✕

L’assalto finale russo all’industria ucraina: acciaio e telecomunicazioni sotto assedio

Ascolta l'audio

Nelle ultime settimane la macchina bellica sta azzerando il comparto siderurgico e colpendo l’economia digitale
2 minuti di lettura

In un mese e mezzo di attacchi missilistici mirati e devastanti, i russi hanno distrutto completamente l’industria siderurgica ucraina. La resa di ArcelorMittal — che non ripristinerà la sua acciaieria a Kryvyi Rih, come ha annunciato venerdì il Ceo della divisione ucraina del colosso siderurgico mondiale, Mauro Longobardo — è una pietra tombale al settore.

Pochi mesi fa il comparto costituiva ancora il 5,5% del Pil ucraino, con 6,2 miliardi di dollari di esportazioni (15,2% dell’export nazionale) e decine di migliaia di operai. La demolizione progressiva della siderurgia è iniziata nel 2014 con la crisi nel Donbass e si è aggravata nel 2022 con la distruzione dell’Azovstal di Mariupol; ma l’accelerazione finale è una scelta strategica russa messa in atto in poche settimane.

La sequenza inizia l’11 agosto alla Zaporizhstal di Zaporizhzhia, i missili balistici centrano il complesso di Metinvest: 8 morti e 28 feriti, la catena produttiva si ferma completamente. Da allora, i russi l…

In un mese e mezzo di attacchi missilistici mirati e devastanti, i russi hanno distrutto completamente l’industria siderurgica ucraina. La resa di ArcelorMittal — che non ripristinerà la sua acciaieria a Kryvyi Rih, come ha annunciato venerdì il Ceo della divisione ucraina del colosso siderurgico mondiale, Mauro Longobardo — è una pietra tombale al settore.

Pochi mesi fa il comparto costituiva ancora il 5,5% del Pil ucraino, con 6,2 miliardi di dollari di esportazioni (15,2% dell’export nazionale) e decine di migliaia di operai. La demolizione progressiva della siderurgia è iniziata nel 2014 con la crisi nel Donbass e si è aggravata nel 2022 con la distruzione dell’Azovstal di Mariupol; ma l’accelerazione finale è una scelta strategica russa messa in atto in poche settimane.

La sequenza inizia l’11 agosto alla Zaporizhstal di Zaporizhzhia, i missili balistici centrano il complesso di Metinvest: 8 morti e 28 feriti, la catena produttiva si ferma completamente. Da allora, i russi la colpiscono altre tre volte con 17 missili. Procedono come un’impresa specializzata di demolizioni: almeno 5 missili balistici fermano la Kamet Steel di Kamianske; poi tocca alla Dnipro Metallurgical Plant e alla Interpipe Steel di Dnipro, alla Northern Iron Ore di Kryvyi Rih. Tra metà agosto e il 21 settembre ArcelorMittal subisce 4 attacchi missilistici con 5 morti e 17 feriti, provocano «danni ingenti» fino alla resa: non è più possibile riavviare l’impianto di Kryvy Rih «in modo sicuro e sostenibile», la multinazionale contabilizza 1 mld di dollari di svalutazione e mette l’impianto in modalità di «preservazione in vista di possibile ripartenza futura». Chiuso, cioè, a data da destinarsi.

Ma non è l’unico obiettivo. In attesa della nuova prevista stagione di attacchi alle infrastrutture energetiche, Putin prova a spegnere anche l’Ucraina digitale. Negli ultimi 5 giorni i russi hanno colpito uno dopo l’altro data center e infrastrutture di rete che ospitavano apparati di Utels, MiroHost, Datagroup e altri provider. Ieri sono stati colpiti due volte un altro data center della capitale e la sede di Kyivstar, il maggiore operatore mobile del Paese, mentre Mosca rivendica un attacco a un data center di Vodafone Ukraine. Sostiene forniscano accesso internet alle forze armate; ma dalle reti dipendono banche, sistemi di pagamento e servizi pubblici. «I russi hanno un obiettivo semplice: lasciare gli ucraini senza Internet», accusa Zelensky.

Il capitolo siderurgico genera un danno enorme al bilancio ucraino, ma ne crea uno più ingente alla sussistenza stessa del Paese. La guerra aveva già tolto all’Ucraina due terzi del suo acciaio. A settembre sono stati spenti i tre impianti che producevano il 90% dell’acciaio rimasto. Una delle grandi potenze siderurgiche europee diventa esportatrice di minerale e importatrice di acciaio.

Il 20 settembre Metinvest diceva al Financial Times: «A oggi, l’industria siderurgica in Ucraina non esiste più». Poi le cose sono ulteriormente peggiorate. La capacità produttiva nel Paese è scesa, secondo Ukrmetallurgprom, da 42,5 mln di tonnellate nel 2013 ai 25,3 dl 2021, in piena crisi del Donbass, E poi giù a 16,2 milioni dopo la distruzione dell’Azovstal fino agli 8 mln nel 2025, quando Worldsteel la collocava ancora al 23esimo posto mondiale.

La prima amputazione è stata Mariupol, con la perdita di Azovstal e Ilyich Iron & Steel Works: valevano il 40% della capacità ucraina. Poi è toccato al coke: nel 2024 Metinvest ha perso il grande impianto di Avdiivka, nel 2025 la miniera di carbone di Pokrovsk. Era costretta a importare 250mila tonnellate di carbon coke al mese dai porti della Grande Odessa, sotto tiro. Il costo della logistica impennato del 60% ha ridotto «praticamente a zero» i margini. E ad agosto gli attacchi alle rotte e ai porti hanno alzato ancora i costi.

Ad aggravare la situazione c’era l’energia, sotto attacco con i blackout; e i prezzi delle ferrovie, saliti del 30% ad agosto: «Una tempesta perfetta», la bollava l’osservatorio specializzato del Gmk Center, aggiungendo alle catastrofi il paradosso europeo: secondo Ukrmetallurgprom l’82,3% dei prodotti siderurgici erano diretti in Europa, ma nel 2026 Bruxelles ha irrigidito il sistema Ue con dazi del 50% oltre quota. Mentre la Ue finanzia e sostiene l’Ucraina, le politiche commerciali e climatiche di Bruxelles riducono l’accesso al suo mercato per il settore ucraino più devastato dalla guerra.

Nel frattempo Mosca ha trasformato una delle industrie più solide di Kiev in mera esportazione minerale, dopo averle sottratto gli impianti per la trasformazione in acciaio laminato, coils, tubi e altri beni ad alto valore aggiunto. È la deindustrializzazione forzata di uno dei grandi motori dell’economia ucraina.

Leggi i commenti