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Kiev si prepara all’inverno più duro: Mosca ora punta a ponti e rete elettrica

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I russi non avevano mai attaccato i grandi ponti urbani e il raid che ieri ha lesionato il Pivdennyi, imponendo il blocco del traffico, è stato colto dagli abitanti della capitale come l’esordio dei mesi invernali peggiori vissuti negli ultimi anni
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Il ponte Pivdennyi attraversa il fiume Dnipro e collega le due metà di Kiev con i binari della metropolitana e sei corsie sempre affollate di automobili: è fondamentale per gli spostamenti di 900 mila persone. I milleduecento metri di cemento sono sostenuti da un unico grande pilone, colpito nelle ultime 48 ore da più ondate di droni: sono i nuovi Geran 5 a reazione, veloci e con una precisione estrema. Hanno una testata speciale che fonde il metallo e da una settimana vengono usati pure per spezzare i tralicci dell’alta tensione e dare il colpo di grazia alla rete elettrica ucraina.

I russi non avevano mai attaccato i grandi ponti urbani e il raid che ha lesionato il Pivdennyi, imponendo il blocco del traffico, è stato colto dagli abitanti della capitale come l’esordio di un inverno da incubo, peggiore dei quattro terribili già vissuti. Dall’inizio dell’estate non esistono più zone franche. Treni, autobus, supermarket, distributori di benzina, industrie alimentari: tutto è diventato …

Il ponte Pivdennyi attraversa il fiume Dnipro e collega le due metà di Kiev con i binari della metropolitana e sei corsie sempre affollate di automobili: è fondamentale per gli spostamenti di 900 mila persone. I milleduecento metri di cemento sono sostenuti da un unico grande pilone, colpito nelle ultime 48 ore da più ondate di droni: sono i nuovi Geran 5 a reazione, veloci e con una precisione estrema. Hanno una testata speciale che fonde il metallo e da una settimana vengono usati pure per spezzare i tralicci dell’alta tensione e dare il colpo di grazia alla rete elettrica ucraina.

I russi non avevano mai attaccato i grandi ponti urbani e il raid che ha lesionato il Pivdennyi, imponendo il blocco del traffico, è stato colto dagli abitanti della capitale come l’esordio di un inverno da incubo, peggiore dei quattro terribili già vissuti. Dall’inizio dell’estate non esistono più zone franche. Treni, autobus, supermarket, distributori di benzina, industrie alimentari: tutto è diventato un bersaglio. La priorità però resta l’energia: il Cremlino vuole gettare l’intera Ucraina nell’oscurità e nel gelo, convinto di riuscire a piegare la volontà di resistere. Non è una prospettiva remota: le giornate sono ancora tiepide, ma la notte il termometro scende già a cinque gradi.

Gli invasori ci avevano già provato lo scorso anno. Le difese contraeree all’epoca però erano ancora robuste. Abbattevano oltre l’ottanta per cento dei vecchi velivoli teleguidati a elica e grazie ai Patriot americani fermavano oltre metà dei missili balistici. Adesso gli scudi si sono dissolti. Le consegne di Patriot sono state interrotte; mitragliere e droni intercettori sono inutili contro le bombe volanti con propulsori a reazione. In pratica, tutta l’Ucraina è rimasta senza protezione. La distruzione è sistematica: i missili piombano sulle centrali; i droni jet fanno il resto. Spazzano via le stazioni di distribuzione, i depositi di combustibile e hanno persino incendiato il centro informatico che gestisce le attività della Dtek, il principale operatore privato del settore.

Un documento russo intercettato dall’intelligence di Kiev descrive il piano di Mosca per isolare i tre impianti nucleari, gli unici che non possono venire bombardati e garantiscono il 60 per cento dell’energia. Sta già venendo concretizzato: la scorsa notte nella zona di Nalivaykovka è stata colpita due volte la sottostazione che collega la centrale nucleare di Rivne alla capitale. Questi raid espongono comunque i reattori a gravi rischi, perché rendono incerta l’alimentazione degli apparati di sicurezza e obbligano a ridurne la potenza senza preavviso.

La situazione è drammatica. Mercoledì scorso c’è stato l’esordio dell’offensiva, prendendo di mira le sorgenti di elettricità in cinque regioni. “Durante l’estate non c’è mai stato un giorno senza attacchi contro le infrastrutture energetiche – ha dichiarato il primo ministro Serhii Koretskyi -, ma non un assalto così massiccio e coordinato non si vedeva dallo scorso gennaio”. A Kiev i missili hanno demolito l’impianto termoelettrico di Trypilska e sono ripresi i blackout in diversi quartieri. Nel momento più pesante dello scorso inverno, gli abitanti della metropoli hanno ricevuto luce, riscaldamento e acqua per otto-dieci ore al giorno mentre la temperatura è scesa sottozero. Tutti sanno che i prossimi mesi saranno un salto nel buio, letteralmente. C’è stata la corsa a comprare stufe a gas e gruppi elettrogeni, ma si tratta solo di palliativi.

Prima dell’invasione il Paese produceva 54,5 gigawatt. Dopo la perdita della centrale di Zaporizhzhia – la più grande d’Europa - il totale è sceso a 32. Gli attacchi russi nello scorso dicembre hanno ridotto l’erogazione a dodici gigawatt: sei in meno del minimo indispensabile. Dopo mesi di riparazioni, a settembre si era arrivati a quindici gigawatt, a cui va aggiunta la corrente venduta dalle nazioni vicine con un programma finanziato dalla Ue. I droni jet adesso si stanno accanendo proprio sugli elettrodotti che collegano alla Polonia, all’Ungheria e alla Romania.

I bombardamenti spesso seguono la tattica del “double tap”: un ordigno incendia gli impianti, dopo mezz’ora ne arrivano altri per uccidere i tecnici che cercano di rimetterli in funzione. Le centrali a combustibile di Dtek sono state centrate oltre 230 volte e in molti casi - come è accaduto a Kherson – non c’è nulla da fare: bisogna sostituire le turbine e rimangono ferme per mesi. Tutta la rete è in condizioni precarie e un singolo snodo incenerito crea problemi a catena. “E’ inutile riparlarle – ha spiegato un operaio delle squadre di pronto intervento – se non siamo in grado di proteggerle dagli attacchi”. Ed è l’assenza di missili contraerei che dopo quasi cinque anni di guerra rende possibile il disegno di Vladimir Putin: nel giro di un mese tutta l’Ucraina potrebbe precipitare nelle tenebre.

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