I due tank rivestiti da gusci di lamiere avanzano nella pianura ucraina. Da tre anni i carri armati che si inoltrano sulla linea del fronte vengono inesorabilmente distrutti dai droni kamikaze. Ma questi due giganti d’acciaio hanno intorno una scorta di robot guardiani: quadricotteri grandi e piccoli che dall’alto sorvegliano il terreno, avvistano le minacce, sganciano bombe sui capisaldi nemici e intercettano i droni avversari. Ed ecco che la coppia di tank della 475ma brigata di Kiev riesce a tornare protagonista sul campo di battaglia, imponendo la mobilità, la potenza del cannone e la protezione delle blindature nello scontro con i russi asserragliati nelle macerie di un villaggio.
La rinascita dei panzer
Le immagini dell’offensiva ucraina nel settore di Kharkiv sembrano dimostrare come i tank non siano destinati a scomparire. E confermano il concetto definito dall’Esercito italiano nel selezionare i nuovi mezzi corazzati destinati a formare le due brigate pesanti previste da…
I due tank rivestiti da gusci di lamiere avanzano nella pianura ucraina. Da tre anni i carri armati che si inoltrano sulla linea del fronte vengono inesorabilmente distrutti dai droni kamikaze. Ma questi due giganti d’acciaio hanno intorno una scorta di robot guardiani: quadricotteri grandi e piccoli che dall’alto sorvegliano il terreno, avvistano le minacce, sganciano bombe sui capisaldi nemici e intercettano i droni avversari. Ed ecco che la coppia di tank della 475ma brigata di Kiev riesce a tornare protagonista sul campo di battaglia, imponendo la mobilità, la potenza del cannone e la protezione delle blindature nello scontro con i russi asserragliati nelle macerie di un villaggio.
La rinascita dei panzer
Le immagini dell’offensiva ucraina nel settore di Kharkiv sembrano dimostrare come i tank non siano destinati a scomparire. E confermano il concetto definito dall’Esercito italiano nel selezionare i nuovi mezzi corazzati destinati a formare le due brigate pesanti previste dagli accordi Nato: l’idea è quella di trasformare il panzer in una centrale digitale, mobile e corazzata, che coordini uno sciame di strumenti telecomandati in terra e in cielo, permettendo così di condurre manovre in profondità anche nella guerra dei droni. La stessa impostazione seguita dagli israeliani, che continuano a credere nell’importanza dei carri armati concepiti però come lo snodo di una rete di sistemi robot.
Il maxicontratto
Il termine panzer non è casuale, perché il fulcro di questa rivoluzione del nostro esercito saranno due veicoli progettati dalla Rheinmetall tedesca e modificati da Leonardo in “piattaforme digitali” con strumentazioni elettroniche made in Italy. Il contratto per l’adozione dei carri Panther e dei cingolati da combattimento Lynx è in dirittura d’arrivo, segnando un momento di svolta nella nostra Difesa. Questo sia per l’impegno economico della commessa, che sarà superiore a ventitré miliardi di euro nell’arco di quattordici anni; sia per il cambiamento che imporrà alle forze terrestri e all’industria nazionale.
La rivoluzione italiana
Vale la pena di ricordare che oggi l’Italia dispone di circa settanta tank Ariete risalenti alla fine degli anni ‘80 ed è in corso un piano di aggiornamenti per riportarne in servizio novanta. Più che di un capitolo della corsa agli armamenti, in questo caso si tratta di colmare un buco nella sicurezza del Paese. Il nuovo programma riguarda 132 Panther “italianizzati”, 140 carri per compiti speciali (gettaponti, gru, pionieri per abbattere sbarramenti) e 1050 cingolati Lynx di varie versioni, alcuni per trasportare squadre di fanti, altri con diversi armamenti, anche contraerei e anti-drone. Il 60 per cento dei fondi andrà a dodici fabbriche del nostro Paese, da Napoli a Bolzano con il baricentro nella storica Oto Melara della Spezia, dove sono già stati effettuati investimenti e sono previste migliaia di assunzioni. Il Parlamento ha approvato nel 2024 l’acquisto dei tank: il governo Meloni aveva indicato i Leopard 2, adottati da numerosi eserciti europei. I tempi si sono allungati per l’annullamento dell’accordo iniziale con il gruppo franco-tedesco KNDS e la scelta di dare una rilevante componente nazionale ai mezzi puntando invece sul Panther, di concezione più recente e finora in servizio solo con l’Ungheria.
Lo sconto del ministro
Le indiscrezioni del sito “The Defense Post” ipotizzano che il primo contratto varato dal dicastero della Difesa avrà un importo di circa cinque miliardi; altre fonti parlando di tre miliardi e mezzo per il via libera alla produzione di una cinquantina di veicoli. Si attende però di capire quali saranno i costi esatti: il ministro Guido Crosetto infatti ha dichiarato la scorsa primavera di avere negoziato con la joint venture Leonardo-Rheinmetall “uno sconto del 18 per cento”.
Le ricadute sulla difesa Ue
Gli aspetti industriali sono di impatto europeo. Leonardo attraverso l’intesa con Rheinmetall concretizza una posizione leader anche nei mezzi corazzati, rafforzata dall’acquisizione di Iveco Defence – che costruisce pure i blindati anfibi per i Marines statunitensi - e dalla capacità di integrare questi veicoli con il suo catalogo di apparati elettronici e artiglierie. Si tratta di un ruolo continentale che nessuna impresa italiana aveva mai rivestito e che costituisce il trampolino di lancio per le commesse di altre nazioni finanziate con i prestiti Ue Safe, riservati alle forniture di prodotti europei.