✕

Kubilius: “A guerra ibrida, risposta ibrida. Difficile in Europa tornare a sognare la pace”

Ascolta l'audio

Il commissario Ue per la Difesa: “Non ci sarà mai un momento in cui saremo pronti a difenderci da soli: dovremo adattarci”
2 minuti di lettura

STRASBURGO – Il Consiglio Europeo di sicurezza annunciato dalla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen «non è in concorrenza con la Nato», anzi può essere considerato quasi il suo «pilastro europeo». E i primi passi che i Paesi Ue stanno muovendo per rafforzare le difese nazionali non vanno considerati come l’occasione perduta per costruire invece un grande progetto unitario europeo: «Costruiremo un’architettura comune, per mettere in condizione la Ue di difendersi come Europa, e non come l’insieme di 27 Paesi». Il commissario alla Difesa Andrius Kubilius ha risposto a Strasburgo alle domande di un gruppo di testate italiane, tra cui Repubblica, esaminando gli sviluppi e le prospettive del piano di riarmo europeo, anche alla luce degli annunci della presidente Ursula von der Leyen.

Avete già esaminato il piano italiano?

«Non lo conosco ancora nei dettagli, ma dal momento che la richiesta italiana è stata tra le prime ad arrivare concluderemo a breve l’esame tecnico per p…

STRASBURGO – Il Consiglio Europeo di sicurezza annunciato dalla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen «non è in concorrenza con la Nato», anzi può essere considerato quasi il suo «pilastro europeo». E i primi passi che i Paesi Ue stanno muovendo per rafforzare le difese nazionali non vanno considerati come l’occasione perduta per costruire invece un grande progetto unitario europeo: «Costruiremo un’architettura comune, per mettere in condizione la Ue di difendersi come Europa, e non come l’insieme di 27 Paesi». Il commissario alla Difesa Andrius Kubilius ha risposto a Strasburgo alle domande di un gruppo di testate italiane, tra cui Repubblica, esaminando gli sviluppi e le prospettive del piano di riarmo europeo, anche alla luce degli annunci della presidente Ursula von der Leyen.

Avete già esaminato il piano italiano?

«Non lo conosco ancora nei dettagli, ma dal momento che la richiesta italiana è stata tra le prime ad arrivare concluderemo a breve l’esame tecnico per poi arrivare all’approvazione».

Perché passare per 27 strutture di difesa nazionali, e non costruirne una europea?

«Secondo le stime di alcuni analisti tedeschi esperti del settore la costruzione di una difesa unitaria sarebbe costata 500 miliardi di euro. Ma il bilancio europeo può contare solo su risorse che valgono tra l’1 e l’1,5% del Pil Ue. Io posso anche essere d’accordo sul fatto che quell’altra sarebbe stata la strada migliore, ma l’Unione Europea è fatta così, dobbiamo fare i conti con la realtà».

Quali sono i primi traguardi a cui puntiamo?

«Stiamo partendo dallo sviluppo di progetti di difesa paneuropei, i cosiddetti progetti di difesa europei di interesse comune. Ne abbiamo cinque, tra i quali uno scudo di difesa spaziale, uno di difesa marittima e uno di difesa contro i droni. Abbiamo poi lanciato il programma Safe, per un totale di 150 miliardi, offrendo agli Stati membri prestiti vantaggiosi. Progetti che ci permettono, in modo molto concreto, di iniziare a

costruire un sistema europeo».

Tra quanto saremo davvero pronti a difenderci da soli?

«Non ci sarà mai un momento in cui lo saremo in via definitiva, perché dovremo sempre essere in grado di adattarci a quello che succede. Adesso in particolare dobbiamo tenere conto degli sviluppi della situazione in Ucraina e della crescente aggressività della Russia».

E infatti si moltiplicano gli attacchi ibridi contro l’Europa.

«Se ci troviamo ad affrontare una guerra ibrida, risponderemo con una difesa ibrida europea forte e unita».

In questa Plenaria la difesa è stata al centro di diverse decisioni assunte dal Parlamento.

«Proprio questo pomeriggio il Parlamento ha votato il disegno di legge omnibus sulla verifica della difesa, un primo grande passo per aiutare le nostre industrie ad aumentare la produzione».

Come sta cambiando, e cambierà, il rapporto con la Nato?

«La difesa europea non è in competizione con la Nato. La Nato prepara piani di difesa, noi possiamo anche implementare soluzioni industriali, aiutare i nostri Stati membri ad adottare soluzioni strategiche, canalizzare le risorse. E comunque anche la Nato è in grande trasformazione».

Quanto è alto il rischio che l’Europa possa essere coinvolta direttamente in una guerra?

«Non siamo in guerra adesso, ma neanche in pace. Erano proprio i romani a dire “Si vis pacem para bellum”: bisogna tenersi pronti. Quel che è certo è che non torneremo mai più alla situazione della fine della guerra fredda, nel 1990, quando gli europei facevano sogni di pace e gli americani si facevano carico della nostra sicurezza».

Leggi i commenti