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Italiani e yemeniti verso la de-escalation. Ma non si smobilita

(reuters)

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Vertice a Palazzo Chigi per tutelare il ruolo dell’Italia nell’area e abbassare la tensione con gli Houthi dopo l’attacco subito nei giorni scorsi da un Eurofighter nella base saudita
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Una de-escalation con gli Houthi. L’impegno a tutelare il ruolo di cuscinetto dell’Italia in quell’area. Ma anche il tentativo di abbassare la tensione con il gruppo armato egemone nello Yemen per mettere al riparo i cargo italiani che transitano da Bab el-Mandeb, snodo strategico per l’economia e l’export del Paese. Ecco innanzitutto a cosa serve il vertice a Palazzo Chigi convocato da Alfredo Mantovano. Partecipa il ministro della Difesa Guido Crosetto, assieme ai vertici di Aise e Dis, al capo di Stato maggiore della Difesa Luciano Portolano e al sottocapo di Stato maggiore della Marina Fabio Gregori. Un incontro necessario, dopo l’attacco subito nei giorni scorsi da un Eurofighter italiano nella base saudita di Ta’if e reso noto dal ministero della Difesa. Giorni delicati, di timori per i militari dell’Aeronautica schierati in Arabia Saudita. Ma soprattutto la volontà di stilare un piano operativo per salvaguardare un asset cruciale di Roma: il canale aperto con gli Houthi, tradiz…

Una de-escalation con gli Houthi. L’impegno a tutelare il ruolo di cuscinetto dell’Italia in quell’area. Ma anche il tentativo di abbassare la tensione con il gruppo armato egemone nello Yemen per mettere al riparo i cargo italiani che transitano da Bab el-Mandeb, snodo strategico per l’economia e l’export del Paese. Ecco innanzitutto a cosa serve il vertice a Palazzo Chigi convocato da Alfredo Mantovano. Partecipa il ministro della Difesa Guido Crosetto, assieme ai vertici di Aise e Dis, al capo di Stato maggiore della Difesa Luciano Portolano e al sottocapo di Stato maggiore della Marina Fabio Gregori. Un incontro necessario, dopo l’attacco subito nei giorni scorsi da un Eurofighter italiano nella base saudita di Ta’if e reso noto dal ministero della Difesa. Giorni delicati, di timori per i militari dell’Aeronautica schierati in Arabia Saudita. Ma soprattutto la volontà di stilare un piano operativo per salvaguardare un asset cruciale di Roma: il canale aperto con gli Houthi, tradizionale e mai venuto meno.

Questa prerogativa dei servizi è una capacità riconosciuta anche da diverse altre intelligence occidentali. In alcuni casi può rappresentare moneta di scambio geopolitica. E dunque da giorni si lavora per aggiustamenti progressivi, in una sorta di riduzione reciproca del livello di scontro. Gli Houthi, dopo l’attacco del drone, hanno fatto sapere attraverso il loro portavoce che non c’era alcuna volontà di colpire un assetto italiano, sottolineando però la presenza dei caccia tricolore nelle basi saudite e domandando a quale scopo fossero schierati lì. Nelle ultime ore, secondo quanto filtra dai massimi livelli dell’esecutivo, alcuni velivoli hanno lasciato Ta’if: quanti interessa relativamente, conta il segnale di distensione. Si ragiona anche sull’eventuale parziale disimpegno dei settecento militari schierati in Arabia Saudita. Sarà comunque contenuto, per non venire meno all’impegno di un presidio nella penisola saudita assunto con la Casa Bianca. Più in generale, l’Italia fa sapere alla controparte che la postura non è aggressiva, semmai soltanto difensiva.

Il punto, però, è che de-escalation non significa smobilitazione. Per tutti gli assetti, e in particolare per quelli aerei, sono state aumentate le condizioni di sicurezza, ma la linea concordata a Palazzo Chigi è garantire la continuità delle attività operative e degli impegni internazionali, a cominciare da Inherent Resolve. Mettere al riparo uomini e mezzi, insomma, senza sbaraccare. Conta ovviamente anche la comunicazione pubblica. Crosetto dovrà calibrarla tenendo conto di questa esigenza, manifestata al tavolo dai servizi e dallo stesso Mantovano. Da qualche giorno la situazione sembra congelata. Un cargo italiano è già transitato e Palazzo Chigi spera che sia solo il primo. Il governo è pronto a rafforzare con altre navi il contributo ad Aspides, a patto che l’Ue dia una mano: con imbarcazioni concesse da altre capitali oppure con risorse. È un paletto a cui Roma tiene, anche per gestire con il Parlamento e con l’opinione pubblica un dossier così spinoso. Per la Difesa è possibile ipotizzare anche il coinvolgimento di Paesi extra Ue, come Norvegia e Regno Unito: l’obiettivo è riaprire le rotte e garantire il transito in sicurezza.

Sul tavolo finiscono anche i report sulla guerra in Ucraina, sulla richiesta Usa all’Italia di inviare i Carabinieri a Gaza, sugli scenari del voto in Israele e sulla situazione in Libano. Ma sono dossier laterali rispetto all’emergenza del Mar Rosso. Alla fine del vertice, dalla Difesa trapela una totale intesa su analisi e prossime mosse. Non partecipa Giorgia Meloni. Oggi la premier sarà a Porta a Porta, martedì prossimo missione internazionale con un bilaterale a Praga.

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