✕

Gaza, i proiettili israeliani attraversano la “Linea Gialla” e trafiggono le vite dei civili

Ascolta l'audio

Dall’inizio del cessate il fuoco, circa 150 persone sono state uccise da colpi d’arma da fuoco provenienti dalle aree controllate dall’Idf. Con famiglie e bambini della Striscia che vivono nella paura quotidiana di essere colpiti
3 minuti di lettura

Da quando lo scorso ottobre è entrato in vigore l’accordo di cessate il fuoco, l’esercito israeliano non si è ritirato dalle aree che aveva conquistato. Carri armati e soldati sono rimasti stanziati lì, designando il perimetro come una pericolosa “Linea Gialla” che non deve essere attraversata. I civili di Gaza hanno rispettato questa restrizione per timore della propria sicurezza. Eppure, circa 150 persone hanno perso la vita al di là di questa Linea Gialla, colpite da spari diretti contro tende e abitazioni civili in aree non sottoposte al controllo militare israeliano.

Molti bambini nelle vicinanze di questa zona hanno perso la vita mentre si recavano nelle tende adibite all’istruzione o mentre si trovavano al loro interno per seguire le lezioni. Per questo i genitori vivono ormai nella costante paura di perdere i propri figli a causa dei proiettili vaganti sparati dai soldati verso le aree residenziali civili.

Rana…

Da quando lo scorso ottobre è entrato in vigore l’accordo di cessate il fuoco, l’esercito israeliano non si è ritirato dalle aree che aveva conquistato. Carri armati e soldati sono rimasti stanziati lì, designando il perimetro come una pericolosa “Linea Gialla” che non deve essere attraversata. I civili di Gaza hanno rispettato questa restrizione per timore della propria sicurezza. Eppure, circa 150 persone hanno perso la vita al di là di questa Linea Gialla, colpite da spari diretti contro tende e abitazioni civili in aree non sottoposte al controllo militare israeliano.

Molti bambini nelle vicinanze di questa zona hanno perso la vita mentre si recavano nelle tende adibite all’istruzione o mentre si trovavano al loro interno per seguire le lezioni. Per questo i genitori vivono ormai nella costante paura di perdere i propri figli a causa dei proiettili vaganti sparati dai soldati verso le aree residenziali civili.

Rana Hillis, 37 anni, di Gaza City – attualmente sfollata nell’area di Al-Mawasi, nella parte meridionale della Striscia di Gaza – racconta: «Quando sento sparare i proiettili dai carri armati, so che qualcuno nella zona verrà colpito. Spesso sono seduta nella mia tenda e sento il rumore dei proiettili vaganti che sfrecciano nell’aria, per questo porto presto i miei figli dentro la tenda. Viviamo in una struttura fatta di tessuto o teli di plastica, che non offre alcuna protezione contro gli spari che continuano giorno e notte. Non ci siamo sentiti al sicuro neanche per un momento da quando è iniziato il cessate il fuoco. Originariamente vengo dal quartiere di Shuja'iyya, nel nord, ma non sono tornata perché si trova all’interno della zona della “Linea Gialla”; ho scelto di rimanere qui per tenere al sicuro i miei figli. Eppure, gli spari quotidiani mi fanno vivere nel terrore di perderli da un momento all’altro».

Rana racconta l’episodio in cui è stata colpita una sua vicina nel campo: «Un mese fa, la mia vicina Samar era seduta davanti alla sua tenda, raccogliendo della carta per accendere il fuoco e cucinare per la sua famiglia, quando improvvisamente è crollata. Pensavamo avesse perso conoscenza per la stanchezza, ma abbiamo scoperto che un proiettile le aveva trapassato la testa: è caduta in una pozza di sangue. Potevamo sentire gli spari provenire dalla “Linea Gialla”, ma siamo rimasti sconvolti quando abbiamo scoperto che i proiettili avevano raggiunto le tende e colpito la donna. Potremmo essere seduti lì e venire improvvisamente colpiti o uccisi, questa situazione ci tiene in costante paura per la nostra vita».

L’esercito israeliano, stanziato a est del campo di Al-Bureij, nella parte centrale della Striscia di Gaza, ha aperto il fuoco contro i civili, colpendo Fidaa Totah, madre di sei figli di 31 anni, all’interno della sua tenda. È stata colpita mentre preparava i suoi figli per andare a scuola in una delle tende adibite all’istruzione del campo ed è morta sul colpo con i figli che hanno assistito alla morte della madre.

Ahmed, di 10 anni, racconta: «Sento un fuoco che mi brucia nel cuore. Ho perso mia madre in un solo istante. Lei era in piedi e preparava le nostre cose per la scuola mentre noi ci svegliavamo uno dopo l’altro. Stavo proprio per uscire dalla tenda quando l’ho vista crollare davanti a noi, sanguinando copiosamente. Abbiamo urlato tutti, implorando un’ambulanza di salvarla, ma quando è arrivata in ospedale era già morta. Ora ho perso mia madre: come farò a vivere senza di lei? Che cosa aveva fatto per meritare di essere uccisa?».

La perdita di Sabreen ha instillato paura tra gli abitanti della zona. Sentono che, nonostante si trovino al di fuori della “Linea Gialla” – una zona in cui, in teoria, non dovrebbero verificarsi incidenti così letali – rimangono vulnerabili. Ritengono che il cessate il fuoco non abbia portato alcun beneficio né alcun cambiamento concreto; al contrario, le condizioni sono diventate più pericolose. Un residente ha osservato: «Mi sembra che i soldati stiano giocando con le nostre vite usando quelle armi, come se andassero a caccia di uccelli, colpendoci uno dopo l’altro».

I proiettili vaganti raggiungono via Salah al-Din, la principale arteria che collega il nord e il sud di Gaza, percorrerla, e sopravvivere al viaggio, è una questione di fortuna. Sebbene sia il modo più semplice e veloce per spostarsi all’interno di Gaza, comporta un alto rischio di essere colpiti da spari casuali dell’esercito israeliano.

Riyad al-Sawafiri, 50 anni, racconta: «Sentiamo spari nell’aria, poi improvvisamente qualcuno urlare nelle vicinanze, solo per scoprire che è stato colpito alla mano o alla gamba. Non tutti sopravvivono a queste ferite. Vivo vicino a Salah al-Din, il che significa che la mia vita è costantemente a rischio. Soffriamo molto per questa situazione, eppure non sappiamo quando finirà. L’obiettivo è terrorizzarci e costringerci a fuggire, o cosa?».

Maryam Hussein, 27 anni, che lavora in una tenda adibita all’istruzione nell’area di Al-Mawasi, a Khan Yunis, racconta: «Stiamo cercando di sopravvivere ogni singolo giorno. Spesso compaiono dei quadricotteri e aprono il fuoco nella zona, poi interviene anche la polizia navale dal mare, sparando verso la costa. Di notte sentiamo il rumore dei proiettili dei carri armati provenire da Al-Shakoush, a ovest di Rafah e ogni giorno sentiamo parlare di civili uccisi da questi spari indiscriminati, le cui ragioni, purtroppo, rimangono a noi sconosciute».

Leggi i commenti