In pieno giorno e nel pieno centro di Kiev, la Russia ha colpito e distrutto il Presidium dell’Accademia nazionale delle Scienze: era la sede della più alta istituzione scientifica del Paese, intimamente legata alle origini profonde dello Stato ucraino. Era stata fondata nel 1918, nel primo tentativo di costruire uno Stato indipendente dopo il crollo dell’Impero russo: il 22 gennaio la Repubblica popolare ucraina aveva proclamato l’indipendenza; il 29 aprile Pavlo Skoropadsky aveva istituito lo Stato ucraino, e il 14 novembre aveva creato l’Accademia per dare al Paese istituzioni scientifiche indipendenti. Gli ucraini non volevano più che fossero subordinate al sistema accademico dell’Impero russo: lo statuto prevedeva che i testi fossero scritti in ucraino, e ammetteva gli ucraini dei territori allora parte dell’Impero austroungarico.
L’Accademia, dice l’Encyclopedia of Ukraine, era il tentativo di dare a Kiev «uno degli attributi più evidenti della statualità». Non ne è rimasto…
In pieno giorno e nel pieno centro di Kiev, la Russia ha colpito e distrutto il Presidium dell’Accademia nazionale delle Scienze: era la sede della più alta istituzione scientifica del Paese, intimamente legata alle origini profonde dello Stato ucraino. Era stata fondata nel 1918, nel primo tentativo di costruire uno Stato indipendente dopo il crollo dell’Impero russo: il 22 gennaio la Repubblica popolare ucraina aveva proclamato l’indipendenza; il 29 aprile Pavlo Skoropadsky aveva istituito lo Stato ucraino, e il 14 novembre aveva creato l’Accademia per dare al Paese istituzioni scientifiche indipendenti. Gli ucraini non volevano più che fossero subordinate al sistema accademico dell’Impero russo: lo statuto prevedeva che i testi fossero scritti in ucraino, e ammetteva gli ucraini dei territori allora parte dell’Impero austroungarico.
L’Accademia, dice l’Encyclopedia of Ukraine, era il tentativo di dare a Kiev «uno degli attributi più evidenti della statualità». Non ne è rimasto praticamente nulla. Un drone ha centrato i piani alti, trasformando l’edificio in un inferno di fuoco e fumo. Qualcuno ha tentato di salvarsi saltando dalle finestre. Almeno due accademici sono feriti, ed è morta l’assistente di un ex segretario del Consiglio di sicurezza, Volodymyr Horbulin, anche lui ferito. «Oggi la scienza è diventata un bersaglio per la Russia», commenta la leader Ue Ursula von der Leyen. A Kiev, i feriti sono 24. «La Russia riceverà una risposta. Deve subirne conseguenze», dice Zelensky.
Da giorni, soprattutto dopo il suo incontro con Trump a margine dell’Assemblea generale dell’Onu, la vita a Kiev è peggiorata in modo drammatico. Domenica l’allarme aereo ha sancito il record di 19 ore in un solo giorno. E dopo la mezzanotte per tutto il giorno ieri centinaia di droni tra cui i micidiali Geran a reazione sono volati da almeno tre direzioni verso la capitale ucraina. L’Accademia non è un obiettivo casuale: era già stata colpita il 24 maggio, ma i russi ne avevano danneggiato un edificio storico vicino a Khreschatyk — il viale che attraversa il centro — con istituti, archivi e collezioni. Stavolta hanno distrutto direttamente il cuore dell’istituzione.
Lo hanno fatto a meno di cento metri dall’ambasciata tedesca: «Condanniamo con la massima fermezza l’attacco russo. Il forte sostegno tedesco all’Ucraina proseguirà», dice l’ambasciatore Boris Ruge. Sabato all’Onu i ministri degli Esteri dei due Paesi si erano stretti la mano in una saletta laterale come non accadeva da prima dell’invasione. Ma non era andata benissimo: Johann Wadephul aveva intimato a Sergej Lavrov di fermare «la pericolosa escalation», e il russo aveva affondato la lama nell’intervento pubblico: «La Germania è il principale sponsor di Kiev. Merz dice che la Germania deve tornare a essere una delle principali potenze militari in Europa. Berlino non ha imparato la lezione della Seconda guerra mondiale?».
Dopo aver attaccato l’Accademia, il centro medico Dobrobut (due volte) e una struttura di Ukrtelecom — continuando la demolizione dei data center — nel pomeriggio un drone russo è caduto vicino al valico di frontiera di Yahodyn, fra Ucraina e Polonia, danneggiando il terminal. Esattamente le minacce su cui puntava il dito Wadephul, ma raffreddare l’escalation ieri non era nel menu: Putin ha anche firmato un decreto per aumentare di 15.500 i militari arruolati, portandoli a 1,55 milioni. Secondo incremento da luglio.