza incontrare una significativa opposizione politica», ha scritto su X.

Ora privato di rappresentanza, il voto contro la guerra potrà esprimersi soltanto in maniera indiretta. Gli oppositori in esilio Yulia Navalnaya e Maksim Katz hanno esortato i russi a votare per qualsiasi partito tranne Russia Unita, mentre il leader di Yabloko, Nikolai Rybakov, ha chiesto ai sostenitori di rendere «nulle» le schede elettorali in segno di protesta. L’assenza di una reale competizione si manifesta nell’apatia e nello scarso interesse che circondano la campagna elettorale: in video diventati virali, presentatori televisivi annunciano la cancellazione dei dibattiti perché i partecipanti non si sono presentati. Per evitare che questa apatia si traduca in una bassa affluenza alle urne, il Cremlino potrà ricorrere, come di consueto, alla «risorsa amministrativa», ovvero alla pressione sugli impiegati del settore pubblico e delle grandi imprese affinché prendano parte alla votazione.

Nel discorso alla nazione di ieri, Putin ha esortato i cittadini a «esercitare il loro diritto costituzionale», dimostrando l’unità del Paese contro i nemici esterni che tentano di «dividerci e intimidirci». «Con il vostro voto e la vostra volontà dimostrerete che dietro i nostri soldati ci sono milioni di persone».

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