✕

Dalla crisi alla vittoria a Berlino: la rinascita della Linke grazie a Gaza, migranti e piano casa

(agf)

Ascolta l'audio

Il partito della neosindaca di Berlino ha fatto discutere per le posizioni sulla Striscia e ha vinto puntando sull’esproprio degli appartamenti delle multinazionali del mattone
2 minuti di lettura

BERLINO – A giugno di quest’anno la Linke ha convocato un congresso a Potsdam e ha espresso l’ambizione di diventare la nuova “sozialistische Volkspartei”, il nuovo “partito socialista di massa”. Non male per una forza politica che un anno e mezzo fa, dopo la rottura con Sahra Wagenknecht, era data per morta. E invece, dalle elezioni politiche di gennaio del 2025 il partito guidato ora dall’ex direttrice dell’edizione tedesca di Jacobin, Ines Schwerdtner e dall’architetto di origine calabrese Luigi Pantisano, non ha fatto che crescere nei sondaggi. Dall’8,8% si un anno e mezzo fa la Linke è salita all’11,4% negli ultimi sondaggi. E a Berlino il partito radicato ancora prevalentemente nelle vecchie regioni della Germania est ha fatto il suo exploit. Ma non perché la candidata di origine turca Elif Eralp sia la nuova Mamdani: analizzando i dati emerge invece che gli elettori hanno votato la Linke per i suoi contenuti, non per la sua leader. Ma procediamo con ordine.

…

BERLINO – A giugno di quest’anno la Linke ha convocato un congresso a Potsdam e ha espresso l’ambizione di diventare la nuova “sozialistische Volkspartei”, il nuovo “partito socialista di massa”. Non male per una forza politica che un anno e mezzo fa, dopo la rottura con Sahra Wagenknecht, era data per morta. E invece, dalle elezioni politiche di gennaio del 2025 il partito guidato ora dall’ex direttrice dell’edizione tedesca di Jacobin, Ines Schwerdtner e dall’architetto di origine calabrese Luigi Pantisano, non ha fatto che crescere nei sondaggi. Dall’8,8% si un anno e mezzo fa la Linke è salita all’11,4% negli ultimi sondaggi. E a Berlino il partito radicato ancora prevalentemente nelle vecchie regioni della Germania est ha fatto il suo exploit. Ma non perché la candidata di origine turca Elif Eralp sia la nuova Mamdani: analizzando i dati emerge invece che gli elettori hanno votato la Linke per i suoi contenuti, non per la sua leader. Ma procediamo con ordine.

(agf)

Il successo a Berlino e la Ostalgie

Domenica, per la prima volta nella storia, la Linke ha vinto le elezioni nella capitale con il 26% dei voti. Ed Elif Eralp ha buone possibilità di diventare la prima sindaca musulmana e di origine turca. Ma per molti tedeschi il suo è un partito che continua a mantenere un’eccessiva ambiguità verso la vecchia Ddr, anche se è un problema che riguarda soprattutto la vecchia guardia dei suoi politici come Gregor Gysi. Anche l’ex leader Heidi Reichinnek, che fu determinante per il successo alle ultime elezioni politiche, si è limitata a dire che il comunismo della vecchia Germania est “non era socialismo” nel senso in cui lo difenda la Linke, ossia democratico e pluralista.

(reuters)

Le posizioni su Gaza

Negli ultimi anni, tuttavia, il dibattito sulla presunta “Ostalgie” della sinistra tedesca è stato totalmente soppiantato da quello su Gaza, che ha creato profondissime spaccature all’interno della Linke. Anche nell’ultimo scorcio di campagna elettorale, un evento dal titolo “Arrabbiati contro il capitalismo” ha fatto enormemente discutere per l’apparizione del rapper Dahabflex, che si è esibito in un brano, “Stop the Genocide”, in cui inneggia all’Intifada e canta “morte all’Idf”, ai servizi segreti militari israeliani che si sono macchiati dei massacri a Gaza. In Germania il dibattito su Gaza è fortemente inquinato dal senso di colpa tedesco storico verso gli ebrei, la soglia di tolleranza bassissima per le manifestazioni di solidarietà verso i palestinesi. Anche se Elif Eralp ha condannato con fermezza “gli appelli alla violenza e all’uccisione di esseri umani” e ha definito l’esibizione del rapper Dahabflex “totalmente inaccettabile”, il Consiglio nazionale ebraico si è spinto nella notte elettorale a chiedere addirittura che la Spd e i Verdi non si alleino con la Linke. Ma in un sondaggio Infratest Dimap quasi la metà dei berlinesi, il 47%, pensa effettivamente che nella Linke venga concesso “troppo spazio a posizioni antisemite”.

(afp)

Gli espropri e i migranti

Veniamo dunque alle ragioni della popolarità della Linke a Berlino. Molti commentatori hanno parlato di un “effetto Mamdani” e hanno paragonato Elif Eralp al popolare sindaco di New York. Ma analizzando i dati emerge invece che - in questo voto che per la prima volta ha coinvolto i giovani dai 16 anni in su - sono stati soprattutto i temi a premiare la sinistra. Solo il 15% degli elettori della Linke ha votato il partito per Elif Eralp. Secondo Infratest Dimap il 37% dei berlinesi pensa invece che la Linke sia il partito più adatto a risolvere l’emergenza abitativa che attanaglia la città da anni. Eppure, la proposta del partito è radicale: espropriare le multinazionali del mattone e restituire centinaia di migliaia di appartamenti alla città perché li riaffitti a prezzi abbordabili.

Ancora: per il 32% dei berlinesi la Linke è la più adatta a risolvere il problema crescente delle diseguaglianze sociali. E il 20% è convinto che sia il partito con la posizione più ragionevole sull’immigrazione. La Linke è a favore dell’accoglienza, è il partito con la posizione più aperta verso i migranti: contraria ai controlli alle frontiere e ai respingimenti e al trasferimento dei richiedenti asilo i Paesi terzi. Infine, guardando alle fasce di età, è palese che sono soprattutto i giovani ad aver votato Linke a Berlino: il 43% dei 16-24enni e addirittura quasi la metà (49%) dei 25-34enni. Anche tra i 34-44enni la Linke incassa un generoso 30%.

Leggi i commenti