BERLINO – Quando cadde il Muro alcuni artisti occuparono in Sassonia una vecchia fabbrica tessile, la Spinnerei, e crearono uno dei movimenti pittorici più importanti degli ultimi decenni, la Nuova scuola di Lipsia. Jan Bauer veniva da quella fucina straordinaria, ma nel 2000 si trasferì a Berlino. «All’epoca abitai per un po’ a Rigaer Strasse, una strada famosa per le case occupate - e per le squadre speciali che ogni tanto facevano irruzione anche nel nostro palazzo», ridacchia. Abbiamo raggiunto Bauer al telefono: oggi vive in Baviera. Come migliaia di artisti, è stato costretto dal vertiginoso aumento dei prezzi delle case a trasferirsi prima dal centro di Berlino alla periferia, a Hohenschönhausen, poi a lasciare del tutto la capitale, dieci anni fa. «Dopo Rigaer Strasse andai a Kreuzberg ma mi raddoppiarono da un giorno all’altro l’affitto: da 5 a 10 euro al metro quadro, e finii in periferia. Insomma, 25 anni fa uno arrivava a Berlino e tutto sembrava possibile. Bastavano pochi…
BERLINO – Quando cadde il Muro alcuni artisti occuparono in Sassonia una vecchia fabbrica tessile, la Spinnerei, e crearono uno dei movimenti pittorici più importanti degli ultimi decenni, la Nuova scuola di Lipsia. Jan Bauer veniva da quella fucina straordinaria, ma nel 2000 si trasferì a Berlino. «All’epoca abitai per un po’ a Rigaer Strasse, una strada famosa per le case occupate - e per le squadre speciali che ogni tanto facevano irruzione anche nel nostro palazzo», ridacchia. Abbiamo raggiunto Bauer al telefono: oggi vive in Baviera. Come migliaia di artisti, è stato costretto dal vertiginoso aumento dei prezzi delle case a trasferirsi prima dal centro di Berlino alla periferia, a Hohenschönhausen, poi a lasciare del tutto la capitale, dieci anni fa. «Dopo Rigaer Strasse andai a Kreuzberg ma mi raddoppiarono da un giorno all’altro l’affitto: da 5 a 10 euro al metro quadro, e finii in periferia. Insomma, 25 anni fa uno arrivava a Berlino e tutto sembrava possibile. Bastavano pochi soldi per vivere, c’era un’atmosfera pazzesca, i creativi venivano da tutto il mondo. Ora è tutto molto diverso». Bauer espone ancora a Berlino: attualmente c’è una sua mostra curata dalla gallerista Chiara Marzi all’Urban Nation Project Space. Ma tornare a vivere nella capitale, per lui, «è escluso».
L’emergenza abitativa è talmente gigantesca da essere diventata il punto principale dei programmi elettorali di tutti i partiti che si presentano oggi alle urne per il rinnovo del parlamento di Berlino (fa land a sé). A Friedrichshain, nella vecchia Berlino Est, abbiamo appuntamento con un candidato della Linke, Damiano Valgolio. Lo intercettiamo mentre fa volantinaggio davanti a un supermercato Edeka. Il suo è il partito con la proposta più radicale: la Linke vuole espropriare le multinazionali dell’immobiliare di oltre 200mila appartamenti per riaffittarli a prezzi decenti. “Berlino abbordabile” è lo slogan principale del partito di sinistra che con la spitzenkandidatin di origine turca, Elif Eralp, è arrivato in cima ai sondaggi con il 21% - un punto sopra il partito del sindaco uscente della Cdu, Kai Wegner. «La maggioranza dei berlinesi vuole la statalizzazione dei condomini che sono in mano alle multinazionali», afferma Valgolio. «La gente non riesce più a pagarsi la casa. La statalizzazione è prevista dalla Costituzione - e noi non facciamo altro che applicarla».
Nel 2021 la maggioranza dei berlinesi votò a favore di un referendum che proponeva l’esproprio delle multinazionali del mattone. Ma da allora non è successo niente. Anzi, tanti proprietari sono riusciti ad aggirare anche il “Mietendeckel”, il “tetto agli affitti” che avrebbe dovuto calmierare i prezzi. Secondo dati del governo tedesco, a Berlino gli affitti sono schizzati da 9,02 euro a metro quadro nel 2016 a 15,25 euro nel 2025. Un aumento del 69%. E anche il mercato delle compravendite è totalmente impazzito, come dimostrano i dati di Guthmann Estate. Nel 2012 il costo medio per comprare un appartamento a Berlino era 1.700 euro a metro quadro. Nel 2020 era già più che raddoppiato a 4.350 euro. E dall’anno del referendum, i prezzi sono ulteriormente schizzati a 5.230 euro. Nel giro di soli quattordici anni, i prezzi per le case a Berlino sono triplicati.
Un giro a Hermannstrasse, nel quartiere di Neukölln, mostra l’aberrazione cui è arrivato ormai il mercato. Sui social, sedicenti “consulenti” suggeriscono di rimpicciolire il più possibile gli appartamenti e di affittarli ammobiliati - per aggirare il “Mietendeckel”. Micha, studente russo, ha fatto entrare una troupe di Rbb nel suo loculo da 5 metri quadri in un appartamento che originariamente contava 4 stanze e ora ne ha 8. Persino lo stucco dei soffitti è stato coperto dai muri di gesso divisori. E le file per accaparrarsi anche un buco del genere, che Misha paga 600 euro al mese, sono infinite.
Il condominio è del colosso Vonovia-Deutsche Wohnen, che da solo possiede 130mila appartamenti nella capitale. Ed è il bersaglio principale della Linke. Il partito di Elif Eralp conta di formare un governo con la Spd e i Verdi, che nei sondaggi si attestano rispettivamente al 12% e al 16%. I socialdemocratici hanno già detto che respingono la proposta dell’esproprio. Ma nel partito di Eralp sono convinti che un compromesso si troverà. E che si riuscirà a mandare a casa il sindaco Cdu Kai Wegner. Fa impressione, però, che in questa Berlino arrabbiata, che ha perso ogni spensieratezza e la sua allure di “povera ma sexy” l’Afd si candidi oggi a raddoppiare i voti. È data terza, al 18%.
Peter Ruehle è un altro artista che vive da anni a Berlino. Si è rimboccato le maniche e ha restaurato una villa Jungenstil in rovina per farci il suo stupendo atelier. Non gli piacciono le “lamentele” di alcuni colleghi, ci dice. «In fondo Berlino costa ancora poco rispetto a New York o Londra». Ruehle preferisce parlare di com’è cambiata la borghesia, perché ha a che fare con la crisi che attanaglia tanti artisti. «Una volta era normale, per un borghese, comprarsi delle opere d’arte quando raggiungeva un certo status. Era qualcosa che raccontava anche Bordieu quando parlava della società parigina. Ora preferisce comprarsi una macchina di lusso o l’ultimo telefonino. Triste, no?».