Il Marocco punta sull’altra metà del cielo: dopo i risultati delle elezioni dello scorso 23 settembre, re Mohammed VI ieri ha conferito all’avvocata Fatima-Zahara Mansouri, l’incarico di formare il nuovo governo. Prima donna premier del Paese e seconda del mondo arabo dopo la tunisina Najla Bouden.
Nel Marocco che cerca di riformarsi e ha riconosciuto l’uguaglianza di genere nel 2011, approvando una legge anti-molestie nel 2018 — ma dove le aree rurali sono ancora dominate dalla mentalità patriarcale — la nomina è rivoluzionaria solo in parte. La 50enne Mansouri, musulmana sunnita e figlia d’un pascià, è infatti una politica nota: è stata ministra dell’edilizia e prima sindaca donna (per due mandati) di Marrakech, inserita nella lista delle 20 donne più influenti d’Africa da Forbes già nel 2014. Soprattutto, è la coordinatrice della formazione di centrodestra che ha appena vinto le elezioni: il Pam, Partito dell’autenticità e della modernità, filomonarchico e social-liberale. Per gove…
Il Marocco punta sull’altra metà del cielo: dopo i risultati delle elezioni dello scorso 23 settembre, re Mohammed VI ieri ha conferito all’avvocata Fatima-Zahara Mansouri, l’incarico di formare il nuovo governo. Prima donna premier del Paese e seconda del mondo arabo dopo la tunisina Najla Bouden.
Nel Marocco che cerca di riformarsi e ha riconosciuto l’uguaglianza di genere nel 2011, approvando una legge anti-molestie nel 2018 — ma dove le aree rurali sono ancora dominate dalla mentalità patriarcale — la nomina è rivoluzionaria solo in parte. La 50enne Mansouri, musulmana sunnita e figlia d’un pascià, è infatti una politica nota: è stata ministra dell’edilizia e prima sindaca donna (per due mandati) di Marrakech, inserita nella lista delle 20 donne più influenti d’Africa da Forbes già nel 2014. Soprattutto, è la coordinatrice della formazione di centrodestra che ha appena vinto le elezioni: il Pam, Partito dell’autenticità e della modernità, filomonarchico e social-liberale. Per governare, ha ora bisogno di allearsi con gli altri due partiti che si sono attestati al secondo e al terzo posto: l’Rni, Raggruppamento nazionale degli Indipendenti, e Istiqlal. Tutti espressioni della destra moderata marocchina, laica e affarista, con buona pace del fatto che a votare è andato solo il 38 per cento degli aventi diritto. L’astensione al 62, è il sintomo di una sempre più forte sfiducia nei confronti della politica, specialmente da parte dei giovani. Mansouri è comunque un nome gradito a molti, grazie alla fama di politica anticorruzione.
Certo, l’amministrazione che si appresta a formare è già soprannominata da tutti “governo dei Mondiali”, perché chiamata a sovrintendere all’organizzazione dei Mondiali di calcio che nel 2030 si terranno in Marocco, Spagna e Portogallo. Fin dall’inizio dovrà dunque lavorare a sanare le relazioni col Paese dirimpettaio, in un momento particolarmente complicata a causa della crisi di Ceuta scatenatasi a fine luglio. Quando oltre 60mila marocchini attraversarono illegalmente i confini dell’exclave spagnola. Forse anche per questo il pur trumpiano re Mohammed VI ha scelto la donna che ha promesso un milione di posti di lavoro, dichiarando guerra a disoccupazione e inflazione: le sue politiche sociali potrebbero essere gradite al premier spagnolo Pedro Sánchez ed essere un primo passo per superare l’attuale gelo.