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Putin, minaccia nucleare: “È il nostro vantaggio, l’Italia resta un partner”

(reuters)

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Il discorso dello zar al Forum Valdai: “A Kaliningrad escalation Nato, pronti a difenderci in tutti i modi. Possibile trilaterale con Trump e Xi”
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Le esercitazioni nel Mar Baltico, una dopo l’altra, e i tentativi di sequestrare le nostre navi: tutto questo è un’escalation». Vladimir Putin alza ulteriormente i toni della sfida alla Nato e soprattutto all’Europa. Mette al centro Kaliningrad, la penisola russa sul mar Baltico incastonata nel territorio polacco: lo snodo di tutte le tensioni. E ribadisce la minaccia formulata nel documento consegnato da Mosca alla Nato pochi giorni fa: «Se dovessimo trovarci di fronte a un’aggressione, saremo costretti a rispondere con tutte le armi disponibili. I cittadini dei Paesi europei devono comprenderlo». Nelle sue parole, l’arsenale nucleare diventa il «vantaggio competitivo»: «Francia e Regno Unito sono potenze nucleari; ne siamo pienamente consapevoli, ma nessun altro dispone delle armi di distruzione che abbiamo noi. È il nostro vantaggio competitivo». Nega di volere attaccare le nazioni Nato, «né ora, né nel 2030 o nel 2050». Si concentra sulla prospettiva di un’offensiva dell’Allenza a…

Le esercitazioni nel Mar Baltico, una dopo l’altra, e i tentativi di sequestrare le nostre navi: tutto questo è un’escalation». Vladimir Putin alza ulteriormente i toni della sfida alla Nato e soprattutto all’Europa. Mette al centro Kaliningrad, la penisola russa sul mar Baltico incastonata nel territorio polacco: lo snodo di tutte le tensioni. E ribadisce la minaccia formulata nel documento consegnato da Mosca alla Nato pochi giorni fa: «Se dovessimo trovarci di fronte a un’aggressione, saremo costretti a rispondere con tutte le armi disponibili. I cittadini dei Paesi europei devono comprenderlo». Nelle sue parole, l’arsenale nucleare diventa il «vantaggio competitivo»: «Francia e Regno Unito sono potenze nucleari; ne siamo pienamente consapevoli, ma nessun altro dispone delle armi di distruzione che abbiamo noi. È il nostro vantaggio competitivo». Nega di volere attaccare le nazioni Nato, «né ora, né nel 2030 o nel 2050». Si concentra sulla prospettiva di un’offensiva dell’Allenza atlantica, replicando alle dichiarazioni del segretario generale Mark Rutte sulla «superiorità militare dell’Occidente»: «Il nemico sarebbe due volte superiore. Sì, non avremmo forze e risorse sufficienti per contrastarlo. Il punto è che disponiamo di questi vantaggi competitivi per la nostra difesa».

Va oltre e assume toni apocalittici: «Dobbiamo renderci conto che il punto di non ritorno potrebbe arrivare molto rapidamente e in maniera inattesa per tutti. La logica dell’escalation, con ritorsioni sempre più dure porta a un esito fatale. Questo è un cammino verso l’abisso. Soprattutto oggi, perché gli arsenali delle potenze contengono armi capaci di cancellare la vita umana. Siamo certi che questi armamenti non verranno mai usati? No. Dobbiamo tenerlo in mente e impedire che accada».

Poi lancia un monito circostanziato contro il sostegno bellico occidentale a Kiev: «Quando qualcuno inizia a combatterci con l’aiuto di qualcun altro, questa è una minaccia. Non sto dicendo che domani scateneremo attacchi contro il territorio e le imprese di quei Paesi che forniscono armi all’Ucraina. Ma questa è una minaccia che dobbiamo valutare e tenere presente con chiarezza». Le sue frasi sono calibrate per cavalcare il dibattito sul contributo alla resistenza ucraina contro l’invasione che divide trasversalmente i partiti politici dell’Ue, anche in Italia. Vuole amplificare le paure, sottolineando il pericolo che l’aiuto militare a Kiev e lo schieramento della Nato in difesa dei Paesi del Baltico possano innescare una guerra totale. Il suo obiettivo è lineare: per vincere nel Donbass deve interrompere l’appoggio Ue a Kiev.

Rispondendo a una domanda, spiega che considera «l’Italia come parte della partnership eurasiatica». Si dilunga sul nostro debito pubblico e sulle nostre finanze: «Molte cose sono state fatte con errori gravi che hanno conseguenze negative per l’economia e i cittadini lo sentono sulla propria pelle». Invita i singoli governi a dissociarsi da Bruxelles, paragonandola all’Urss: «Qualcuno oggi vieta a determinati Paesi di avere rapporti con la Russia. A noi nessuno lo vieta, siamo disposti al dialogo sia con l’Ue sia con singoli Paesi».

Putin parla al Forum Valdai, da sempre scelto per trasmettere messaggi all’Occidente, esibendo una determinazione che sembra dettata dai vecchi canoni della deterrenza: mostrarsi pronto a tutto pur di spingere l’avversario a cambiare linea. Bolla come «assurda» la proposta — formulata da Donald Trump — di sospendere i raid contro i mercantili diretti a Odessa in cambio dello stop alle incursioni contro le raffinerie. Secondo lui, i bombardamenti degli impianti sono costati alla Russia solo l’1% del Pil mentre l’industria siderurgica ucraina è stata azzerata. Propaganda risultati trionfali al fronte, con la conquista di 1300 chilometri quadrati: «Siamo pronti a chiudere il conflitto con negoziati di pace. Solo però a condizioni accettabili per il popolo russo: la neutralità di Kiev è una di queste». Infine, apre al summit a tre con Trump e Xi, a patto che venga concordata «un’agenda appropriata»: il riconoscimento del rango russo di superpotenza.

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