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Il passeggero eroe che ha raddrizzato la cloche del volo Flydubai. “L’ho visto fare in tv”

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Yaniv Hayun ha incontrato il premier Netanyahu e gli ha raccontato: “Avevo qualche esperienza di aerei. Meno male che ho guardato “Indagini ad alta quota”. I racconti drammatici dei sopravvissuti: “È stato spaventoso, stavamo precipitando”. Una madre in bagno con la figlia ha dato l’allarme mentre un dentista ha salvato il capitano
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È una storia di furia, di eroi, di sangue freddo. È mattina nei cieli di Dubai. Sul volo FZ 1073 Flydubai è codice rosso. Il copilota ha appena accoltellato il pilota, vuole dirottare l’aereo, lottano, il Boeing perde quota. Prima di svenire il comandante riesce a sbloccare dall’interno la porta della cabina di pilotaggio. Una donna, che è vicino al bagno, ha sentito le urla e avverte gli altri passeggeri. In tre si lanciano verso la cabina.

Dodici ore dopo, Yaniv Hayun è seduto all’aeroporto di Ben Gurion accanto al premier israeliano. «Vedo un leone, vedo un grande eroe», gli dice Netanyahu. Hayun ha ancora la t-shirt bianca macchiata del sangue dell’aggressore, gli schizzi sono arrivati sui jeans grigi, sulle sneakers. Con lui ci sono la moglie e le figlie. Le presenta orgogliose al premier. «Non l’abbiamo ucciso, ma ci vorrà del tempo prima che si riprenda», racconta riferendosi all’assalitore, in una testimonianza unica e in diretta del tentato dirottamento. «Il pilota era svenut…

È una storia di furia, di eroi, di sangue freddo. È mattina nei cieli di Dubai. Sul volo FZ 1073 Flydubai è codice rosso. Il copilota ha appena accoltellato il pilota, vuole dirottare l’aereo, lottano, il Boeing perde quota. Prima di svenire il comandante riesce a sbloccare dall’interno la porta della cabina di pilotaggio. Una donna, che è vicino al bagno, ha sentito le urla e avverte gli altri passeggeri. In tre si lanciano verso la cabina.

Dodici ore dopo, Yaniv Hayun è seduto all’aeroporto di Ben Gurion accanto al premier israeliano. «Vedo un leone, vedo un grande eroe», gli dice Netanyahu. Hayun ha ancora la t-shirt bianca macchiata del sangue dell’aggressore, gli schizzi sono arrivati sui jeans grigi, sulle sneakers. Con lui ci sono la moglie e le figlie. Le presenta orgogliose al premier. «Non l’abbiamo ucciso, ma ci vorrà del tempo prima che si riprenda», racconta riferendosi all’assalitore, in una testimonianza unica e in diretta del tentato dirottamento. «Il pilota era svenuto e il suo corpo premeva proprio contro la porta, la bloccava. Sono entrato e ho visto il dirottatore ai comandi, stava cercando di distruggerli e l’aereo andava in picchiata verso il basso. Allora l’ho afferrato da dietro, alla gola e l’ho trascinato fuori. Nel frattempo sono entrati altri due israeliani. Poi ho tirato la cloche verso l’alto per fermare l’aereo e un altro pilota ne ha perso il controllo». Come sia riuscito a fare a tutto questo, a sapere come muoversi, lo spiega lui stesso con toni quasi increduli: «Avevo qualche esperienza di aerei. Meno male che ho guardato “Indagini ad alta quota”», Mayday, Air Crash Investigation, una docuserie di successo sui disastri aerei che spiega pure le procedure di emergenza.

Anche Zvika Manes era al centro della scena, a bordo dell’aereo. Amministratore delegato della Barak Capital Underwriting, ha aiutato Hayun e un altro uomo a immobilizzare l’aggressore usando i cavi delle cuffiette che le compagnie danno ai passeggeri per guardare film e serie. Il suo racconto va in loop per tutto il giorno sulla tv israeliana Kan 11.

Dice che i passeggeri si sono resi conto che qualcosa non andava quando sua moglie, che era andata in bagno con la figlia, ha sentito delle urla provenire dalla cabina di pilotaggio e ha lanciato l’allarme. «Ha detto al pilota che era fuori: “Sta succedendo qualcosa, entra, entra”. Lui ha aperto la porta e poi noi tre siamo saltati dentro. Abbiamo neutralizzato il terrorista e un medico ha assistito il pilota capo, stabilizzandolo. È stato traumatico, pazzesco. Ero coperto di sangue». Il medico è Musaev Shota, dentista. Anche lui si è precipitato velocemente verso la cabina quando ha sentito gridare. «Ci sono andato per colpire l’assalitore», afferma, ma si è trovato di fronte il comandante coperto di sangue: «Se non fossimo intervenuti, non staremmo parlando con voi. Non ho aspettato. Ho capito che qualcosa non andava e poi sono scattato», dice a Yedioth Ahronot.

Nel corridoio dell’aereo, intanto, sono minuti di panico. Qualcuno filma la scena. altri si nascondono sotto i sedili. Yasmin Abukasis sapeva che sua figlia Miriam era su quel volo. È riuscita a parlarle brevemente al telefono subito dopo il salvataggio. «Ha sentito qualcuno urlare “aiuto”». Poi l’aereo è andato fuori controllo, scatenando il panico. «Un uomo armato di coltello ha costretto uno dei piloti a sdraiarsi a terra, c’era sangue ovunque», ha raccontato la donna. Un’altra passeggera, Noa, descrive il terrore di quei momenti: «È stato molto angosciante. Abbiamo capito che il pilota era stato accoltellato e l’aereo ha iniziato a precipitare, a oscillare da una parte all’altra, i piloti avevano perso il controllo. L’aereo è sceso rapidamente, è stato davvero spaventoso».

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