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Lula, la sfida dell’età: a 80 anni corre per il quarto mandato da presidente

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Lo fa dopo una carriera da sindacalista, governi di successo ma anche scandali di corruzione, una condanna al carcere poi annullata, un tumore e un tentato golpe
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RIO DE JANEIRO – LuizInácio Lula da Silva sa che il suo tallone d’Achille, in vista della sfida elettorale per conquistare un quarto mandato, è l’età. Da poco ha compiuto ottant’anni, dopo aver superato un tumore. Non sarebbe comunque il più anziano tra i leader mondiali. Poteva decidere di soprassedere e fare campagna come se niente fosse. Ma ha optato per il contrario: i suoi social sono inondati quotidianamente di immagini che lo ritraggono intento a fare esercizi: addominali, flessioni, pettorali, tapis roulant a petto nudo e l’immancabile corsetta sulla spiaggia di Ipanema. Ma c’è di più: è riuscito a trasformare il cappello Panama che porta per ragioni mediche in un oggetto di culto. «Sto benissimo», ripete dal palco degli eventi elettorali, saltando e ballando. È una sfida anche di longevity quella che combatte questo fine settimana.

Il sindacalismo, la creazione del Partido dos Trabalhadores (PT), l’elezione, gli scandali e le accuse di corruzione, la prigione, la rielezi…

RIO DE JANEIRO – LuizInácio Lula da Silva sa che il suo tallone d’Achille, in vista della sfida elettorale per conquistare un quarto mandato, è l’età. Da poco ha compiuto ottant’anni, dopo aver superato un tumore. Non sarebbe comunque il più anziano tra i leader mondiali. Poteva decidere di soprassedere e fare campagna come se niente fosse. Ma ha optato per il contrario: i suoi social sono inondati quotidianamente di immagini che lo ritraggono intento a fare esercizi: addominali, flessioni, pettorali, tapis roulant a petto nudo e l’immancabile corsetta sulla spiaggia di Ipanema. Ma c’è di più: è riuscito a trasformare il cappello Panama che porta per ragioni mediche in un oggetto di culto. «Sto benissimo», ripete dal palco degli eventi elettorali, saltando e ballando. È una sfida anche di longevity quella che combatte questo fine settimana.

Il sindacalismo, la creazione del Partido dos Trabalhadores (PT), l’elezione, gli scandali e le accuse di corruzione, la prigione, la rielezione, la malattia e il tentato golpe: sono questi gli eventi topici di una lunga carriera politica che non si rassegna a terminare e su cui si gioca un grande baluardo della sinistra mondiale.

L’infanzia e il sindacalismo

«So cosa significa crescere in una piccola casa insieme a tredici persone, per questo vi dico: lo capisco». Questa frase è un altro dei suoi cavalli di battaglia ed è anche un punto di forza.

Lula nasce nel 1945 a Garanhuns, da una famiglia povera. Si trasferisce a San Paolo all’età di otto anni. Lavora come fattorino, poi si iscrive a un corso di tornitura meccanica. Eserciterà questa professione per anni, tra le altre alla Parafusos Marte, dove in un incidente perde il dito mignolo.

Si unisce al Sindacato dei metallurgici di São Bernardo do Campo, nella cintura industriale di San Paolo, e tra il 1978 e il 1980 ne diventa leader durante le proteste. Sarà di fronte alla sede del sindacato il suo primo comizio da candidato ed è proprio in questo luogo che ha voluto iniziare e finire questa campagna elettorale.

La corsa politica

Nel 1980 fonda il Partito dei lavoratori e nel 1986 viene eletto deputato. Nel 1989 si candida per la prima volta alla presidenza, ma viene sconfitto. Dovrà aspettare il 2002, al quarto tentativo, per conquistare il suo primo mandato, con il 61% dei voti al ballottaggio. Da un primo scandalo di corruzione che sfiora la presidenza nel 2005 esce indenne e, forte dei buoni risultati del governo, viene rieletto nel 2006, di nuovo con oltre il 60% dei voti al ballottaggio. Nel 2010 fa un passo indietro – la legge prevede una sola rielezione consecutiva – e lascia candidare Dilma Rousseff, che lo nominerà poi capo della Casa civile. La lotta contro il cancro inizia un anno dopo.

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Il processo e il carcere

Lo scandalo che porta alla condanna di Lula è quello del triplex di Guarujá, uno dei casi dell’operazione Lava Jato, la grande inchiesta sulla corruzione legata ai contratti di Petrobras. Secondo l’accusa, l’impresa edile OAS avrebbe messo a disposizione di Lula un appartamento sul litorale di San Paolo e ne avrebbe finanziato la ristrutturazione come vantaggio indebito in cambio di favori nell’ambito dei contratti pubblici. Il giudice Sergio Moro condanna Lula il 12 luglio 2017 a 9 anni e 6 mesi per corruzione passiva e riciclaggio; nel gennaio 2018 la condanna viene confermata in appello e la pena portata a 12 anni e un mese.

Nel 2021 le condanne vengono annullate perché il tribunale di Curitiba risulta non competente per quei procedimenti; successivamente il Supremo Tribunal Federal conferma anche la parzialità di Moro nel caso del triplex. Nello stesso anno Lula si candida e vince le elezioni presidenziali con il 50,9% dei voti al ballottaggio contro il presidente uscente Jair Bolsonaro.

Contemporaneamente si sposa: Rosângela da Silva, detta Janja, sociologa e militante del Partito dei lavoratori, comincia a fargli visita in carcere nel 2018, dopo averlo conosciuto attraverso amici comuni legati al PT. La relazione diventa pubblica nel 2019, poco dopo la scarcerazione di Lula, e i due si sposano nel maggio 2022.

Il tentato golpe

Il tentato golpe dell’8 gennaio 2023 arriva una settimana dopo l’insediamento, quando migliaia di sostenitori dell’ex presidente Jair Bolsonaro invadono e devastano le sedi dei tre poteri a Brasília: il Palazzo del Planalto, sede della presidenza, il Congresso e il Supremo Tribunal Federal. L’assalto è preceduto da settimane di accampamenti davanti alle caserme e dalla richiesta di un intervento militare contro il governo Lula. La Procura e il Supremo contestano agli autori, agli organizzatori e ai finanziatori reati tra cui il tentativo di colpo di Stato e l’abolizione violenta dello Stato democratico di diritto. Le indagini e le successive sentenze del Supremo individuano Bolsonaro tra i principali responsabili del complotto per impedire l’insediamento di Lula. Nel settembre 2025 il Supremo lo condanna a 27 anni e tre mesi di carcere per il suo ruolo nel tentativo di colpo di Stato.

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