Voleva «vendicare Gaza» e «morire da martire» Hamam al-Hammami, il copilota omanita che mercoledì scorso ha tentato di far precipitare il volo 1073 di Flydubai, con 174 passeggeri a bordo, quasi tutti israeliani. Lo ha rivelato l’emittente israeliana Channel 12, che sta ricevendo informazioni sull’inchiesta condotta dalla procura generale degli Emirati Arabi Uniti.
Israele non ritiene che altri membri dell’equipaggio fossero coinvolti nel tentativo di al-Hammami di far precipitare l’aereo. Gli assistenti di volo sono stati interrogati negli Emirati su richiesta israeliana, dopo che alcuni passeggeri avevano riferito di comportamenti strani. Hanno ammesso di essere stati confusi e disorientati, ma hanno negato qualsiasi coinvolgimento nel piano. Gli investigatori, secondo Channel 12, hanno concluso che nessuno di loro era coinvolto nel tentato attacco.
Voleva «vendicare Gaza» e «morire da martire» Hamam al-Hammami, il copilota omanita che mercoledì scorso ha tentato di far precipitare il volo 1073 di Flydubai, con 174 passeggeri a bordo, quasi tutti israeliani. Lo ha rivelato l’emittente israeliana Channel 12, che sta ricevendo informazioni sull’inchiesta condotta dalla procura generale degli Emirati Arabi Uniti.
Israele non ritiene che altri membri dell’equipaggio fossero coinvolti nel tentativo di al-Hammami di far precipitare l’aereo. Gli assistenti di volo sono stati interrogati negli Emirati su richiesta israeliana, dopo che alcuni passeggeri avevano riferito di comportamenti strani. Hanno ammesso di essere stati confusi e disorientati, ma hanno negato qualsiasi coinvolgimento nel piano. Gli investigatori, secondo Channel 12, hanno concluso che nessuno di loro era coinvolto nel tentato attacco.
Nei giorni scorsi era emerso che al-Hammami avrebbe agito da solo e non su ordine dell’Iran o di una rete terroristica. Si sarebbe radicalizzato autonomamente, come sembrano indicare alcuni post riaffiorati dai suoi profili social cancellati, e avrebbe pianificato l’attentato per mesi. Ma un funzionario del Mossad avrebbe riferito durante una riunione di gabinetto che gli investigatori, esaminando il suo telefono, hanno scoperto numerosi viaggi in Paesi ostili a Israele, «alcuni dei quali considerati nemici». «Stiamo verificando se, durante queste visite, un individuo o un’organizzazione di qualsiasi tipo lo abbia reclutato», avrebbe detto il funzionario del Mossad secondo quanto riferito all’emittente israeliana. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump continua a ritenere l’Iran responsabile di quanto accaduto. «Personalmente penso di sì», ha risposto oggi ai giornalisti che gli chiedevano se Teheran fosse dietro il tentato attacco.
L’Australia ha inoltre avviato ieri un’indagine sui possibili legami del copilota con il Paese. Alcuni media locali hanno riferito che l’omanita aveva ottenuto un visto studentesco nel 2014 e aveva studiato in Australia tra il 2015 e il 2017. Gli investigatori stanno valutando se possa essersi radicalizzato durante quel periodo. Il visto sarebbe stato revocato nel 2019, dopo l’interruzione degli studi.
Dagli interrogatori sono emersi nei giorni scorsi altri dettagli sul piano del copilota. Innanzitutto, l’intenzione di far schiantare l’aereo sull’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Ma anche il fatto che il progetto sarebbe stato preparato con largo anticipo e nei minimi dettagli. Al-Hammami avrebbe infatti raccontato di aver scelto deliberatamente Flydubai perché la compagnia emiratina opera regolarmente voli verso Israele: «Ho verificato quali compagnie aeree volassero a Tel Aviv. Ecco perché ho scelto Flydubai. Avevo programmato tutto ancora prima di essere accettato».