✕

Il Papa americano aveva chiesto la grazia per Pike: “Pena inammissibile”

Ascolta l'audio

L’iniziativa della Santa Sede era stata presa prima dei drammatici eventi di ieri ribadendo la linea: “Ogni vita va preservata”
2 minuti di lettura

NEW YORK – Papa Leone aveva chiesto la grazia per Christa Pike, senza ricevere risposte. L’iniziativa della Santa Sede era stata presa prima della drammatica esecuzione fallita ieri, in linea con la posizione contro la pena di morte presa dal Vaticano dopo il cambio del catechismo, e simile ad altre richieste dello stesso genere fatte in passato. Il gesto del primo pontefice americano però acquista ancora più peso alla luce di quanto è poi successo nel braccio della morte del Tennessee, nella speranza che nonostante la pubblicità internazionale ricevuta ora da questo tragico caso, misericordia, compassione e difesa in tutti i casi della vita umana possano ancora prevalere, senza negare la giustizia.

Papa Francesco aveva approvato con un “Rescritto” la nuova redazione del Catechismo della Chiesa Cattolica relativo alle esecuzioni: «Per molto tempo il ricorso alla pena di morte da parte della legittima autorità, dopo un processo regolare, fu ritenuta una risposta adeguata alla gravità d…

NEW YORK – Papa Leone aveva chiesto la grazia per Christa Pike, senza ricevere risposte. L’iniziativa della Santa Sede era stata presa prima della drammatica esecuzione fallita ieri, in linea con la posizione contro la pena di morte presa dal Vaticano dopo il cambio del catechismo, e simile ad altre richieste dello stesso genere fatte in passato. Il gesto del primo pontefice americano però acquista ancora più peso alla luce di quanto è poi successo nel braccio della morte del Tennessee, nella speranza che nonostante la pubblicità internazionale ricevuta ora da questo tragico caso, misericordia, compassione e difesa in tutti i casi della vita umana possano ancora prevalere, senza negare la giustizia.

Papa Francesco aveva approvato con un “Rescritto” la nuova redazione del Catechismo della Chiesa Cattolica relativo alle esecuzioni: «Per molto tempo il ricorso alla pena di morte da parte della legittima autorità, dopo un processo regolare, fu ritenuta una risposta adeguata alla gravità di alcuni delitti e un mezzo accettabile, anche se estremo, per la tutela del bene comune. Oggi è sempre più viva la consapevolezza che la dignità della persona non viene perduta neanche dopo aver commesso crimini gravissimi. Inoltre, si è diffusa una nuova comprensione del senso delle sanzioni penali da parte dello Stato. Infine, sono stati messi a punto sistemi di detenzione più efficaci, che garantiscono la doverosa difesa dei cittadini, ma, allo stesso tempo, non tolgono al reo in modo definitivo la possibilità di redimersi. Pertanto la Chiesa insegna, alla luce del Vangelo, che “la pena di morte è inammissibile perché attenta all’inviolabilità e dignità della persona”, e si impegna con determinazione per la sua abolizione in tutto il mondo». Il Catechismo promulgato nel 1992 era già stato corretto nel paragrafo sulla pena di morte dopo le affermazioni di Giovanni Paolo II nella Enciclica Evangelium vitae nel 1995, che considerava “praticamente inesistenti” i casi di assoluta necessità della pena capitale.

Da allora in poi la Santa Sede si era impegnata per fermare le esecuzioni anche con discrete richieste di grazia, fatte per casi celebri come quello di Joseph O’Dell e Karla Faye Tucker, ma pure per molti altri meno noti. Il Vaticano non entra mai nel merito legale delle vicende, perché il punto non è salvare eventuali innocenti dal patibolo, ma affermare che la sacralità della vita umana va sempre affermata e protetta, anche nel caso degli assassini, perché è possibile fare giustizia in maniera diversa, lasciando aperta la porta della loro redenzione.

La domanda per Christa Pike era stata presentata da tempo, seguendo queste modalità, ma non aveva ricevuto risposte. In genere succede così, però non mancano i casi meno noti in cui la grazia è stata effettivamente concessa, anche senza finire sulle prime pagine dei giornali.

La richiesta di Prevost resta comunque sul tavolo e la drammatica esecuzione fallita rinforza ancora di più la sua logica, che non nega la necessità di applicare la legge, fare giustizia o garantire la sicurezza della nostra società, ma sottolinea appunto la possibilità di raggiungere questi obiettivi attraverso altri mezzi, come la detenzione, senza togliere un’altra vita e senza privare il condannato della possibilità di redimersi. La vicenda del Tennessee ha aggiunto urgenza al problema, dimostrando quanto disumano sia ignorarlo.

La pubblicità ricevuta ora dal caso rischia però di diventare un’arma a doppio taglio. Da una parte potrebbe spingere verso il buonsenso, per accettare la logica di fare giustizia senza ripetere l’esecuzione. Dall’altra però potrebbe indurire le posizioni dei politici che possono salvare Pike, per dimostrare che sono duri e inflessibili contro la criminalità. Comunque sia, il papa americano invita i suoi connazionali a riflettere.

Leggi i commenti