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Arabia saudita, gli aerei italiani sorvegliano l’oleodotto nel mirino degli Houthi

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Dopo la distruzione dell’Eurofighter i velivoli sono stati trasferiti in una base più sicura. E lunedì il radar volante Gulfstream Caew è tornato a operare sulle strutture energetiche del Regno
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La missione in Arabia Saudita degli aerei militari italiani prosegue. Dopo l’attacco degli Houthi che nelle prime ore di venerdì ha distrutto al suolo un caccia Eurofighter sulla pista di Taif, tutti gli altri velivoli sono stati spostati molto più a nord. Stando alle informazioni di Repubblica, ora si trovano in una base nella regione settentrionale, meno esposta alle incursioni dei miliziani fondamentalisti yemeniti alleati dell’Iran.

Lunedì lo strumento più importante della nostra spedizione, il radar volante Gulfstream Caew, è apparso sulla costa mentre dirigeva verso sud. La traccia – come segnalato anche dal sito Itamilradar - è scomparsa poco prima di Yanbu: una località strategica, perché è il terminale dell’unico oleodotto che trasferisce il greggio dal Golfo al Mar Rosso. La condotta è stata bloccata per una settimana dai raid dei droni e ha ripreso l’attività martedì. Il jet dell’Aeronautica militare accende il segnalatore di posizione solo quando incrocia le rotte del traf…

La missione in Arabia Saudita degli aerei militari italiani prosegue. Dopo l’attacco degli Houthi che nelle prime ore di venerdì ha distrutto al suolo un caccia Eurofighter sulla pista di Taif, tutti gli altri velivoli sono stati spostati molto più a nord. Stando alle informazioni di Repubblica, ora si trovano in una base nella regione settentrionale, meno esposta alle incursioni dei miliziani fondamentalisti yemeniti alleati dell’Iran.

Lunedì lo strumento più importante della nostra spedizione, il radar volante Gulfstream Caew, è apparso sulla costa mentre dirigeva verso sud. La traccia – come segnalato anche dal sito Itamilradar - è scomparsa poco prima di Yanbu: una località strategica, perché è il terminale dell’unico oleodotto che trasferisce il greggio dal Golfo al Mar Rosso. La condotta è stata bloccata per una settimana dai raid dei droni e ha ripreso l’attività martedì. Il jet dell’Aeronautica militare accende il segnalatore di posizione solo quando incrocia le rotte del traffico civile: è la prima volta che viene avvistato dal 28 agosto, quando ha raggiunto il Regno.

Il Gulfstream Caew ha un’autonomia di oltre 10 mila chilometri, che gli permette comunque di proseguire la sorveglianza della frontiera meridionale, dove sono in corso intensi combattimenti tra gli Houthi e le forze del governo yemenita sostenute dai sauditi: i caccia di Riad nei giorni scorsi hanno condotto diversi bombardamenti. Si tratta di uno del sistema più avanzato in servizio nei Paesi Nato, con un costo di circa mezzo miliardo. Il radar a scansione israeliano tiene sotto controllo cielo, terra e mare in un raggio di quasi cinquecento chilometri: le informazioni vengono analizzate in tempo reale dall’intelligenza artificiale, permettendo di individuare ogni minaccia e coordinare la risposta.

L’operazione nella Penisola Araba è entrata in azione dal 15 marzo – dopo una risoluzione approvata dal Parlamento a inizio del mese - quando i Paesi da cui provengono i rifornimenti di petrolio per l’Italia venivano bersagliati dalla ritorsione di Teheran per l’offensiva lanciata da Stati Uniti e Israele. Solo a metà giugno il generale Luciano Portolano, capo di Stato maggiore della Difesa, davanti alle Commissioni Parlamentari ha spiegato: “Con il secondo asse ci riferiamo alla fornitura di aiuti difensivi a favore dei Paesi coinvolti dagli attacchi iraniani e nello specifico Arabia Saudita, Emirati, Kuwait, Qatar, Bahrein che hanno chiesto a Paesi amici, tra cui l’Italia, supporto per accrescere le loro capacità di difesa aerea e contrasto ai droni”.

Nella stessa sede – il 1° luglio – il generale Giovanni Maria Iannucci, comandante del Covi che gestisce l’attività all’estero, ha aggiunto: “A seguito del mutato quadro securitario e delle ostilità che hanno interessato l’area, il dispositivo (quello schierato in Kuwait per l’operazione internazionale “Inherent Resolve” contro l’Isis, ndr) è stato rimodulato. Le componenti operative di supporto e sorveglianza sono state ridislocate in Arabia Saudita, Giordania e Italia. Qui svolgiamo attività di difesa aerea e missilistica integrata, ricerca, sorveglianza”.

Il contingente è composto – come si legge da luglio sul sito web del ministero della Difesa - da due task force dell’Aeronautica e dell’Esercito. La prima era composta da quattro Eurofighter, il Caew, due quadrimotori C130J e due radar. La seconda da una batteria di missili Samp-T Ng, una di cannoni antidrone Skynex, e da un apparato di contromisure elettroniche antidrone. In tutto si tratta di circa settecento militari. Non è chiaro cosa abbiano realmente fatto. Durante le ondate di missili e droni iraniani diretti contro l’Arabia Saudita un ruolo chiave è stato svolto dal Gulfstream Caew, che agiva assieme agli Eurofighter dalla base King Fahd di Taif, a ottanta chilometri dalla Mecca e a circa cinquecento dal confine yemenita.

La situazione è cambiata radicalmente dall’inizio di settembre, quando si è interrotta la tregua firmata nel 2022 e sono cominciati pesanti scontri. Dal 13 settembre gli Houthi hanno iniziato a colpire le infrastrutture energetiche e gli aeroporti del Regno, incluso quello dove si trovavano gli italiani. Come hanno specificato i miliziani sciiti, l’obiettivo non erano i nostri velivoli ma quelli di Riad, dell’identico modello. Lunedì il ministro Guido Crosetto dopo una riunione con i vertici delle forze armate e dell’intelligence ha comunicato: “Per tutti gli assetti e in particolare per quelli aerei sono state adottate misure per incrementarne le condizioni di sicurezza. In ogni caso, sarà assicurata la continuità delle attività operative nel rispetto degli impegni internazionali assunti con la partecipazione a Inherent Resolve e la tutela del nostro personale”. Ancora una volta, è stata citata la spedizione internazionale “Inherent Resolve”, impegnata dal 2014 a contrastare la rinascita dello Stato Islamico: non ha nulla a che vedere con l’Iran e i suoi alleati. E gli Stati Uniti hanno annunciato che “Inherent Resolve” si concluderà il prossimo 30 settembre, tra una settimana esatta.

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