Il ministro britannico Wood: “Non siamo spettatori del futuro dell’Europa. Ne facciamo parte”
di Stewart WoodStewart Wood è il nuovo ministro per l’Europa del governo britannico
In tutta Europa, la stabilità sta lasciando il posto a un’epoca più dura. La guerra è tornata nel nostro continente. La sicurezza economica non può più essere separata dalla sicurezza nazionale. Le regole, le alleanze e le istituzioni che hanno contribuito a mantenere stabile l’Europa per decenni sono sotto pressione da parte di coloro che preferiscono la coercizione alla cooperazione.
In questo mondo, il messaggio del Regno Unito all’Europa è chiaro: non siamo spettatori del futuro dell’Europa. Ne facciamo parte.
Sfide e valori condivisi
Il mio nuovo incarico di Ministro per l’Europa nasce da una convinzione semplice. La sicurezza, la prosperità e l’influenza della Gran Bretagna sono strettamente legate a quelle dei nostri vicini europei. La sola geografia rende questo un dato di fatto. Ma lo sono anche i nos…
Stewart Wood è il nuovo ministro per l’Europa del governo britannico
In tutta Europa, la stabilità sta lasciando il posto a un’epoca più dura. La guerra è tornata nel nostro continente. La sicurezza economica non può più essere separata dalla sicurezza nazionale. Le regole, le alleanze e le istituzioni che hanno contribuito a mantenere stabile l’Europa per decenni sono sotto pressione da parte di coloro che preferiscono la coercizione alla cooperazione.
In questo mondo, il messaggio del Regno Unito all’Europa è chiaro: non siamo spettatori del futuro dell’Europa. Ne facciamo parte.
Sfide e valori condivisi
Il mio nuovo incarico di Ministro per l’Europa nasce da una convinzione semplice. La sicurezza, la prosperità e l’influenza della Gran Bretagna sono strettamente legate a quelle dei nostri vicini europei. La sola geografia rende questo un dato di fatto. Ma lo sono anche i nostri valori democratici condivisi, le nostre economie aperte, il nostro comune interesse a difendere il diritto internazionale e la nostra responsabilità collettiva di sostenere l’Ucraina per tutto il tempo necessario.
Negli ultimi anni il Regno Unito ha compiuto scelte che hanno modificato il suo rapporto con l’Unione europea. Ma a dieci anni dal referendum sulla Brexit, non è cambiato soltanto il mondo: è cambiato anche l’approccio della Gran Bretagna nei confronti dell’Europa. L’attacco russo all’Ucraina ha reso evidente, sia a chi sosteneva la Brexit sia a chi vi si opponeva, che una cooperazione più stretta con gli alleati di tutto il continente europeo non è soltanto auspicabile, ma indispensabile.
La conferma dei sondaggi
La Gran Bretagna può essere al di fuori dell’Ue, ma nel Regno Unito è forte e in crescita la volontà di collaborare in partenariato con l’Ue, bilateralmente con gli Stati membri dell’Ue e con i raggruppamenti regionali di Stati del continente europeo. Lo ha confermato il sondaggio annuale del British Foreign Policy Group del 2026 sulle opinioni dell’opinione pubblica britannica in materia di affari internazionali: il 78% vuole una maggiore cooperazione con l’Ue nel campo della difesa e della sicurezza, il 76% desidera una maggiore cooperazione per contrastare la migrazione irregolare, il 70% vuole ridurre gli ostacoli al commercio e il 69% sostiene la collaborazione congiunta nella ricerca. Il sondaggio conferma inoltre che anche coloro che hanno votato per lasciare l’Ue sostengono in modo largamente maggioritario queste aree di cooperazione.
In breve, la Brexit non ha cambiato il fatto fondamentale che la Gran Bretagna è parte integrante dell’Europa, né il fatto che i nostri interessi nazionali richiedano una stretta cooperazione, forse oggi più che mai.
Un nuovo partenariato
Continuiamo ad avere un interesse profondo nella stabilità del continente, nella resilienza delle sue democrazie e nel successo delle sue economie. Il nostro compito ora è costruire un partenariato con l’Europa più concreto, maturo e orientato al futuro, come ho potuto constatare personalmente quando ho accompagnato il Ministro degli Esteri nelle sue prime visite a Parigi e Madrid nel suo nuovo incarico.
Questo partenariato deve partire dalla sicurezza. Dall’estremo Nord fino al Mar Nero, dai Balcani occidentali al fianco orientale della Nato, la Gran Bretagna dispone di capacità significative: una vasta rete diplomatica, competenze nel campo dell’intelligence, capacità di resilienza alle minacce ibride e forza militare. Ma sappiamo anche che l’influenza non si misura soltanto in termini di risorse e capacità. Si misura nella possibilità di fare affidamento sui Paesi. L’Europa deve sapere che il Regno Unito intende essere un partner affidabile. Queste sfide non rispettano i confini e richiedono una risposta europea più coordinata e integrata.
Insieme per la crescita
Deve essere anche un partenariato per la crescita. I Paesi europei si trovano ad affrontare le stesse questioni economiche: come rendere le catene di approvvigionamento più resilienti, come competere nei settori industriali del futuro, come gestire in modo equo la transizione verde e come proteggere i mercati aperti dalle pressioni sleali. Nessun Paese può affrontare queste sfide da solo. I punti di forza della Gran Bretagna nei settori della finanza, della scienza, della tecnologia, dell’energia pulita, dell’istruzione superiore e delle industrie creative sono anche risorse per l’Europa. Quanto più colleghiamo le nostre imprese leader ai nostri partner europei, tanto più forti diventiamo tutti.
Ci saranno, naturalmente, delle differenze tra il Regno Unito e i suoi partner europei. Le relazioni serie non fingono che sia altrimenti. Ma una politica matura consiste nel trasformare gli interessi condivisi in un’azione comune nonostante tali differenze.
Per la Gran Bretagna non si tratta di guardare indietro. Si tratta di riconoscere il mondo per quello che è.
Un’epoca più pericolosa e competitiva richiede che le democrazie europee lavorino più strettamente insieme: per assumersi una quota maggiore della responsabilità della sicurezza della nostra regione; per contrastare le bande di trafficanti di esseri umani che portano avanti il loro vile commercio in lungo e in largo per il nostro continente; e per costruire economie resilienti e preparate al futuro.
Il Regno Unito è determinato a fare la propria parte, insieme all’Europa.
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