NEW YORK – Infiltrazioni alle caviglie, suole che si staccavano e scarponi che finivano per sfregare contro i tendini. Le forze militari più famose al mondo sono andate a un addestramento Nato in condizioni da Paese del terzo mondo. È successo ai Marines americani impegnati nei preparativi per “Cold Response 2026”, la grande esercitazione della Nato in Norvegia, dove alcuni militari hanno dovuto lasciare il campo per procurarsi scarponi più resistenti.
Al freddo e al gelo
Il problema è emerso a febbraio, durante l'addestramento nell'estremo nord della Norvegia, tra la neve e il ghiaccio. I Marines avevano utilizzato gli “Intense Cold Weather Boots”, scarponi progettati per operare in condizioni di freddo intenso e prodotti dall'azienda americana Belleville Boot Co. Secondo un funzionario del Pentagono e documenti militari visionati da Newsweek, alcuni degli scarponi, anche quasi nuovi, hanno cominciato a deteriorarsi in fretta.
In alcuni casi le suole si sono staccate dalla tomai…
NEW YORK – Infiltrazioni alle caviglie, suole che si staccavano e scarponi che finivano per sfregare contro i tendini. Le forze militari più famose al mondo sono andate a un addestramento Nato in condizioni da Paese del terzo mondo. È successo ai Marines americani impegnati nei preparativi per “Cold Response 2026”, la grande esercitazione della Nato in Norvegia, dove alcuni militari hanno dovuto lasciare il campo per procurarsi scarponi più resistenti.
Al freddo e al gelo
Il problema è emerso a febbraio, durante l'addestramento nell'estremo nord della Norvegia, tra la neve e il ghiaccio. I Marines avevano utilizzato gli “Intense Cold Weather Boots”, scarponi progettati per operare in condizioni di freddo intenso e prodotti dall'azienda americana Belleville Boot Co. Secondo un funzionario del Pentagono e documenti militari visionati da Newsweek, alcuni degli scarponi, anche quasi nuovi, hanno cominciato a deteriorarsi in fretta.
In alcuni casi le suole si sono staccate dalla tomaia; in altri il rivestimento interno del tallone si è consumato rapidamente o gli occhielli dei lacci si sono allentati. Le infiltrazioni d'acqua rappresentano un problema molto serio in un ambiente artico, dove l'equipaggiamento può diventare una questione di sicurezza personale. All'esercitazione hanno partecipato oltre 25 mila militari in Norvegia e più di 7 mila in Finlandia. Il contingente americano comprendeva tremila Marines, arrivati dalla base di Camp Lejeune, in North Carolina.
Per sostituire gli scarponi difettosi, i militari americani hanno utilizzato un meccanismo previsto dagli accordi con il Paese ospitante e hanno acquistato calzature disponibili nella zona. Tra queste gli M77 prodotti dalla norvegese Alfa, un modello sviluppato dall'azienda insieme all'esercito norvegese.
Un problema emerso non solo in Norvegia
Il problema non si è però fermato alla Norvegia. Una volta rientrati negli Stati Uniti, i Marines hanno controllato le scorte di scarponi nei magazzini di Camp Lejeune. Ad aprile sono state esaminate 2.642 paia: 183 presentavano difetti, pari al 6,93 per cento. Una successiva verifica effettuata a luglio avrebbe rilevato una percentuale ancora maggiore.
I controlli hanno riguardato anche altre basi dei Marines, nelle Hawaii e a Okinawa, in Giappone. Non è ancora chiaro quanti scarponi siano stati trovati in condizioni non ottimali. La vicenda ha riaperto il dibattito sulle regole che impongono al Pentagono, salvo eccezioni, di acquistare scarponi militari con fondi federali soltanto se prodotti negli Stati Uniti. La normativa, pensata per sostenere l'industria americana, è al centro di nuove iniziative al Congresso.
La replica dei Marines
Il Corpo dei Marines ha contestato la ricostruzione della storia fatta da Newsweek. In particolare, nega che una nave di rifornimento americana sia stata fatta deviare verso la Norvegia per portare nuovi scarponi. Conferma invece che i comandanti e i responsabili della logistica hanno utilizzato i normali canali di approvvigionamento con il Paese ospitante per garantire ai militari l'equipaggiamento necessario: cioè sono andati direttamente negli store o negli stabilimenti per rifornirsi.