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Europa e Paesi del Golfo, alleanza per il futuro: “È urgente accelerare”

(reuters)

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I rapporti tra le due regioni, cruciali dopo la guerra in Iran, sono stati al centro dello Europe Gulf Forum di New York. Tra i protagonisti Blair, al Thani, Mitsotakis e, in video, Meloni
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NEW YORK – La guerra in Iran si sta trascinando più a lungo del previsto, con effetti su economia, inflazione, libertà di navigazione, commerci, vita quotidiana dei cittadini e quindi politica. Perciò servono rimedi immediati, per attenuare subito l’impatto; e di lungo termine, per essere pronti a fronteggiare simili crisi in futuro e favorire la ripresa della cooperazione appena le ostilità finiranno. Obiettivi dello Europe Gulf Forum, che si è riunito ieri per la terza volta a New York, mettendo intorno al tavolo per una conversazione informale leader come Tony Blair, la presidentessa del Parlamento europeo Metsola, il ministro degli Esteri saudita al Jubeir, il premier del Qatar al Thani, il presidente finlandese Stubb.

L’appuntamento era stato pensato dal presidente dell’Antenna Group Theodore Kyriakou, editore di questo giornale e fondatore del Forum, e dal presidente dell’Atlantic Council Frederick Kempe, per favorire la collaborazione fra l’Europa e i Paesi del Golfo. «La diff…

NEW YORK – La guerra in Iran si sta trascinando più a lungo del previsto, con effetti su economia, inflazione, libertà di navigazione, commerci, vita quotidiana dei cittadini e quindi politica. Perciò servono rimedi immediati, per attenuare subito l’impatto; e di lungo termine, per essere pronti a fronteggiare simili crisi in futuro e favorire la ripresa della cooperazione appena le ostilità finiranno. Obiettivi dello Europe Gulf Forum, che si è riunito ieri per la terza volta a New York, mettendo intorno al tavolo per una conversazione informale leader come Tony Blair, la presidentessa del Parlamento europeo Metsola, il ministro degli Esteri saudita al Jubeir, il premier del Qatar al Thani, il presidente finlandese Stubb.

L’appuntamento era stato pensato dal presidente dell’Antenna Group Theodore Kyriakou, editore di questo giornale e fondatore del Forum, e dal presidente dell’Atlantic Council Frederick Kempe, per favorire la collaborazione fra l’Europa e i Paesi del Golfo. «La differenza chiave oggi – spiega una fonte coinvolta nell’organizzazione – è che, se prima esisteva una chiara logica economica e politica per cooperare, ora la crisi ha creato l’urgenza di accelerare». La premier italiana Meloni, rappresentata dal ministro degli Esteri Tajani e intervenuta via video, l’ha spiegata così: «La situazione nello Stretto di Hormuz ancora bloccata, e il nuovo fronte di instabilità a Bab el-Mandeb nel Mar Rosso, chiariscono come Europa e Golfo abbiano più interessi in comune di quanto tradizionalmente pensato. La nostra prosperità dipende da una pace duratura, commercio aperto, connessioni sicure e regole condivise, a partire dalla libertà di navigazione senza pedaggi o restrizioni indiscriminate. Ecco perché dobbiamo lavorare ancora più a stretto contatto».

Il collega greco Mitsotakis ha concordato: «In questi tempi di turbolenza globale è fondamentale che l’Europa si avvicini al Golfo e il Golfo si avvicini all’Europa. È importante concentrarsi sul rafforzamento della cooperazione in materia di sicurezza e libertà di navigazione». Prospettiva incoraggiata da Mike Pompeo: «Europei e Stati del Golfo, collettivamente e a livello bilaterale, stanno compiendo progressi concreti su tutte le questioni rilevanti per la regione e la sicurezza globale, inclusa la deterrenza verso i comuni avversari». Secondo l’ex segretario di Stato Usa «abbiamo compiuto notevoli progressi collettivi, ma c’è ancora moltissimo lavoro da svolgere. La libertà di navigazione e i principi fondamentali della civiltà occidentale rivestono grande importanza per entrambe queste regioni, e ci sono molti ambiti in cui possiamo collaborare per affermare tali valori».

L’idea originaria era che il Golfo ha capitali ed energia di cui l’Europa ha bisogno, mentre l’Europa ha le capacità tecnologiche e opportunità di investimento utili al Golfo. La guerra in Iran ha allargato e accelerato queste prospettive. La prima riguarda le forniture di energia, che vanno tenute aperte, anche perché si sono chiuse quelle russe. Nel lungo termine si pensa a gasdotti e oleodotti che portino le risorse del Golfo direttamente in Europa, in Grecia e Bulgaria, per superare in maniera definitiva gli ostacoli creati dalla geografia degli stretti. Questi però sono progetti di lungo termine e comunque non sufficienti a rimpiazzare il trasporto marittimo, da qui la necessità di ristabilire la libertà di navigazione. Motivo per cui l’Italia sollecita gli altri Paesi della Ue a rafforzare la missione Aspides nel Mar Rosso. Un’altra emergenza è l’immigrazione, alimentata dalle guerre, che si somma alla necessità di abbattere le barriere per favorire accordi commerciali più rapidi, e quindi sviluppo e prosperità. L’Iran ha poi evidenziato le necessità della difesa, dove le capacità di investimento del Golfo possono alimentare lo sviluppo della tecnologia europea. In attesa che la fine del conflitto consenta di rilanciare gli obiettivi originari di una prosperità comune.

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