Ucraina, i tre punti della road map Usa per la pace. E c’è l’ipotesi di un vertice a tre
di Fabio TonacciIn cerca di un qualche spiraglio di pace per l’Ucraina, l’81esima sessione dell’Assemblea generale dell’Onu e gli incontri bilaterali a margine restituiscono una road map in tre passi. Che trova d’accordo Trump e Zelensky e indica in Abu Dhabi la possibile sede di un trilaterale. «Un incontro Russia-Stati Uniti-Ucraina potrebbe avvenire presto», ammette il portavoce Dimitrij Peskov.
Si riparte da qui. Da un vertice ancora da fissare e da Putin che — sostiene lui — era disposto a valutare la ripresa del negoziato già dopo le elezioni tenutesi nel weekend scorso. «Ma poi l’Ucraina ha provato a colpire Mosca e ha attaccato i seggi». L’autocrate russo dice anche di non avere l’intenzione di aggredire l’Europa.
«Non ci sono i presupposti, i paesi europei alimentano le tensioni per continuare ad appoggiare militarmente l’Ucraina. Continueremo però a sostenere i diritti della popolazione russofona negli stati baltici, ma esclusivamente attraverso metodi conformi al diritto internazionale». E…
In cerca di un qualche spiraglio di pace per l’Ucraina, l’81esima sessione dell’Assemblea generale dell’Onu e gli incontri bilaterali a margine restituiscono una road map in tre passi. Che trova d’accordo Trump e Zelensky e indica in Abu Dhabi la possibile sede di un trilaterale. «Un incontro Russia-Stati Uniti-Ucraina potrebbe avvenire presto», ammette il portavoce Dimitrij Peskov.
Si riparte da qui. Da un vertice ancora da fissare e da Putin che — sostiene lui — era disposto a valutare la ripresa del negoziato già dopo le elezioni tenutesi nel weekend scorso. «Ma poi l’Ucraina ha provato a colpire Mosca e ha attaccato i seggi». L’autocrate russo dice anche di non avere l’intenzione di aggredire l’Europa.
«Non ci sono i presupposti, i paesi europei alimentano le tensioni per continuare ad appoggiare militarmente l’Ucraina. Continueremo però a sostenere i diritti della popolazione russofona negli stati baltici, ma esclusivamente attraverso metodi conformi al diritto internazionale». E a proposito dell’allarme su una possibile invasione lanciato dal ministro della Difesa estone, Martin Herem, Putin ribatte con scherno. «Il circo è partito, ma i clown sono rimasti».
Della ripresa della trattativa con gli ucraini l’autocrate di Mosca, stando ai resoconti delle agenzie russe, ha parlato poco. «La Russia deciderà in base ai propri interessi». Qualche dettaglio in più per capire cosa accadrà adesso lo offre Zelensky, in una chat collettiva di giornalisti internazionali di cui fa parte anche Repubblica. «Ora gli americani parleranno con i russi, tra dieci giorni faremo il punto. Segnali che Putin sia intenzionato davvero a fermare la guerra non ne vediamo».
Il leader ucraino dice di aver ricevuto da Trump il via libera alla produzione su licenza degli intercettori per i sistemi di difesa aerea Patriot. E anche l’assicurazione, questa non solo dagli americani ma anche dal Regno Unito, che le sanzioni non molleranno la presa.
La road map, dunque. Prevede: 1) la tregua energetica, con lo stop da entrambe le parti degli attacchi alle infrastrutture petrolifere ed elettriche; 2) la riapertura del corridoio del grano nel Mar Nero; 3) ripresa dei colloqui trilaterali. «A New York con Trump abbiamo discusso le questioni generali», spiega Zelensky.
Il primo tassello resta la tregua energetica. La proposta è americana: Washington punta su un’intesa limitata proprio perché meno ambiziosa e più facile da raggiungere di un cessate il fuoco generale. Marco Rubio, dopo il colloquio all’Onu con il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, ha detto che sia Mosca sia Kiev hanno manifestato interesse per «una qualche forma limitata di cessate il fuoco» su energia e grano.
Il secondo passo riguarda il Mar Nero. Zelensky riferisce che Egitto, India, Turchia e altri interlocutori mediorientali a New York gli hanno chiesto di trovare una soluzione che permetta di riaprire in sicurezza le rotte commerciali. Kiev ha proposto «un meccanismo speculare»: cessazione reciproca degli attacchi nel Mar Nero per consentire alle merci agricole di tornare a raggiungere i mercati internazionali.
«Aspettiamo una risposta da questi Paesi, che dopo di noi, o parallelamente, avrebbero dovuto contattare la parte russa», ricorda il presidente ucraino. «Per il momento non l’abbiamo ricevuta». Non è un elemento secondario, neppure per Mosca: nell’ultima stagione commerciale quasi il 90 per cento delle esportazioni cerealicole russe via mare passava dal Mar Nero e dal Mar d’Azov.
Infine, riportare fisicamente al tavolo le delegazioni di Stati Uniti, Russia e Ucraina. Gli ultimi colloqui trilaterali risalgono a febbraio. Washington vorrebbe iniziare da squadre tecniche e soltanto successivamente salire di livello. Zelensky ha anche discusso con Trump la possibilità di utilizzare il G20 di Miami, a dicembre, per un eventuale incontro tra leader. Putin, per ora, non sembra disposto ad accettare.