Francia, oltre 400 scuole chiuse dopo le proteste degli studenti. Darmanin: “Genitori paghino danni”
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI – Oltre mille licei coinvolti nelle proteste, milleottocento fermati, più di trecento agenti feriti e feriti anche 65 dipendenti scolastici di cui 40 presidi, oltre a un centinaio di scuole che hanno riportato danni gravi, come riferisce stamattina a BfmTv il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray. Oggi oltre 400 istituti che resteranno chiusi e molti con lezioni a distanza dopo le violenze di ieri. La mobilitazione degli studenti francesi, partita poco più di una settimana fa dalle periferie di Parigi per denunciare la mancanza di insegnanti e di mezzi nella scuola pubblica, si è trasformata in una crisi nazionale segnata da scontri, incendi e devastazioni e prosegue oggi in un clima di forte tensione, mentre il ministroGeffray incontrerà sindacati e associazioni studentesche e si è rivolto ai genitori: “Aiutateci, nelle strade i ragazzi sono in pericolo”, ha dichiarato. Mentre il ministro della Giustizia Gérald Darmanin ha chiesto ai procuratori di far valere la responsabil…
PARIGI – Oltre mille licei coinvolti nelle proteste, milleottocento fermati, più di trecento agenti feriti e feriti anche 65 dipendenti scolastici di cui 40 presidi, oltre a un centinaio di scuole che hanno riportato danni gravi, come riferisce stamattina a BfmTv il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray. Oggi oltre 400 istituti che resteranno chiusi e molti con lezioni a distanza dopo le violenze di ieri. La mobilitazione degli studenti francesi, partita poco più di una settimana fa dalle periferie di Parigi per denunciare la mancanza di insegnanti e di mezzi nella scuola pubblica, si è trasformata in una crisi nazionale segnata da scontri, incendi e devastazioni e prosegue oggi in un clima di forte tensione, mentre il ministroGeffray incontrerà sindacati e associazioni studentesche e si è rivolto ai genitori: “Aiutateci, nelle strade i ragazzi sono in pericolo”, ha dichiarato. Mentre il ministro della Giustizia Gérald Darmanin ha chiesto ai procuratori di far valere la responsabilità civile dei genitori per i danni provocati dai figli durante il movimento di blocco dei licei, affinché siano loro a "pagare le riparazioni".
Ieri, nel giorno dichiarato come “atto secondo” del movimento studentesco, il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha denunciato una «violenza senza freni», convocando una riunione di emergenza con prefetti, vertici della polizia, della gendarmeria e responsabili dei servizi di intelligence per fare il punto sulla situazione.
I numeri mostrano un salto di scala impressionante rispetto al giorno precedente, visto che nel movimento di protesta sono stati coinvolti 1.027 istituti, ormai più di un liceo su quattro. Per il ministero dell’Interno si è verificata «un aggravamento della situazione che non ha più nulla a che vedere con l’espressione legittima delle rivendicazioni liceali» e presenta «tutte le caratteristiche delle violenze urbane». Il ministro cita lanci di mortai pirotecnici, incendi di edifici pubblici e saccheggi di negozi. Il Guardasigilli ha riunito i procuratori per chiedere “massima severità” con i quasi duemila fermati, tra cui molti minorenni.
Gli incidenti più gravi si sono verificati a Marsiglia. Davanti al liceo Victor-Hugo, il vice-preside, la segretaria generale e un altro responsabile dell’équipe scolastica si sono ritrovati «cosparsi di benzina» mentre era in corso un tentativo di incendio dell’istituto. Anche se la prefettura e il rettorato hanno poi precisato che i dirigenti non sarebbero stati presi direttamente di mira ma “raggiunti da schizzi” di benzina, è comunque un’aggressione che poteva avere conseguenze drammatiche. Sempre a Marsiglia un mezzo di primo intervento dei marinai-pompieri è stato incendiato e un altro veicolo del battaglione attaccato. Il sindaco socialista Benoît Payan ha denunciato «violenze inaccettabili, incendi e aggressioni contro insegnanti, vigili del fuoco, giornalisti e marsigliesi».
La tensione è stata alta anche a Nantes, dove l’atrio del liceo Nelson-Mandela è stato distrutto da un incendio doloso Le violenze e i danneggiamenti hanno interessato scuole in numerose altre città, da Nizza a Digione, da Besançon a Valence, Tolosa, Bordeaux, Montpellier, Rennes, Strasburgo. Il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray ha denunciato a sua volta la «gravità estrema» delle violenze. «Questi fatti vanno ben oltre la sola questione della scuola. Nessuna rivendicazione può giustificare atti simili» ha affermato, annunciando che negli istituti dove blocchi e danneggiamenti impediscono di garantire la sicurezza le lezioni potranno essere organizzate a distanza.
«Non si tratta più di proteste liceali» sostiene Marine Le Pen, che parla di «sommosse organizzate» e accusa Mélenchon di essersi assunto «una grave responsabilità» mandando deputati e militanti davanti agli istituti. La leader del Rassemblement National chiede il ripristino dell’ordine e propone anche una nuova legge contro i casseurs, per rendere più facilmente perseguibile la partecipazione ai disordini. Ancora più duro Bruno Retailleau. Il candidato della destra alle presidenziali del 2027 ha definito la France Insoumise un partito «affascinato dalla violenza», che «chiama alla sedizione» e «cerca persino di organizzare l’insurrezione». Secondo Retailleau, quanto sta accadendo davanti ai licei sarebbe una sorta di «prova generale» di ciò che potrebbe avvenire dopo le prossime presidenziali. L’ex ministro dell’Interno è arrivato a chiedere che venga aperto «nel dibattito pubblico» il tema dell’eventuale interdizione della France Insoumise. Oggi intanto molti licei resteranno chiusi per ragioni di sicurezza mentre l’Union syndicale lycéenne, che guida le chiamate a manifestare, ha già annunciato una nuova giornata nazionale di mobilitazione per martedì prossimo.