Xi-Trump, solo due mesi di tregua sui dazi e nessun accordo commerciale in vista
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Sulla prima T, cioè la tregua, commerciale, un accordo, seppur minimo, c’è. Sull’altra T, Taiwan, una delle “linee rosse” di Pechino, Xi Jinping avrà a disposizione oggi e domani per continuare a fare pressioni su Donald Trump. Cina e Stati Uniti hanno concordato di prorogare la tregua commerciale - in scadenza il 10 novembre - di due mesi, fino al 10 gennaio, dice l'America. L’annuncio, fatto nella notte italiana dal segretario Usa al Tesoro Scott Bessent - al momento i cinesi non confermano né smentiscono - è arrivato poco dopo l’arrivo del leader cinese alla Joint Base Andrews, nei pressi di Washington, dove è stato accolto dall’inquilino della Casa Bianca in persona.
L’estensione di soli due mesi segnala che le due superpotenze continuano ad essere in disaccordo su alcune questioni, ma segnala comunque la volontà di continuare a parlarsi magari per arrivare ad un accordo commerciale più ampio in futuro. Alla vigilia del vertice tra Trump e Xi i cinesi spingevano per un p…
PECHINO - Sulla prima T, cioè la tregua, commerciale, un accordo, seppur minimo, c’è. Sull’altra T, Taiwan, una delle “linee rosse” di Pechino, Xi Jinping avrà a disposizione oggi e domani per continuare a fare pressioni su Donald Trump. Cina e Stati Uniti hanno concordato di prorogare la tregua commerciale - in scadenza il 10 novembre - di due mesi, fino al 10 gennaio, dice l'America. L’annuncio, fatto nella notte italiana dal segretario Usa al Tesoro Scott Bessent - al momento i cinesi non confermano né smentiscono - è arrivato poco dopo l’arrivo del leader cinese alla Joint Base Andrews, nei pressi di Washington, dove è stato accolto dall’inquilino della Casa Bianca in persona.
L’estensione di soli due mesi segnala che le due superpotenze continuano ad essere in disaccordo su alcune questioni, ma segnala comunque la volontà di continuare a parlarsi magari per arrivare ad un accordo commerciale più ampio in futuro. Alla vigilia del vertice tra Trump e Xi i cinesi spingevano per un prolungamento della tregua fino alla fine del mandato del tycoon, mentre gli americani avevano proposto tra i tre e i sei mesi. Questa nuova proroga così breve significa che i prossimi due incontri in calendario tra i due leader (quello che ci sarà al vertice Apec in Cina a novembre e il G20 di Miami a dicembre) sono coperti. Stabilità fino a inizio 2027, ma poi?
La proroga di due mesi concede alle due parti “più tempo per valutare cosa si possa fare sul fronte economico”, ha spiegato Bessent, affermando che è possibile che Trump e Xi giungano a un accordo più ampio entro gennaio oppure decidano semplicemente di prorogarlo ancora una volta. Bessent ha aggiunto che Washington stava inoltre esercitando pressioni sulla Cina affinché fosse “un po’ più generosa” nell’adempiere ai propri impegni. Pechino - ha spiegato il capo del Tesoro Usa - sta rispettando l’impegno di acquistare 25 milioni di tonnellate di soia, ma è in ritardo rispetto alla promessa di acquistare 17 miliardi di dollari in altri prodotti agricoli. In più, funzionari statunitensi hanno dichiarato in questi giorni che anche la fornitura di terre rare da parte della Cina era in ritardo: le esportazioni sono al di sotto dei livelli registrati prima della tregua commerciale.
La tregua venne raggiunta nell’ottobre dello scorso anno durante l’incontro tra Xi e Trump a Busan, in Corea del Sud. Una tregua arrivata dopo mesi di dazi, contro-dazi, restrizioni e controlli sulle esportazioni. Una tregua che ha comportato, tra le varie misure, l’abbassamento degli elevati dazi, la sospensione dei controlli sulle esportazioni di terre rare. Potrebbe non esserci alcuna svolta durante la visita di questa settimana, ma entrambi i leader sembrano determinati a evitare una rottura, commentano gli analisti. Per perseguire quella “stabilità strategica costruttiva” che chiede la Cina. Al momento non c’è traccia di una delegazione di dirigenti di aziende cinesi al seguito di Xi, nonostante le speculazioni della vigilia, “il che riduce le prospettive di accordi commerciali di grande risonanza, tanto cari a Trump”, scrive Bloomberg.
Già due giorni fa il Wall Street Journal scriveva che “è improbabile che Xi porti con sé una delegazione di alti dirigenti aziendali”. Molto raramente il leader cinese viaggia con imprenditori al seguito. Nei giorni scorsi, tra i nomi che circolavano e che avrebbero potuto accompagnare Xi in America, c’era quello ad esempio di Wang Chuanfu, fondatore di Byd, colosso delle auto elettriche. Gli Stati Uniti hanno imposto dazi del 100% sui veicoli elettrici cinesi, bloccandone di fatto l’accesso al mercato americano. A giugno, poi, Byd è stata inserita nella lista nera dal Pentagono a causa di presunti legami con l’esercito cinese.Questioni commerciali a parte, l’altra partita cinese si gioca nel continuare a fare pressioni sul dossier Taiwan, l’isola che Pechino promette, prima o poi, di prendersi. Il governo taiwanese ha voluto ringraziare stamattina gli Stati Uniti per il loro sostegno e ha affermato di mantenere i canali di comunicazione aperti in vista del vertice a Washington tra Trump e Xi.
C’è il timore infatti che Xi possa ancora una volta esercitare pressioni su Trump affinché l’americano continui a lasciare in sospeso il pacchetto di armi Usa all’isola del valore di 14 miliardi di dollari. Questa mattina un portavoce del Ministero della Difesa cinese ha affermato che “gli Stati Uniti dovrebbero essere estremamente cauti riguardo a qualsiasi vendita di armi a Taiwan”. Fu proprio Trump, tornando dal vertice di maggio qui a Pechino con Xi, a dire che quel pacchetto poteva rappresentare “un'ottima carta da giocare nei negoziati”. Un rallentamento o uno stop significa che Pechino avrebbe gioco facile a dire ai taiwanesi che di Washington non si possono fidare. La Cina si oppone regolarmente alla vendita di armi americane. E secondo fonti Reuters Xi chiederà a Trump di interromperle: in cambio la Cina, sostengono le fonti, potrebbe offrire una maggiore collaborazione nel fare pressione sull’Iran.