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Ali, Yusuf e i bimbi di Gaza a scuola nelle tende e senza libri: “Dividiamo anche le cartelle”

(reuters)

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Dopo tre anni di guerra sono ricominciate le lezioni, anche se il 98% degli istituti è stato distrutto o danneggiato dai raid israeliani. Le autorità si sono arrangiate per organizzare classi dove si può: in spazi roventi e senza banchi, palazzine bucate dai proiettili, aule senza pareti. Gli alunni: “Iniziamo l’anno e siamo felici. Nonostante tutto”
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La sera prima Ali Al Amsi si era preparato di tutto punto: la mamma gli aveva lasciato i vestiti buoni, lui aveva messo insieme fogli e penna, tutto ciò che ha. A nove anni finalmente ritorna a scuola. ma l’inizio non è come lo aveva immaginato. La prima prova è subito in salita: riuscire a sentire quello che dice la maestra. La scuola di Ali non è una scuola come tutte le altre: è un palazzo scalcagnato dell’Unrwa nel campo profughi di Nuseirat, nel centro di Gaza.

(afp)

L’aula è divisa a metà da un grande telo bianco: da una parte le famiglie di sfollati, dall’altra gli studenti, tutti insieme. “Loro si lamentano perché li disturbiamo e noi ci lamentiamo del rumore che fanno soprattutto i bambini piccoli!”, racconta sconsolato. “Ho detto a papà che riesco a malapena a sentire la lezione”. Non ci sono banchi nella scuola di Alì: “Siamo seduti a terra, su un pezzo di stoffa” logoro con i quaderni sull…

La sera prima Ali Al Amsi si era preparato di tutto punto: la mamma gli aveva lasciato i vestiti buoni, lui aveva messo insieme fogli e penna, tutto ciò che ha. A nove anni finalmente ritorna a scuola. ma l’inizio non è come lo aveva immaginato. La prima prova è subito in salita: riuscire a sentire quello che dice la maestra. La scuola di Ali non è una scuola come tutte le altre: è un palazzo scalcagnato dell’Unrwa nel campo profughi di Nuseirat, nel centro di Gaza.

(afp)

L’aula è divisa a metà da un grande telo bianco: da una parte le famiglie di sfollati, dall’altra gli studenti, tutti insieme. “Loro si lamentano perché li disturbiamo e noi ci lamentiamo del rumore che fanno soprattutto i bambini piccoli!”, racconta sconsolato. “Ho detto a papà che riesco a malapena a sentire la lezione”. Non ci sono banchi nella scuola di Alì: “Siamo seduti a terra, su un pezzo di stoffa” logoro con i quaderni sulle ginocchia.

Sono ricominciate così le scuole a Gaza, il 19 settembre, per la prima volta di nuovo faccia a faccia dopo tre anni di guerra, un’avventura diversa, a tratti straniante. L'Unicef ha stimato che il 98% delle scuole della Striscia è stato distrutto o danneggiato durante la guerra, 660mila studenti sono rimasti senza lezioni in presenza. Il ministero dell’istruzione di Ramallah ha organizzato corsi online durante il conflitto, ma anche quelli erano una gara impari tra bombardamenti, continui sfollamenti e la corrente elettrica che salta di continuo. Adesso le autorità si sono arrangiate per organizzare classi dove si può: in tende roventi e senza banchi, palazzine bucate dai proiettili, aule senza pareti.

(reuters)

I ragazzini ci arrivano allegri e rumorosi scansando macerie e immondizia. Ali e i suoi compagni fanno i turni tre giorni a settimana. “Io vado di pomeriggio, dalle 11,00 alle 14,30 perché al turno della mattina non c’era posto, erano già in troppi”. Studia quattro materie: arabo, matematica, inglese e religione, ma non c’è nemmeno la campanella perché manca l’elettricità e capire quando finisce una lezione e ne inizia un’altra è un gioco di fantasia.

Yusuf Ahmed, 8 anni, a scuola in presenza non c’era mai stato, ne aveva solo cinque quando è cominciata la guerra. Studia in una tenda ad Al Nasr, a ovest di Gaza city. Era molto eccitato all’idea di cominciare e dunque elenca prima le cose buone: “L'insegnante è gentile, ci divertiamo insieme”, dice. Ma la scuola “non è come quelle che ho visto su Youtube. La tenda è grande e fa molto caldo. Ci sediamo per terra. I bambini della classe accanto fanno molto rumore e si comportano male”. Il piccolo Yusuf non ha libri, perché costano troppo in questa Gaza che non ha più nulla e rischiava di non avere nemmeno lo zaino. “Non l'abbiamo comprato perché costano tanto, mi ha detto la mamma. Il figlio del mio vicino mi ha dato il suo vecchio zaino: c'è l'immagine di Spider-Man sopra”, sorride contento.

Il ministero dell'istruzione calcola in 540mila gli studenti che dovrebbero seguire le lezioni in presenza da quest’anno a Gaza. Quelle online proseguiranno, anche per chi ha lasciato la Striscia."L'ultima volta che sono andato a scuola è stato tre anni fa”, dice alla Reuters Moayed Abu Mustafa. “Ora iniziamo l'anno scolastico: è un anno di gioia, nonostante tutto impareremo anche in una tenda",

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