MADRID – Calle Génova 13 è un fermento. Dalla storica sede del Partito Popolare a Madrid è tutto un andare e venire di uomini in giacca e cravatta, visitatori con badge al collo. Fuori ci sono telecamere e curiosi, molti arrivati per vedere il maxi-striscione srotolato dopo l’annuncio dello scioglimento delle camere da parte di Pedro Sánchez. C’è scritto “En fin”, finalmente, con la parte finale della lettera “f” che entra direttamente nella fessura di una buca elettorale. D’altronde per anni il leader del Pp Alberto Núñez Feijóo ha basato la sua opposizione sulla richiesta di voto anticipato. E ora, eccolo qua. A Génova non ci sono dubbi sulla vittoria al punto che si stila già la lista dei ministri. Su alcuni, quelli cruciali come Interni e Esteri, manca ancora la quadra e nell’equilibrismo della costruzione dell’esecutivo vanno considerati anche quelli che potrebbero andare a Vox, in caso di governo di coalizione di destra ed estrema destra. Sarebbe un’inedita prima volta per il go…
MADRID – Calle Génova 13 è un fermento. Dalla storica sede del Partito Popolare a Madrid è tutto un andare e venire di uomini in giacca e cravatta, visitatori con badge al collo. Fuori ci sono telecamere e curiosi, molti arrivati per vedere il maxi-striscione srotolato dopo l’annuncio dello scioglimento delle camere da parte di Pedro Sánchez. C’è scritto “En fin”, finalmente, con la parte finale della lettera “f” che entra direttamente nella fessura di una buca elettorale. D’altronde per anni il leader del Pp Alberto Núñez Feijóo ha basato la sua opposizione sulla richiesta di voto anticipato. E ora, eccolo qua. A Génova non ci sono dubbi sulla vittoria al punto che si stila già la lista dei ministri. Su alcuni, quelli cruciali come Interni e Esteri, manca ancora la quadra e nell’equilibrismo della costruzione dell’esecutivo vanno considerati anche quelli che potrebbero andare a Vox, in caso di governo di coalizione di destra ed estrema destra. Sarebbe un’inedita prima volta per il governo centrale anche se i due partiti amministrano già in coalizione le regioni di Andalusia, Aragona, Castiglia-León ed Estremadura. Non senza difficoltà. Ironia della sorte a fondare e guidare Vox è il basco Santiago Abascal, militante del Pp per quasi venti anni fino all’uscita nel 2013 dal partito, considerato una derechita cobarde, troppo moderata.
Strana storia quella del Partido Popular che porta nel Dna il franchismo, prova a spostarsi al centro, finisce per bocciare le Leggi di Memoria storica su Guerra civile e dittatura e ora prova a tornare al potere con l’estrema destra. Fondato nel 1977 con il nome di Alianza Popular, per poi diventare Pp nel 1989, nasce come una federazione di partiti due anni dopo la morte di Francisco Franco. Della dittatura mantiene l’ala più riformista dovendo aderire alla transizione democratica. Ma trova come primo leader Manuel Fraga, ex ministro di Franco. Negli anni cerca di spostarsi verso il centro con ambizioni sempre più democristiane fino all’arrivo nel 1990 del nuovo presidente José María Aznar che nel 1996 diventa primo ministro, mettendo fine a 14 anni consecutivi di governo socialista. Tra privatizzazioni, liberalizzazioni, diversi scandali per corruzione, la grande macchia fu lo stretto rapporto con George W. Bush fino al sostegno alla guerra in Iraq del 2003. L’anno dopo, l’11 marzo, l’attentato di matrice jihadista alla stazione di Atocha, a Madrid, uccise 193 persone. Le urne, soltanto poco dopo, non lo perdonarono. Fu battuto da José Luis Rodríguez Zapatero.
Dopo di lui sarà Mariano Rajoy a riportare nel 2011 il partito alla Moncloa. La crisi economica, gli Indignados, le severe politiche di austerità, la riduzione del deficit e la nascita dei nuovi partiti come Podemos e Ciudadanos ma soprattutto il caso di corruzione Gürtel, aprono la breccia all’ascesa di Pedro Sánchez che nel 2018 diventa presidente del Governo presentando una mozione di sfiducia. Con il nuovo leader Pablo Casado l’opposizione è una débâcle, il Pp perde le elezioni del 2019 e nel 2022 la leadership passa all’ex presidente della Galizia Alberto Núñez Feijóo che nel 2023 porta il partito a vincere le generali ma non riesce a raggiungere la maggioranza necessaria per governare.
Con lui il Pp prova a mantenere insieme le varie anime della destra, quella più centrista di Borja Sémper e quella ultraliberale di Isabel Díaz Ayuso, parlando a una Spagna rurale ma anche borghese, cattolica, taurina, ricca ma anche in crisi. Gli sfugge però tutta un’altra Spagna, quella che ingrossa le percentuali di crescita dell’estrema destra di Vox. Sono soprattutto i giovani ad amare il nazionalismo estremo di Abascal che lotta contro tutto quello che considera diverso, i migranti sì ma anche gli indipendentisti baschi — è cresciuto in una famiglia che fu più volte minacciata dall’Eta per la sua opposizione al separatismo — e catalani. Vicino a Trump e Milei, fedelissimo di Meloni, in Europa si è posizionato con Patrioti per l’Europa insieme a Viktor Orbán e Marine Le Pen e lontano dalla famiglia del Ppe di Feijóo. Al leader Pp ha già dettato le linee sulle quali non ha intenzione di trattate: priorità nazionale, deregolamentazione e remigrazione.