PECHINO – Poche ore prima che Xi Jinping mettesse piede alla Casa Bianca per incontrare Donald Trump il Ministero della Difesa cinese aveva già messo in chiaro la “linea rossa” più importante per Pechino: Taiwan. L’America dovrebbe adottare «estrema cautela» riguardo a qualsiasi vendita di armi: «La questione di Taiwan è la più importante nelle relazioni tra Cina e Stati Uniti», ha detto il portavoce della Difesa. E dopo aver ribadito ieri al tycoon che Pechino spera che gli Usa affrontino la questione di Taiwan «con prudenza» e adottino la «posizione corretta di opporsi all’indipendenza», oggi Xi quel concetto di «estrema cautela» lo sottolineerà ancor di più: dicendo all’americano che non deve vendere le armi all’isola.
Il leader cinese, quello statunitense e rispettive consorti saranno oggi in visita agli Archivi Nazionali di Washington, dove «avranno modo di visionare documenti storici che evidenziano il rapporto tra i due Paesi», dice la Casa Bianca. E proprio in quel luogo, sec…
PECHINO – Poche ore prima che Xi Jinping mettesse piede alla Casa Bianca per incontrare Donald Trump il Ministero della Difesa cinese aveva già messo in chiaro la “linea rossa” più importante per Pechino: Taiwan. L’America dovrebbe adottare «estrema cautela» riguardo a qualsiasi vendita di armi: «La questione di Taiwan è la più importante nelle relazioni tra Cina e Stati Uniti», ha detto il portavoce della Difesa. E dopo aver ribadito ieri al tycoon che Pechino spera che gli Usa affrontino la questione di Taiwan «con prudenza» e adottino la «posizione corretta di opporsi all’indipendenza», oggi Xi quel concetto di «estrema cautela» lo sottolineerà ancor di più: dicendo all’americano che non deve vendere le armi all’isola.
Il leader cinese, quello statunitense e rispettive consorti saranno oggi in visita agli Archivi Nazionali di Washington, dove «avranno modo di visionare documenti storici che evidenziano il rapporto tra i due Paesi», dice la Casa Bianca. E proprio in quel luogo, secondo alcune fonti Reuters, Xi ha intenzione di impartire l’ennesima «lezione» a Trump, offrendo la propria interpretazione del terzo dei comunicati congiunti che regolano le relazioni sino-americane. In quel documento, firmato nel 1982, Washington prospettava una graduale riduzione delle armi americane all’isola (nonostante l’assenza di relazioni diplomatiche formali, gli Usa sono tenuti per legge a fornire a Taiwan i mezzi per difendersi). Tuttavia, in una nota allegata, l’allora presidente Ronald Reagan precisava in quel documento che la disponibilità alla riduzione è «assolutamente subordinata al continuo impegno della Cina verso una soluzione pacifica» delle divergenze con Taiwan. Xi vorrebbe che quelle vendite si interrompessero. Negli ultimi cinque anni però Pechino ha intensificato le pressioni militari attorno all’isola.
Trump ha autorizzato più vendite di armi a Taiwan di qualsiasi altro presidente nella storia. L’ultimo pacchetto, da 14 miliardi di dollari, rimane però in sospeso da mesi. Far sì che la situazione continui a rimanere tale, magari per sempre, è l’obiettivo di Pechino.
Fu proprio Trump, tornando dal vertice di maggio qui nella capitale cinese con Xi, a dire che quel pacchetto poteva rappresentare «un’ottima carta da giocare nei negoziati». Affermazioni che preoccuparono non poco sia Taipei sia gli alleati Usa in Asia. In cambio di un rallentamento o di uno stop delle vendite di armi, secondo le fonti, la Cina potrebbe offrire una maggiore collaborazione agli americani, ad esempio nel fare pressione sull’Iran per mettere fine al conflitto.
Se la complicata operazione di Xi dovesse riuscire, Pechino avrebbe gioco facile a dire ai taiwanesi che di Washington non si possono fidare. Questo non vuole dire che allora ci sarà un’imminente invasione: significa che la Cina ne approfitterà per aumentare la pressione politica, economica e attraverso le esercitazioni militari per arrivare un giorno alla «riunificazione pacifica» come la chiama la propaganda.
La linea ufficiale americana, da decenni, è quella di «non sostenere» l’indipendenza dell’isola. Da tempo Xi spinge per un cambio di linguaggio da parte di Washington: non basta più «non sostenere», bisogna «opporsi». Sfumature lessicali di peso: Xi non vuole una guerra con gli Usa su Taiwan, vuole una soluzione politica della questione, ma ha bisogno di un cambiamento di linguaggio e atteggiamento degli americani così Taipei si sentirebbe più isolata.
Al momento il governo dell’isola ha voluto ringraziare gli Stati Uniti per il loro sostegno e ha affermato di mantenere i canali di comunicazione aperti con gli Usa durante la trasferta di Xi in terra americana.