Per colpire Cuba, gli Stati Uniti rischiano di complicare la sanità in 56 Paesi, incluso l’Italia, o meglio la Calabria. Motivo? Si tratta di posti in cui gli ospedali funzionano grazie anche, se non soprattutto, ai medici arrivati da Cuba grazie a specifici programmi e contratti gestiti dalla società statale Csmc, Comercializadora de Servicios Médicos Cubanos, a fine luglio finita fra le entità sanzionate dagli Usa, insieme ai funzionari di vertice e al ministro della Salute, Jose Angel Portal Miranda. E adesso che il periodo di wind down, la finestra temporale concessa per recidere contatti e rapporti, si è chiuso, gli effetti iniziano a vedersi concretamente: conti bloccati, contratti non rinnovati, accordi sospesi.
Le accuse degli Stati Uniti
Già nei mesi scorsi, quando la strategia Usa dell’asfissia economica e finanziaria dell’isola ha preso forma, le pressioni diplomatiche avevano spinto diversi Paesi fra cui Paraguay e Guatemala a sospendere i programmi. Con le sanzioni, il livello di pressione su Paesi terzi diventa di fatto insostenibile.
Per gli Usa, la Csmc è responsabile di “traffico di esseri umani” e “lavoro forzato” perché per i medici cubani un’esperienza all’estero è obbligatoria e i doctores che lavorano fuori sono obbligati a versare una quota del proprio stipendio alla società.
Nuova fase nella strategia di asfissia
In realtà l’obiettivo delle sanzioni è tutto politico: i programmi di intercambio medico per l’Isola sono il principale polmone di valuta straniera, che per anni ha tenuto in piedi le casse dello Stato con circa 4-6 milioni di dollari l’anno per lo più destinati all’acquisto di farmaci e forniture sanitarie. Un flusso continuo di denaro che gli Stati Uniti puntano a interrompere.
Possibile? Di più: probabile, se non certo, perché a pesare è il rischio di sanzioni secondarie, cioè la possibilità per un singolo, una società o uno Stato terzo di finire in black list.
Il ricatto delle sanzioni secondarie
Il meccanismo è semplice. L’executive order statunitense formalmente prevede solo il blocco dei fondi che l’entità sanzionata ha in Usa e vieta a cittadini e società statunitensi di averci rapporti. Si tratta di un provvedimento amministrativo, che non si può impugnare, né contestare e che nessuno giudice valuta e – almeno sulla carta – non ha effetti fuori dai confini del Paese. Ma di fatto l’entità in black list diventa una sorta di appestata, che rischia di esporre a nuove sanzioni chiunque ci abbia rapporti. I primi effetti si sono visti proprio in Italia.
In Italia la Bper chiude i conti a Cuba
La Bper, presso cui la Csmc aveva aperto un conto, lo ha unilateralmente congelato, bloccando bonifici in ingresso e impedendo ai titolari anche di accedere ai fondi versati sul conto per pagare i medici in servizio in altri Paesi. Esattamente la stessa cosa successa ad A/i, il collettivo che per oltre vent’anni è stato la colonna vertebrale informatica del movimento, finito fra gli “antifa” sanzionati dagli Usa e che subito dopo si è trovato con il conto congelato da Banca Etica e costretto a chiudere le attività, facendo saltare 6.000 caselle mail, 10.000 blog, 5500 mailing-list e 1500 siti. Ma nel caso delle sanzioni contro la Csmc le possibili conseguenze sono ancora più a largo raggio.
Scappatoie legali e strategie per salvarsi dalle sanzioni
La spada di Damocle delle sanzioni secondarie pende su tutti i governi nazionali e regionali, che con la società abbiano rapporti anche solo il pagamento degli stipendi dei doctores. In Calabria, si abbozza. I circa 500 medici cubani – la Regione nei mesi scorsi lo ha detto pubblicamente, dopo le pressioni dirette ricevute dagli Usa – sono fondamentali per tenere insieme la disastrata sanità regionale. Senza di loro, chiuderebbero interi reparti, se non ospedali.
In Calabria pagamenti differenziati
Per evitare lo scontro diretto con la diplomazia a stelle e strisce, si è proceduto a un’operazione di maquillage: parte del compenso pattuito con la Csmc viene versato direttamente ai 500 medici cubani in servizio, il resto alla società. E adesso che i conti sono bloccati? Secondo quanto riferisce il Diario de Cuba si stanno accantonando in attesa di capire se e come sarà possibile trasferirli, mentre si spera che l’amministrazione Usa non alzi ancora il livello di tensione, minacciando di sanzioni secondarie la Regione o i suoi vertici e funzionari coinvolti. “Al momento sembra tutto tranquillo”, fanno sapere.
Venezuela in ginocchio
Ancora più complicata è la situazione nel cosiddetto Sud del mondo, a partire dal Venezuela, in ginocchio dopo il terremoto e già asfissiato da sanzioni che neanche dopo la caduta di Nicolas Maduro sono state interamente cancellate. Da solo, il Paese impiega il 50 per cento o più dei camici bianchi cubani all’estero, sia nelle periferie urbane, sia nelle zone rurali, sempre più svuotate di uomini e mezzi. Nel Caribe, con Giamaica, Bahamas, Saint Vincent e Grenadine, Saint Lucia e Antigua e Barbuda che dipendono totalmente dai medici cubani per mantenere gli standard minimi di risposta sanitaria in chirurgia d’urgenza, anestesia, pediatria e terapia intensiva, si prova a correre ai ripari.
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Il doppio ricatto
Lì il rischio è doppio. Continuare ad avere rapporti con la Csmc significherebbe non solo rischiare sanzioni secondarie, ma anche il declassamento nella lista Usa dei Paesi a rischio traffico di esseri umani, che significa blocco degli aiuti umanitari e veto Usa a finanziamenti del Fondo Monetario Internazionale o la Banca Mondiale. Al momento, ci si muove in ordine sparso.
Impossibile stipulare contratti individuali
Le Bahamas hanno provato a bypassare la Csmc proponendo ai singoli medici contratti individuali e un permesso di soggiorno per lavoro al posto del visto speciale legato alla missione. A fare da ostacolo è però la rigida legislazione cubana, di recente ancor più inasprita, che vieta ai camici bianchi di lasciare la missione, pena la radiazione dall’albo, il divieto di ingresso per otto anni e il sequestro dei contributi accantonati. Impossibile poi diventa legalizzare, inviare o certificare i documenti universitari, i titoli di specializzazione o le referenze lavorative, spesso richiesti all’estero prima della stipula di un contratto individuale. E sebbene non ci sia scritto nero su bianco, per i medici esiliati diventano più complicati anche i ricongiungimenti, con familiari costretti a attese infinite per documenti e passaporti.
Aggiramento dei circuiti bancari Usa
Altri Paesi del Caribe stanno invece tentando di incanalare la cooperazione attraverso la Pan American Health Organization (PAHO/OPS) o fondi di sviluppo caraibici, inserendo clausole esplicite che certificano la retribuzione diretta e la libertà di movimento dei medici. Le transazioni finanziarie per l'alloggio e la logistica vengono gestite esclusivamente in valute locali o tramite banche regionali caraibiche che non utilizzano banche corrispondenti americane, riducendo l'esposizione al circuito finanziario statunitense. Sarebbe problema poi del medico trasferire quota parte del proprio stipendio allo Stato cubano. Sempre che sia possibile.
Si spera in special licence e comfort letter
In Africa, con Angola, Gambia, Mozambico e Guinea Bissau, dove la sanità nelle aree rurali e programmi di prevenzione e gestione delle malattie infettive sono tutti sulle spalle dei medici cubani, si aspetta. In tanti stanno provando a negoziare con gli Usa una special licence, una sorta di salvacondotto dalle sanzioni, per motivi sanitari e umanitari, o comfort letter, lettere di garanzia che autorizzino l’impiego dei doctores. Dall’isola, il ministro della Sanità accusa gli Stati Uniti di aver messo in atto una vera e propria estorsione nei confronti dei Paesi che dei doctores hanno bisogno e conferma che l’isola manterrà, se non potenzierà i programmi. Ma se le sanzioni dovessero essere mantenute, difficilmente qualche Stato proverebbe a sfidare gli Stati Uniti con un rinnovo.
Picchi di mortalità infantile e ritorno di malattie endemiche
Secondo le prime stime un ritiro dei doctores lascerebbe milioni di persone senza assistenza primaria, causando picchi di mortalità infantile e materna e la ripresa di malattie endemiche non curate. A medio e lungo termine, in alcune aree sparirebbe la possibilità di prestazioni specialistiche pubbliche dall’oftalmologia alla ginecologia. E mentre la finestra di wind down – il periodo concesso per chiudere contratti e rapporti - si chiude, è conto alla rovescia verso il disastro.