Bombe sui ponti e inviti a lasciare Kiev il prima possibile. Non sono aperture al dialogo quelle che anche ieri la Russia ha lanciato all’Ucraina e all’Occidente. Il ministero degli Esteri di Mosca ha raccomandato ai cittadini e ai diplomatici stranieri di lasciare Kiev e a non viaggiare in Ucraina: «Le forze armate continueranno a compiere massicci attacchi di rappresaglia su siti militari a Kiev e in altre città ucraine — ha avvertito — La responsabilità per eventuali conseguenze negative per chi restasse in Ucraina ricadrà interamente su coloro che ignorano questo avvertimento».
Il regime di Vladimir Putin, lungi dal volersi sedere al tavolo negoziale, ha iniziato dunque una escalation sulla capitale. Alle parole si accompagnano i fatti. Come i bombardamenti sui ponti di Kiev. Nei giorni precedenti era toccato a quello Sud, mentre ieri è stato colpito il Ponte Nord, che secondo Mosca viene utilizzato per «facilitare i movimenti delle truppe e la logistica delle consegne di mat…
Bombe sui ponti e inviti a lasciare Kiev il prima possibile. Non sono aperture al dialogo quelle che anche ieri la Russia ha lanciato all’Ucraina e all’Occidente. Il ministero degli Esteri di Mosca ha raccomandato ai cittadini e ai diplomatici stranieri di lasciare Kiev e a non viaggiare in Ucraina: «Le forze armate continueranno a compiere massicci attacchi di rappresaglia su siti militari a Kiev e in altre città ucraine — ha avvertito — La responsabilità per eventuali conseguenze negative per chi restasse in Ucraina ricadrà interamente su coloro che ignorano questo avvertimento».
Il regime di Vladimir Putin, lungi dal volersi sedere al tavolo negoziale, ha iniziato dunque una escalation sulla capitale. Alle parole si accompagnano i fatti. Come i bombardamenti sui ponti di Kiev. Nei giorni precedenti era toccato a quello Sud, mentre ieri è stato colpito il Ponte Nord, che secondo Mosca viene utilizzato per «facilitare i movimenti delle truppe e la logistica delle consegne di materiale militare».
Kiev, i russi bombardano anche il ponte nord della capitale: il momento dell'esplosione
«A partire dalla prossima settimana, inizieremo a costruire diversi ponti galleggianti sul Dnepr per collegare la riva sinistra e destra della capitale dopo i danni causati dai raid russi», ha annunciato il governo ucraino, che sta valutando anche la possibilità di costruire un tunnel sotto il fiume, mentre Volodymyr Zelensky ha promesso di intensificare gli attacchi contro le raffinerie di petrolio russe. Il presidente ucraino ha affermato che l’intelligence ha ottenuto documenti che dimostrano come Vladimir Putin abbia emanato una “nuova dottrina” di attacchi militari contro una gamma molto più ampia di obiettivi civili in vista dell’inverno: «I documenti consentono loro di attaccare le strade, le scuole, gli ospedali, per far lasciare le città».
Ucraina, raid russo colpisce il Ponte Sud a Kiev: la struttura avvolta dalle fiamme
L’allarme per la minaccia russa è suonato ieri, di nuovo, anche sul fianco Est dell’Europa. Mentre la Lettonia votava, poco più a sud, in Lituania, i caccia della Nato sono decollati per la possibile presenza di un drone. Tanto è bastato perché l’aeroporto di Vilnius venisse chiuso e la popolazione fosse invitata a rifugiarsi in un luogo sicuro.
Il conflitto spaventa il vecchio continente. E Bruxelles — a quanto apprende l’Ansa — stima che l’Ucraina potrebbe avere bisogno nel 2027 fino a 70 miliardi di euro in più di quanto preventivato, per poter continuare a resistere, in aggiunta dunque ai 45 miliardi già previsti dal prestito Ue. Al momento sarebbero in corso contatti approfonditi tra Bruxelles e Kiev per definire le esigenze con precisione e produrre un report da sottoporre ai 27, forse già al Consiglio europeo di ottobre.
L’alleato americano, intanto, è tutto concentrato sul business con il Cremlino, come rivela il New York Times. Sul tavolo dei negoziati tra Washington e Mosca sarebbe finito infatti anche un accordo petrolifero multimiliardario su un vasto complesso di giacimenti petroliferi, raffinerie e stazioni di servizio in tutto il mondo di proprietà della russa Lukoil. Un’intesa che avvantaggerebbe aziende mediorientali legate ai due principali negoziatori americani, Steve Witkoff e il genero del presidente Jared Kushner.
Sul tema dei negoziati, il leader ucraino ieri si è mostrato assai scettico: «Stiamo perdendo tempo se vogliamo giocare con i compromessi russi — ha detto Zelensky —. Se Putin vede che sei disposto ad accettare qualcosa, cercherà di proporti un’altra idea, altre questioni e nuove condizioni. Putin ha iniziato a pensare di essere lui a poter decidere. Ma l’America è cento volte più forte della Russia. Deve solo ricordarsene».