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Sanders e la ricetta italiana per strappare il Congresso: “Copiamo la vostra sanità”

Bernie Sanders 

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Il comizio del senatore in California per lanciare il candidato democratico alle elezioni di Midterm: “Fermiamo gli oligarchi”
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Bakersfield (California) – Bernie Sanders ha appena concluso l’ultimo comizio elettorale di una lunga giornata, e chiama la deputata Pramila Jayapal con cui gira la California: «Non odiarmi, c’è un cambio di programma: andiamo a cena in un ristorante messicano, invece dell’italiano». Ma come, senatore? Non le piace più la nostra cucina? Sanders ride e ci posa il braccio sulla spalla, con fare rassicurante: «Quando mai? No, è solo che non hanno posto. L’Italia per me è grande fonte di ispirazione». Perché? «Se ti succede qualcosa a Roma e devi correre al pronto soccorso, poi quanto paghi? Zero! E perché mai non dovremmo farlo pure noi qui, nella più ricca democrazia della storia? Dobbiamo copiare l’Italia».

Otto di sera, all’uscita dall’Harvey Auditorium della Bakersfield High School. È il capoluogo della Kern County, dove Steinbeck aveva ambientato “The Grapes of Wrath”, “Furore”, che gli aveva fruttato il Nobel per la letteratura. Raccontava la fuga dei contadini dall’Oklahoma, quan…

Bakersfield (California) – Bernie Sanders ha appena concluso l’ultimo comizio elettorale di una lunga giornata, e chiama la deputata Pramila Jayapal con cui gira la California: «Non odiarmi, c’è un cambio di programma: andiamo a cena in un ristorante messicano, invece dell’italiano». Ma come, senatore? Non le piace più la nostra cucina? Sanders ride e ci posa il braccio sulla spalla, con fare rassicurante: «Quando mai? No, è solo che non hanno posto. L’Italia per me è grande fonte di ispirazione». Perché? «Se ti succede qualcosa a Roma e devi correre al pronto soccorso, poi quanto paghi? Zero! E perché mai non dovremmo farlo pure noi qui, nella più ricca democrazia della storia? Dobbiamo copiare l’Italia».

Otto di sera, all’uscita dall’Harvey Auditorium della Bakersfield High School. È il capoluogo della Kern County, dove Steinbeck aveva ambientato “The Grapes of Wrath”, “Furore”, che gli aveva fruttato il Nobel per la letteratura. Raccontava la fuga dei contadini dall’Oklahoma, quando la Dust Bowl aveva reso incoltivabili le loro terre, e si erano avviati sulla Route 66 per arrivare qui, nella Central Valley della California. Il romanzo denunciava il loro sfruttamento e perciò era stato bandito dalle autorità locali nel 1939. La storia si ripete oggi con gli immigrati ispanici, perciò Sanders è venuto a fare tappa col suo tour “Fighting Oligarchy”. Spinge il candidato democratico Randy Villegas, che sfida il deputato repubblicano David Valadao, ultimo parlamentare del Gop che aveva votato a favore dell’impeachment di Trump rimasto al Congresso. I repubblicani vogliono a tutti i costi conservare questo seggio, anche al prezzo di aiutare il traditore del presidente, ma Villegas li insidia con proposte socialiste, incluso il referendum sulla Proposition 40, che imporrebbe una tassa del 5% ai miliardari.

Sanders sale sul palco e attacca: «Viviamo in un’America dove mai prima così poche persone avevano avuto tanta ricchezza e potere. Avete mai visto un simile livello di avidità, arroganza e irresponsabilità? Dobbiamo fermare gli oligarchi, che vogliono accumulare soldi e potere, fregandosene di noi. Avete visto Trump a pranzo con i titani dell’intelligenza artificiale? Ecco, quelle sono le persone per cui lavora. Non gli americani comuni, che se si rompe l’auto, il padrone di casa aumenta l’affitto o Dio non voglia si ammalano di cancro, vanno falliti. Dobbiamo fermare Trump e cancellare le sue politiche distruttive ora, eleggendo Camera e Senato al servizio della classe lavoratrice».

Il pubblico si spella le mani e lui snocciola il programma: «Prima idea radicale: crediamo nella democrazia, non nel totalitarismo. Trump cerca ogni giorno di distruggerla, dai limiti al diritto di voto fino al bavaglio sulla bocca dei giornalisti, ma noi dobbiamo combattere per difenderla. La democrazia è una persona un voto, non i miliardari che la comprano». Seconda idea radicale: «La sanità non è un privilegio, ma un diritto umano. In questo distretto la legge di Trump per tagliare le tasse ai ricchi ha lasciato 70.000 persone senza assistenza e assicurazione». Terza idea radicale: «Donald si era candidato promettendo di smetterla con le guerre senza fine, ma appena ha potuto ne ha scatenata una senza senso contro l’Iran, che fa esplodere l’inflazione. Ha mentito, perché onestamente credo non sia capace di distinguere la differenza tra verità e bugia. È un mentitore patologico. Noi però dobbiamo fermarlo e non dare più neanche un centesimo al governo estremista di Israele».

Quarta idea radicale: «Sono figlio di immigrati polacchi, Randy messicani. Abbiamo costruito questo paese, ma ora l’Ice viene ad arrestarci in casa, davanti ai nostri figli, cacciandoci nei buchi neri delle sue prigioni o deportandoci in paesi sconosciuti. È oltraggioso e inaccettabile: serve una riforma dell’immigrazione con un percorso per la cittadinanza». Quinta idea radicale: «Cosa pensate dell’IA?». Urla e insulti vari si alzano dal pubblico. «Ecco, appunto. Costerà milioni di posti di lavoro, rovinerà la vita ai nostri figli, ci espone ad un sistema di sorveglianza che pedinerà le nostre vite. Nessuno sa davvero dove porterà, se diventerà autonoma dalla volontà degli esseri umani. Perciò chiediamo una pausa, non solo nella costruzione dei data center, ma nello sviluppo dell’intelligenza artificiale più avanzata». A quel punto l’auditorium applaude in piedi, e lui ne approfitta così: «Viviamo un momento estremamente pericoloso della storia americana, però possiamo venirne fuori, eleggendo candidati progressisti pronti a stare dalla parte della classe lavoratrice».

Mentre si avvia al messicano, ripetiamo la domanda degli stessi democratici: col socialismo si perde a livello nazionale? «No, è sempre più popolare. Anche i sondaggi del Wall Street Journal dicono che il 60% degli americani appoggia sanità e scuola pubblica, e tasse ai ricchi per finanziarle. La gente chiede un cambio netto». E noi cosa dobbiamo fare, con Trump che attacca gli alleati europei: «Pazientate ancora qualche giorno, poi perderà le elezioni».

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