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Brexit, Burnham non esclude il ritorno nella Ue nel suo discorso “rivoluzionario e di sinistra”

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Il primo ministro britannico scuote il Paese e annuncia “nuove opzioni per i rapporti a lungo termine con l’Europa” post Brexit. Tra gli annunci alla conferenza Labour: acqua ed energia pubbliche, confisca delle abitazioni vuote, demolizione del “thatcherismo” e del sistema elettorale. Poi le lacrime
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LIVERPOOL - Dopo un’ora di discorso, sembrava che si fosse dimenticato dell’Europa. Macché. Dopo aver pronunciato “il discorso più di sinistra di un premier dell’era moderna” - accusano i tabloid - Andy Burnham ha parlato di Unione Europea. E le sue parole faranno discutere.

Perché il primo ministro britannico non ha escluso il ritorno in Ue, o nell’Unione Doganale o nel Mercato Unico europeo. Anzi. È sembrato ignorare le “linee rosse” del predecessore Keir Starmer e dal palco della conferenza annuale del Labour a Liverpool ha detto: “La Brexit ha portato più guai che benefici al nostro Paese. Ci ha impoverito. Prima del prossimo vertice tra Uk e Ue previsto per fine anno, stileremo una serie di opzioni per stabilire una relazione a lungo termine con i nostri amici europei”.

Apriti cielo. I tabloid e i giornali conservatori già esplodono. Le parole di Burnham arrivano dopo i silenzi dello stesso primo ministro in volo v…

LIVERPOOL - Dopo un’ora di discorso, sembrava che si fosse dimenticato dell’Europa. Macché. Dopo aver pronunciato “il discorso più di sinistra di un premier dell’era moderna” - accusano i tabloid - Andy Burnham ha parlato di Unione Europea. E le sue parole faranno discutere.

Perché il primo ministro britannico non ha escluso il ritorno in Ue, o nell’Unione Doganale o nel Mercato Unico europeo. Anzi. È sembrato ignorare le “linee rosse” del predecessore Keir Starmer e dal palco della conferenza annuale del Labour a Liverpool ha detto: “La Brexit ha portato più guai che benefici al nostro Paese. Ci ha impoverito. Prima del prossimo vertice tra Uk e Ue previsto per fine anno, stileremo una serie di opzioni per stabilire una relazione a lungo termine con i nostri amici europei”.

Apriti cielo. I tabloid e i giornali conservatori già esplodono. Le parole di Burnham arrivano dopo i silenzi dello stesso primo ministro in volo verso l’ultima Assemblea Generale dell’Onu, quando è rimasto in silenzio alla domanda: “Esclude un ritorno del Regno Unito in Unione Europea?”.

Il premier è un europeista di ferro, ma anche un “nordista”, ossia vicino agli operai laburisti del Nord inglese che nel 2016 votarono in massa per la Brexit contro l’immigrazione di lavoratori stranieri e pure per fare un dispetto all’odiata capitale Londra. Dieci anni fa, Burnham voleva fare una campagna appassionata per l’Ue, parlando proprio a quella arrabbiata “working class” bianca, ma il partito - allora guidato dall’euroscettico Jeremy Corbyn - non glielo permise. Ora Andy potrebbe tornare alla carica. Tra i suoi ci sono coloro che spingono per lavorare subito per rientrare in Unione Europea - come il sindaco di Londra e suo amico Sadiq Khan - e altri che raccomandano più cautela.

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Anche per questo, Burnham vuole mettere nero su bianco diverse ipotesi e poi percorrere una strada per riavvicinarsi all’Unione Europea. Ma quale? Ritorno in Ue? Nel mercato unico? Nell’Unione doganale? Un partenariato tipo Svizzera o Canada?

Non è ancora chiaro e i collaboratori del primo ministro britannico per il momento non spiegano e nemmeno vanno nei dettagli su come saranno stilate queste diverse ipotesi di riavvicinamento alla Ue. Ma la bomba politica è già stata lanciata. In “un piano di dieci anni per ribaltare in meglio il Regno Unito”.

I tabloid lo hanno definito il discorso di un premier nell’era Moderna “più di sinistra” dell’era moderna. Forse stavolta non hanno tutti i torti. Acqua ed energia pubbliche, case popolari, confisca delle abitazioni vuote, demolizione del “thatcherismo”, e tanta obamiama speranza, “hope again”, come il motto di questa kermesse.

Andy Burnham, alla sua prima conferenza annuale del Labour da quando è primo ministro, ha pronunciato un discorso potente, per certi versi rivoluzionario, e certamente molto di sinistra. Con al cuore il ritorno del controllo pubblico: “Non è anti-business, anzi è la base del successo”. Con tanti saluti gli anni Ottanta e all’eredità di Margaret Thatcher.

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Il discorso di Burnham, senza gobbi elettronici di fianco, si è aperto con la testimonianza di una giovane donna inglese rapita in Libia da bambina che ha raccontato come Burnham le abbia salvato la vita, impegnandosi strenuamente per la sua liberazione.

Poi arriva “Andy”, l’ordinary fella, come viene introdotto: un tipo normale. Applausi scroscianti dalla folla di iscritti al Labour, qui nel Conference Center di Liverpool: “Basta fare doomscrolling di negatività, con me le persone avranno di nuovo speranza. Ma prima della speranza ci deve essere onestà, che è cruciale. Perché, se lavoriamo insieme, saremo inarrestabili. Crescita in ogni angolo del Paese, speranza in ogni cuore”.

Poi Burnham ringrazia il predecessore che lui stesso ha spodestato, Keir Starmer, ma precisa: “Sono qui per cambiare il Paese, sono tornato a Westminster (dopo nove anni da sindaco di Manchester, ndr) per cambiare la stessa Westminster, affinché la politica funzioni per tutti, e non farò un discorso patinato come coloro che sono passati prima di me”. Sarà davvero così.

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Burnham ruba ai brexiter lo slogan take back control e lo ricicla per sottolineare l’importanza - e la promessa - di ridare allo Stato il controllo dei servizi essenziali pubblici, come acqua, elettricità e la già annunciata nazionalizzazione dei treni, ma anche sulla costruzione e gestione di nuove case popolari. E qui viene la prima rivoluzione: “I comuni potranno confiscare case e appartamenti sfitti”, annuncia Burnham, “così come quelle di agenzie private che non ottemperano alla manutenzione e ristrutturazione. Non avrò tregua fino a quando tutti avranno un tetto sulla loro testa”.

Ma Burnham annuncia un’altra rivoluzione: il sistema elettorale proporzionale al posto del controverso plurisecolare uninominale secco “First Past the Post”, che secondo i suoi critici, premier incluso, distorce la rappresentanza parlamentare, pur fornendo stabilità politica: “Alle prossime elezioni faremo campagna per cambiare il sistema elettorale e instaurare il proporzionale”, per cui lui ha sempre fatto campagna.

Non solo: Burnham ha annunciato anche una riduzione delle pensioni di Stato, sinora in base al cosiddetto metodo “triple lock” che andrà in pensione dal 2030 e non verrà adeguato ai salari, promettendo in cambio una riforma radicale per instaurare l’assistenza sociale nazionale per i malati. Ovazione in aula a Liverpool. Fino a una citazione di Maya Angelou: “Ci rialzeremo”. Qui Burnham si commuove, perché pensa al padre recentemente morto di Alzheimer: “Non si è reso conto che ero diventato primo ministro. Ora farò di tutto per cambiare questo Paese, anche in suo nome. CI aspettano cambiamenti radicali, all’inizio non facile. Ma qualcuno deve rompere questo stallo. Sono pronto a farmi male, a pagarne le conseguenze, per il bene del Regno Unito”.

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