Ci provarono i romani a conquistare l’Arabia Felix, gli egiziani, gli ottomani, i britannici, americani e sovietici. Come per l’Afghanistan, fallirono, guadagnando allo Yemen la stessa fama di “tomba degli imperi”. A Riad è una storia che si conosce bene. Uscito vittorioso dall’operazione Desert Storm e dalla liberazione del Kuwait, nel 2009 il principe saudita Khalid bin Sultan fu costretto a una ritirata umiliante proprio dallo Yemen, che gli valse onori e credibilità. Per Mohammed bin Salman la posta in gioco è altrettanto alta.
Nel 2017, in una corte dominata da 70enni, Mbs riuscì a sbaragliare tutti gli avversari, cambiando in una notte l’equilibrio di potere nella casa reale. L’anno successivo, l’omicidio del dissidente Khashoggi sembrò arrestare la sua scalata: la Cia dirà che era stato lui a ordinarlo. Nel 2020 Joe Biden si spinse a definire l’Arabia Saudita uno Stato paria, salvo poi tornare a stringergli la mano qualche anno dopo. Mbs seppe risalire la china. Il suo piano V…
Ci provarono i romani a conquistare l’Arabia Felix, gli egiziani, gli ottomani, i britannici, americani e sovietici. Come per l’Afghanistan, fallirono, guadagnando allo Yemen la stessa fama di “tomba degli imperi”. A Riad è una storia che si conosce bene. Uscito vittorioso dall’operazione Desert Storm e dalla liberazione del Kuwait, nel 2009 il principe saudita Khalid bin Sultan fu costretto a una ritirata umiliante proprio dallo Yemen, che gli valse onori e credibilità. Per Mohammed bin Salman la posta in gioco è altrettanto alta.
Nel 2017, in una corte dominata da 70enni, Mbs riuscì a sbaragliare tutti gli avversari, cambiando in una notte l’equilibrio di potere nella casa reale. L’anno successivo, l’omicidio del dissidente Khashoggi sembrò arrestare la sua scalata: la Cia dirà che era stato lui a ordinarlo. Nel 2020 Joe Biden si spinse a definire l’Arabia Saudita uno Stato paria, salvo poi tornare a stringergli la mano qualche anno dopo. Mbs seppe risalire la china. Il suo piano Vision 2030 raccontò al mondo una svolta avveniristica e fascinosa, offuscando il ricordo del dissidente fatto a pezzi con una motosega, mentre il principe comprava influenza col petrolio.
I progetti di visionarie città future, le moderate ma progressive aperture sui costumi, l’impegno per diversificare l’economia del regno sganciandola dalla dipendenza solo dal petrolio, gli avevano guadagnato la fame di leader capace di stabilità e sviluppo in una regione attraversata da conflitti, tensioni etniche e religiose. Negli ultimi due anni, il principe ha dovuto ridimensionare i mega-progetti edilizi. E ora deve fare i conti con il fallimento della strategia politica e militare in Yemen.
Dopo una guerra quasi decennale contro gli Houthi yemeniti, finita con una tregua fragile nel 2022, Mbs ha davanti a sé solo cattive opzioni.
I partigiani di Dio hanno conquistato con un’offensiva lampo la costa occidentale dello Yemen, stringendo il controllo sullo strategico stretto di Bab el Mandeb e imponendo il blocco in mare alle navi di Riad. Gli impianti petroliferi che la monarchia sunnita aveva usato per aggirare il blocco di Hormuz, vengono presi di mira dai droni. Il conflitto che si riaccende mette a nudo i fallimenti dell’intelligence di Riad, il collasso delle forze yemenite che aveva sostenuto e i limiti della protezione statunitense.
Mbs ha chiesto aiuto a Trump, invocando un intervento americano, ma dalla Casa Bianca sono arrivati finora solo no. Si è rivolto all’Egitto, e anche dal Cairo più che attestati di solidarietà non ha ottenuto. La Cina, grande acquirente del petrolio saudita, se ne sta in disparte. Né gli Stati Uniti né i Paesi europei sono disposti a offrire un supporto militare diretto e tergiversano anche sulla coalizione marittima chiesta dal principe di Riad per proteggere il Mar Rosso.
Mbs è solo col suo dilemma: accettare le richieste degli Houthi – fine dell’assedio all’aeroporto di Sanaa e delle restrizioni al porto di Hodeidah e risarcimenti di guerra – significherebbe capitolare sotto la pressione militare. Riprendere la guerra metterebbe a rischio ulteriormente le risorse energetiche della monarchia, senza garanzie di un successo sul terreno. Anche il tentativo mediato dalla Cina di ristabilire i rapporti diplomatici con l’arcinemico, la Repubblica islamica dell’Iran, si è frantumato con la guerra americana all’Iran. «Se non si infliggono agli Houthi danni sufficienti, si finisce per diventarne ostaggi», dice l’ex negoziatore statunitense Dennis Ross.
Per il giovane Mbs è il momento più difficile della sua corsa verso il trono, dovrà dimostrare di saper mantenere legittimità e leadership, riuscendo a non rimanere ostaggio nei due Stretti.