SAN PAOLO – «É você», sei tu. In una cella di 12 metri quadrati, con il rumore di sottofondo di un impianto di condizionamento datato, alla fine del 2025, Jair Bolsonaro consegna al figlio Flávio ciò che ha di più prezioso: la sua eredità politica. Scioglie così il mistero della Succession bolsonarista e lancia, di fatto, la corsa politica del primogenito. «Si sentiva umiliato perché il sistema non gli permetteva più di partecipare alla vita politica», ha raccontato Flávio Bolsonaro, quel primogenito che ora può davvero diventare presidente.
Condannato a 27 anni e tre mesi di carcere per organizzazione criminale armata, abolizione violenta dello Stato di diritto, colpo di Stato e danni al patrimonio pubblico, agli arresti domiciliari e interdetto dalla vita pubblica, l’ex generale Jair Bolsonaro si è preso domenica la sua rivincita. Il secondo turno elettorale è il 25 ottobre e la partita di Flávio è ancora aperta, ma da ieri altri quattro Bolsonaro si sono aggiudicati incarichi pubbl…
SAN PAOLO – «É você», sei tu. In una cella di 12 metri quadrati, con il rumore di sottofondo di un impianto di condizionamento datato, alla fine del 2025, Jair Bolsonaro consegna al figlio Flávio ciò che ha di più prezioso: la sua eredità politica. Scioglie così il mistero della Succession bolsonarista e lancia, di fatto, la corsa politica del primogenito. «Si sentiva umiliato perché il sistema non gli permetteva più di partecipare alla vita politica», ha raccontato Flávio Bolsonaro, quel primogenito che ora può davvero diventare presidente.
Condannato a 27 anni e tre mesi di carcere per organizzazione criminale armata, abolizione violenta dello Stato di diritto, colpo di Stato e danni al patrimonio pubblico, agli arresti domiciliari e interdetto dalla vita pubblica, l’ex generale Jair Bolsonaro si è preso domenica la sua rivincita. Il secondo turno elettorale è il 25 ottobre e la partita di Flávio è ancora aperta, ma da ieri altri quattro Bolsonaro si sono aggiudicati incarichi pubblici in tutto il Paese: la moglie Michelle, il secondo genito Carlos, il quarto figlio ventottenne Jair Renan e il fratello Renato. Con queste elezioni, il cognome «Bolsonaro» si fa clan e grande dinastia della destra latinoamericana.
Flávio Bolsonaro, che di se stesso dice di essere «un Bolsonaro vaccinato» – il padre ha gestito il Covid negando la pandemia – non è nuovo in politica. Classe 1981, è stato eletto nel 2003 come deputato più giovane del parlamento dello Stato di Rio de Janeiro. Ha servito per quattro mandati, con un’agenda sempre focalizzata sulla sicurezza, sulla difesa della famiglia e sull’opposizione alle politiche assistenzialiste. Nel 2018 è stato eletto senatore.
Non sono anni privi di scandali: nel 2005, da deputato, Flávio conferisce una medaglia ad Adriano da Nóbrega, allora detenuto e successivamente indicato dagli investigatori come figura di vertice di un gruppo paramilitare. Più tardi, nel 2020, Nóbrega sarà ucciso dalla polizia. L’ambiguità del suo rapporto con le milizie – gruppi armati spesso formati da ex forze dell’ordine che controllano determinati territori – è un tema ricorrente tra i suoi detrattori. Proprio su questo Lula lo ha attaccato domenica sera: «Non ha un vero curriculum, non ha mai lavorato in vita sua, è arrivato al potere con l’appoggio dei miliziani».
Attualmente è indagato nell’ambito dell’inchiesta Banco Master per sospetta corruzione e riciclaggio, in relazione all’equivalente di 23 milioni di euro versati dall’ex banchiere Daniel Vorcaro per finanziare il film sulla vita del padre Jair. «L’obiettivo numero uno di Flávio è liberare il padre», ragiona Thomas Traumann, ex ministro e analista politico, in conversazione con Repubblica, «La seconda priorità è mettere sotto impeachment i giudici della Corte Suprema. La terza è subordinare la politica estera brasiliana agli Stati Uniti», conclude.
Gli altri quattro Bolsonaro in corsa – erano in totale otto i membri della famiglia eleggibili – entreranno subito in funzione. Michelle, moglie di Jair, alla sua prima candidatura, è stata la più votata al Senato nel Distretto Federale, la circoscrizione della capitale Brasilia. Nel Paese con più cattolici al mondo, che vive però un enorme spostamento di fedeli verso le chiese evangeliche, è lei una delle principali figure politiche di riferimento dell’elettorato evangelico, in particolare pentecostale, che in queste elezioni è sceso in campo con tutta l’artiglieria a favore del candidato sovranista. Carlos, il secondo figlio di Jair, considerato una testa calda, si è trasferito a Santa Catarina e ha conquistato un seggio al Senato. Jair Renan, di 28 anni, quarto figlio di Jair, senza alcuna esperienza, sarà deputato della Camera federale. Infine, ce n’è anche per Renato, fratello del patriarca, che conquista il suo primo mandato alla Camera. È mancato solo Eduardo, il terzo figlio e il più combinaguai, interdetto dalle elezioni e al confino in Florida, da dove trama, con successo, a favore della famiglia.
C’è infatti la lunga mano degli Usa sul successo del clan: Donald Trump non ha mai risparmiato complimenti all’amico ex generale, che mangiava pollo fritto in un KFC di Orlando mentre si consumava l’assalto ai palazzi di governo nel 2022. Il tycoon ha minacciato l’attuale presidente con dazi stratosferici, ha sanzionato i giudici della Corte suprema brasiliana e ha dichiarato “terroristi” i cartelli della droga. È una pressione senza precedenti che dovrà essere ripagata in termini di sovranità e risorse una volta al potere.