Spagna, sul decreto casa oggi voto decisivo per Sánchez: se non passa, ipotesi elezioni anticipate
di Benedetta PerilliDal lato degli speculatori o dal lato dei cittadini? Il Parlamento spagnolo vota oggi il decreto casa, approvato in due provvedimenti dal governo Sánchez nei giorni scorsi, per rispondere alla grave crisi abitativa che colpisce il Paese e sotto le pressioni del movimento di protesta nato dopo l’eclatante sfratto di Maricarmen, l’87enne cacciata dalla sua abitazione a Madrid.
Se il decreto, che ha visto convergere tutto l’esecutivo progressista, può contare – almeno per il primo provvedimento – sul voto di Podemos, del Partito nazionalista basco e di Coalicion Canaria, forze vitali per la maggioranza, non avrà il decisivo appoggio dei sette deputati di Junts. Il partito indipendentista catalano ha fatto sapere ieri che non lo convaliderà – così come faranno le opposizioni del Partito Popular e Vox – e ha chiesto al governo di ritirarlo presentando congiuntamente una nuova versione che vorrebbe negoziare con il governo. Al centro delle critiche del partito presieduto da Carles Puigdemon…
Dal lato degli speculatori o dal lato dei cittadini? Il Parlamento spagnolo vota oggi il decreto casa, approvato in due provvedimenti dal governo Sánchez nei giorni scorsi, per rispondere alla grave crisi abitativa che colpisce il Paese e sotto le pressioni del movimento di protesta nato dopo l’eclatante sfratto di Maricarmen, l’87enne cacciata dalla sua abitazione a Madrid.
Se il decreto, che ha visto convergere tutto l’esecutivo progressista, può contare – almeno per il primo provvedimento – sul voto di Podemos, del Partito nazionalista basco e di Coalicion Canaria, forze vitali per la maggioranza, non avrà il decisivo appoggio dei sette deputati di Junts. Il partito indipendentista catalano ha fatto sapere ieri che non lo convaliderà – così come faranno le opposizioni del Partito Popular e Vox – e ha chiesto al governo di ritirarlo presentando congiuntamente una nuova versione che vorrebbe negoziare con il governo. Al centro delle critiche del partito presieduto da Carles Puigdemont la mancanza di garanzie per i proprietari della case che rischiano di "provocare l'effetto contrario", ovvero meno offerta di affitti e prezzi ancora più alti.
Cosa succede ora? La pressione sul Congresso oggi è altissima: il premier Pedro Sánchez ha comunicato l’intenzione di procedere con gli stessi decreti “presentati per frenare la speculazione, facilitare l’accesso alla prima casa, favorire gli affitti accessibili e frenare gli sfratti” – ha scritto ieri su X dopo l’annuncio dei catalani – "E' arrivata l'ora della verità. Pp, Vox e Junts devono scegliere: o stanno con la maggioranza sociale o con gli speculatori. Risponderanno del loro voto davanti a intere generazioni", ha aggiunto.
Dal fronte della protesta, gli Indignados oggi partiranno dal presidio di Puerta del Sol per raggiungere la carrera di San Jeronimo dove il Sindicato de las Inquilinas – il sindacato che sostiene le manifestazioni - ha dato appuntamento ai cittadini “per far sentire la propria voce”. “La casa deve smettere di essere un business e diventare un diritto effettivo”, hanno fatto sapere dal movimento arancione che ormai si identifica con il mazzo di chiavi, lo stesso che ogni attivista agita durante le proteste.
Resta l’incognita del futuro del governo Sánchez: secondo voci interne al Partito socialista e alla Moncloa, riportate dal quotidiano El País l’esito del voto di oggi potrebbe spingere il presidente del Governo alla mossa inattesa delle elezioni anticipate, così il premier socialista potrebbe capitalizzare il malcontento nazionale contro le destre. E spunta anche la prima data possibile: domenica 29 novembre.