L’ingegnera palestinese: “A Gaza la prima emergenza è l’acqua”
di Gabriella ColarussoFaidi Hadeel è l’ingegnera palestinese che in questo momento ha uno dei compiti più complicati per Gaza: riportare nella Striscia acqua potabile per tutti. Responsabile dei progetti dell’Autorità palestinese per l’acqua, è a Roma per il forum euromediterraneo dell’Acqua organizzato dal Comitato OneWater.
Hadeel, com’è la situazione dell’acqua a Gaza? “Estremamente critica. Oltre l'85% degli impianti idrici e igienico-sanitari ha subito danni o è stato completamente o parzialmente distrutto durante la guerra. Parliamo di pozzi, reti di distribuzione, stazioni di pompaggio, impianti di desalinizzazione e tutte le infrastrutture per le acque reflue. Le perdite stimate ammontano a 1,5 miliardi di dollari, mentre il fabbisogno per la ricost…
Faidi Hadeel è l’ingegnera palestinese che in questo momento ha uno dei compiti più complicati per Gaza: riportare nella Striscia acqua potabile per tutti. Responsabile dei progetti dell’Autorità palestinese per l’acqua, è a Roma per il forum euromediterraneo dell’Acqua organizzato dal Comitato OneWater.
Hadeel, com’è la situazione dell’acqua a Gaza? “Estremamente critica. Oltre l'85% degli impianti idrici e igienico-sanitari ha subito danni o è stato completamente o parzialmente distrutto durante la guerra. Parliamo di pozzi, reti di distribuzione, stazioni di pompaggio, impianti di desalinizzazione e tutte le infrastrutture per le acque reflue. Le perdite stimate ammontano a 1,5 miliardi di dollari, mentre il fabbisogno per la ricostruzione è stimato in oltre 4,2 miliardi di dollari. Tutti questi danni hanno colpito l'intera popolazione di Gaza”.
Come arriva l’acqua potabile che c’è? “La ricaviamo da diverse fonti. Utilizziamo l'acqua acquistata da Israele per distribuirla agli sfollati e alla popolazione. Stiamo lavorando per ripristinare e mantenere ciò che è possibile”.
Quante persone riuscite a raggiungere? “Circa 1,6 milioni di persone portando l’acqua con autobotti e altri sistemi di emergenza. Ma raggiungere le persone non significa che abbiano un accesso sufficiente e affidabile ad acqua potabile sicura. Secondo le stime, circa il 63% delle persone a Gaza non riesce ad accedere nemmeno a sei litri di acqua potabile pro capite al giorno”.
Quali sono gli interventi più urgenti da realizzare? “Innanzitutto, abbiamo bisogno di poter far arrivare i materiali necessari per le riparazioni e la manutenzione di tutte le infrastrutture. Un altro aspetto critico è la carenza di carburante. È fondamentale ripristinare la corrente e far arrivare i materiali e le attrezzature che ci servono per migliorare le infrastrutture e garantire la fornitura d'acqua a tutta la popolazione”.
Con chi vi coordinate per il lavoro sul campo? “Con tutti i nostri partner: l'ente erogatore, il "water cluster", le Ong e i partner internazionali. Ciascuno svolge il proprio compito e, senza di loro, nulla si realizzerebbe concretamente, poiché nessuno può lavorare da solo. Inoltre, ci assicuriamo che non vi siano sovrapposizioni tra i progetti dei vari partner presenti sul territori”.
La ricostruzione a Gaza è ancora ferma? “Al momento stiamo lavorando alla fase di emergenza e inizieremo a lavorare alla fase di ripristino dell'area che durerà 18 mesi. La priorità assoluta è aumentare la disponibilità di acqua sicura e sufficiente, garantendo al contempo i servizi igienico-sanitari essenziali. Servono tubature, pompe, pezzi di ricambio, prodotti chimici e tutte le altre attrezzature essenziali. Inoltre, aspetto per noi fondamentale in questo momento, c'è la questione dell'accesso sicuro per le squadre tecniche, del personale che opera sul campo”.