La minaccia di Putin alla Nato: “Per difendere Kaliningrad siamo pronti a usare l’atomica”
dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES – «La Russia sarà pronta a impiegare l’intero arsenale di forze e capacità a sua disposizione, incluse le armi nucleari, per difendere il proprio territorio, qualora i paesi della Nato dovessero tentare di isolare la regione di Kaliningrad dal resto del Paese». È questo il passaggio più delicato della lettera inviata dal Cremlino ai vertici della Nato. La minaccia è esplicita, per la prima volta messa in forma scritta, recapitata agli alleati attraverso un canale formale, l’ambasciata russa in Belgio. E si concentra su due parole «armi nucleari». Un tuffo nel passato, ai momenti peggiori della Guerra Fredda. Le incursioni ibride degli ultimi quattro anni diventano così avvertimento atomico. Il pretesto è l’esercitazione effettuata la scorsa estate dall’Alleanza Atlantica intorno all’exclave baltica di Kaliningrad, tra Polonia, Lituania e Lettonia. E infatti nella lettera si parla esplicitamente di una «escalation senza precedenti della situazione politico-militare attorno al…
BRUXELLES – «La Russia sarà pronta a impiegare l’intero arsenale di forze e capacità a sua disposizione, incluse le armi nucleari, per difendere il proprio territorio, qualora i paesi della Nato dovessero tentare di isolare la regione di Kaliningrad dal resto del Paese». È questo il passaggio più delicato della lettera inviata dal Cremlino ai vertici della Nato. La minaccia è esplicita, per la prima volta messa in forma scritta, recapitata agli alleati attraverso un canale formale, l’ambasciata russa in Belgio. E si concentra su due parole «armi nucleari». Un tuffo nel passato, ai momenti peggiori della Guerra Fredda. Le incursioni ibride degli ultimi quattro anni diventano così avvertimento atomico. Il pretesto è l’esercitazione effettuata la scorsa estate dall’Alleanza Atlantica intorno all’exclave baltica di Kaliningrad, tra Polonia, Lituania e Lettonia. E infatti nella lettera si parla esplicitamente di una «escalation senza precedenti della situazione politico-militare attorno alla regione russa di Kaliningrad, accompagnata da dichiarazioni pubbliche altamente provocatorie da parte di funzionari degli Alleati della Nato».
La reazione di Mosca punta dunque ad alzare la tensione e intimorire l’Occidente. «Questa condotta pericolosa e sconsiderata – scrivono ancora dal Cremlino - comporta un elevato rischio di scoppio di un conflitto armato diretto, con la possibilità di attacchi russi contro i centri decisionali degli Stati membri dell’Alleanza fin dalle prime fasi del conflitto». Nel messaggio inviato da Putin, allora, i partner Nato vengono invitati ad «astenersi da ulteriori azioni destabilizzanti e di escalation, al fine di evitare uno scontro su larga scala». E “larga scala” è una sorta di sinonimo di guerra mondiale connessa all’eventuale «isolamento» di Kaliningrad e non solo a un vero e proprio attacco. Formula che alza il livello della minaccia: la guerra potrebbe scattare anche per rispondere a un’esercitazione alleata.
La risposta dell’Organizzazione Atlantica è stata netta. La portavoce, Allison Hart, ha confermato la lettera e annunciando la risposta in cui si sottolinea che «siamo un’Alleanza difensiva e che nessuna delle nostre attività o esercitazioni rappresenta un rischio per alcuna parte del territorio russo». Viene inoltre condannata «la minaccia dell’uso della forza, compresa qualsiasi retorica nucleare irresponsabile» precisando che non verrà meno il sostegno a Kiev: «L’uso di tattiche ibride da parte della Russia è un segno di disperazione. Ma non ci faremo dissuadere dal nostro sostegno all’Ucraina. Abbiamo ciò che serve per difendere ogni centimetro del territorio alleato». Alla Nato ammettono che l’esercitazione a Kaliningrad mirava a dimostrare la capacità di controllare l’exclave in caso di aggressione militare russa all’Europa. Ma era, appunto, solo dimostrativa.
Mosca non accetta la replica di Bruxelles. Tanto che il ministro degli Esteri russi Lavrov ha rincarato la dose: «L’Europa sta senz’altro conducendo una guerra contro di noi. Se ci accusa di distruggere le infrastrutture utilizzate dal regime nazista (ucraino, ndr), con il supporto occidentale, per una guerra contro la Federazione russa, allora ricorriamo alla forza bruta per reprimere una minaccia diretta». Parole che hanno trovato l’ulteriore reazione del Segretario generale della Nato, Mark Rutte. «La Russia – ha avvertito - prosegue la sua spericolata campagna di azioni ostili. Ma sta fallendo sul campo di battaglia. Faremo ancora di più per l’Ucraina, non di meno». E il presidente del Comitato militare della Nato, Giuseppe Cavo Dragone, è stato ancora più netto: la Russia vuole «sgretolarci». Una attività che dovrebbe convincere anche i «più scettici» sugli investimenti nella sicurezza. Anche per impedire attentati come quello subito l’estate scorsa in Estonia da un’azienda impegnata nell’industria della difesa.
E che la Russia punti ad alzare il livello dello scontro, lo dimostra il nuovo ordine esecutivo di Putin per reclutare altri 15.500 soldati.