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Iran, nuovi spiragli di trattativa: “Pronti a flessibilità sul nucleare”

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Aperture della Casa Bianca su sanzioni e fondi congelate: “Ma Teheran faccia sul serio”. Voci sulla sostituzione della Guida
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NEW YORK – A sette mesi dal suo inizio, la guerra non ha ancora prodotto un vincitore ma forse sta producendo una trattativa. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sarebbe disposto ad allentare le sanzioni all’Iran e lo sblocco dei fondi congelati in cambio di progressi concreti sul nucleare. Lo ha rivelato sui social X Barak Ravid, di Axios, citando fonti dell’amministrazione americana. E Teheran avrebbe mostrato di «essere flessibile sulle questioni nucleari». Gli Stati Uniti, però, vogliono la prova che l’Iran, stavolta, «faccia sul serio».

La notizia arriva pochi giorni dopo l’annuncio di Trump che aveva detto di aver respinto la proposta iraniana per mettere fine alla guerra. Ma allo stesso tempo l’amministrazione ha lasciato filtrare questa via d’uscita dallo stallo, che sta indebolendo anche la campagna elettorale del presidente in vista delle elezioni per il rinnovo del Congresso americano, in programma a novembre.

NEW YORK – A sette mesi dal suo inizio, la guerra non ha ancora prodotto un vincitore ma forse sta producendo una trattativa. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sarebbe disposto ad allentare le sanzioni all’Iran e lo sblocco dei fondi congelati in cambio di progressi concreti sul nucleare. Lo ha rivelato sui social X Barak Ravid, di Axios, citando fonti dell’amministrazione americana. E Teheran avrebbe mostrato di «essere flessibile sulle questioni nucleari». Gli Stati Uniti, però, vogliono la prova che l’Iran, stavolta, «faccia sul serio».

La notizia arriva pochi giorni dopo l’annuncio di Trump che aveva detto di aver respinto la proposta iraniana per mettere fine alla guerra. Ma allo stesso tempo l’amministrazione ha lasciato filtrare questa via d’uscita dallo stallo, che sta indebolendo anche la campagna elettorale del presidente in vista delle elezioni per il rinnovo del Congresso americano, in programma a novembre.

Trump non vuole un accordo con l’Iran che assomigli a una ritirata. E Teheran non vuole un’intesa che somigli a una resa. Così le parti, logorate dal conflitto, hanno scelto un luogo fino a poco tempo fa improbabile: un tavolo negoziale a New York mediato dal Qatar. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, rimasto in città dopo aver partecipato all’Assemblea generale dell’Onu, ha incontrato il mediatore qatarino dopo che Trump aveva respinto il piano di Teheran di riaprire lo Stretto di di Hormuz in cambio della cessazione permanente delle ostilità e della fine del blocco navale americano. La settimana scorsa, a margine dei lavori dell’Onu, si erano svolti negoziati indiretti mediati dal Qatar tra Araghchi e gli inviati della Casa Bianca Steve Witkoff e Jared Kushner. La delegazione iraniana, però, stavolta non aveva in agenda di incontrare di nuovo gli americani, mentre i mediatori del Qatar sì, segno che le diplomazie continuano a muoversi anche se in modo separato.

Alla fine dell’incontro di ieri c’erano sensazioni contrastanti. Una fonte dell’amministrazione americana ha dichiarato alla rete saudita al Arabiya che le possibilità di raggiungere un accordo sono «estremamente ridotte». Restano ostacoli significativi, ha aggiunto. E questo avviene mentre c’è chi, dentro l’establishment iraniano, sostiene che la Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, potrebbe addirittura venire sostituita dopo la fine della guerra perché non sarebbe in grado di svolgere le sue funzioni e tenere insieme tutte le fazioni dell’apparato.

La possibile apertura di uno spiraglio di negoziato rimette molte cose in discussione, ma non le carte che Usa e Iran intendono continuare a usare. Washington e Teheran vogliono far passare la propria leva di pressione in una concessione all’altra parte. L’Iran continua a usare la riapertura di Hormuz come carta negoziale, mentre gli Stati Uniti usano le sanzioni, blocco navale e scongelamento dei fondi come possibile contropartita.

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