«Queste elezioni confermano la polarizzazione della Germania, delineando una spaccatura che la dice lunga sulla società. L’ultradestra dell’Afd vince soprattutto nelle aree rurali, mentre la sinistra domina le città. La chiara spaccatura fra periferia e centro è l’aspetto cruciale che i partiti dovrebbero prendere in considerazione». Wolfgang Schroeder è il politologo dell’Università di Kassel, presidente del centro studi Das Progressive Zentrum di Berlino.
L’affluenza è stata particolarmente alta.
«Sì, e anche questo è un aspetto cruciale di queste elezioni: a determinare il risultato sono stati coloro che non avevano partecipato alle precedenti consultazioni elettorali. È evidente che riuscire a portare alle urne gli astensionisti significa avere un alleato dinamico e determinante. Sono loro i veri artefici del risultato».
Gli scontenti?
«Coloro che non trovano più risposte nei vecchi partiti di massa come la Cdu, i…
«Queste elezioni confermano la polarizzazione della Germania, delineando una spaccatura che la dice lunga sulla società. L’ultradestra dell’Afd vince soprattutto nelle aree rurali, mentre la sinistra domina le città. La chiara spaccatura fra periferia e centro è l’aspetto cruciale che i partiti dovrebbero prendere in considerazione». Wolfgang Schroeder è il politologo dell’Università di Kassel, presidente del centro studi Das Progressive Zentrum di Berlino.
L’affluenza è stata particolarmente alta.
«Sì, e anche questo è un aspetto cruciale di queste elezioni: a determinare il risultato sono stati coloro che non avevano partecipato alle precedenti consultazioni elettorali. È evidente che riuscire a portare alle urne gli astensionisti significa avere un alleato dinamico e determinante. Sono loro i veri artefici del risultato».
Gli scontenti?
«Coloro che non trovano più risposte nei vecchi partiti di massa come la Cdu, il partito cristiano democratico del cancelliere Merz. O nella Spd, il partito Socialdemocratico, che pure non se l’è cavata male. La pressione arriva dalle frange e questo mostra che il sistema tedesco è mobile, si sta trasformando»
«La gente non è più disposta ad accettare il vecchio modo di fare politica, organizzato attorno ai due grandi partiti e non si fida più del governo. Vuole qualcosa di nuovo. Viviamo il paradosso di avere istituzioni stabili e un sistema partitico in crisi. Il problema è che le vecchie formazioni non sanno come contrastare queste pulsioni e come costruire una strategia di riforma».
Il cancelliere Merz ha ammesso che le elezioni sono state un disastro. Ma non si è dimesso.
«No. All’interno del suo partito la ricerca di una figura che possa sostituirlo è iniziata, ma il processo è in corso, questa persona non è stata ancora trovata. E dunque ha bisogno di ritagliarsi ancora un po’ di tempo. Mi aspetto che un cambio al vertice ci sarà, ma fra qualche mese. Perché chi sostituirà Merz si troverà davanti a una crisi sfaccettata. Serve una persona dinamica e con nuove idee e prospettive. Sempre che la stabilizzazione sia possibile».
Lo è?
«In Gran Bretagna c’è stato un cambio di leadership in corso e sta funzionando. Tutto dipende dal trovare la persona giusta. Intanto, anche l’Spd, che pure ha retto, s’interroga sul leader del futuro. Insomma, entrambi i partiti hanno un serio problema di leadership».
Qualcuno avrà la tentazione di allearsi con l’Afd che raccoglie sempre più consensi?
«No, o per lo meno non vedo nulla del genere nei prossimi mesi. Ma in futuro le cose potrebbero cambiare. Dipende da come l’Afd gestirà le proprie questioni interne e dalla sua disponibilità ad accettare le mediazioni necessarie per diventare un partner di coalizione. È una questione aperta. Ma non imminente».