Il ministro Bustinduy: “Sulla casa non un’operazione elettorale, così congeliamo sfratti e affitti”
dalla nostra inviata Benedetta PerilliMADRID – “Sono felice che Puigdemont possa finalmente tornare dall’esilio. Sono ancora più felice che torni in una Catalogna senza sfratti, nonostante la sua appartenenza politica”. È di Pablo Bustinduy, ministro per gli Affari sociali del governo Sánchez in quota Sumar e tra i possibili candidati della coalizione progressista, forse il commento più ficcante su quanto sta accadendo in Spagna.
Il governo ha ripresentato ieri i decreti casa che hanno generato lo scioglimento delle camere. Non c’è il rischio che sembri una mossa elettorale?
“Le prossime elezioni saranno un referendum sul diritto alla casa. Il Governo ha agito affinché questo referendum si svolga secondo le regole richieste dal popolo, e non secondo quelle dei gruppi di pressione dei rentisti rappresentati dalla destra spagnola.
Non si tratta di un’operazione elettorale. È una risposta minima da parte del Governo alla colossale mobilitazione sociale che attraversa il Paese. Una mobilitazione trasversale, espressione di un…
MADRID – “Sono felice che Puigdemont possa finalmente tornare dall’esilio. Sono ancora più felice che torni in una Catalogna senza sfratti, nonostante la sua appartenenza politica”. È di Pablo Bustinduy, ministro per gli Affari sociali del governo Sánchez in quota Sumar e tra i possibili candidati della coalizione progressista, forse il commento più ficcante su quanto sta accadendo in Spagna.
Il governo ha ripresentato ieri i decreti casa che hanno generato lo scioglimento delle camere. Non c’è il rischio che sembri una mossa elettorale?
“Le prossime elezioni saranno un referendum sul diritto alla casa. Il Governo ha agito affinché questo referendum si svolga secondo le regole richieste dal popolo, e non secondo quelle dei gruppi di pressione dei rentisti rappresentati dalla destra spagnola.
Non si tratta di un’operazione elettorale. È una risposta minima da parte del Governo alla colossale mobilitazione sociale che attraversa il Paese. Una mobilitazione trasversale, espressione di una cittadinanza spagnola che ha detto basta a ciò che sta accadendo nel mercato immobiliare. Basta al fatto che pochi si approprino, attraverso gli affitti e senza fare nulla, della quasi totalità degli stipendi delle persone. Basta al fatto che i giovani non possano emanciparsi. Basta a vite instabili, a cambiare scuola e quartiere ogni anno. I sondaggi dicono che anche una netta maggioranza degli elettori di destra sostiene queste misure. Gli unici a non essersene accorti sono i partiti di destra, rimasti soli nella loro difesa dei fondi avvoltoio e dell’oligarchia dei rentisti”.
Quali sono le priorità per rispondere all’emergenza abitativa e voi quali misure avete messo a punto per risolverla?
“La Spagna ha ignorato per decenni la posizione degli inquilini. Durante la dittatura franchista si diffuse l’idea che la Spagna non dovesse essere un Paese di proletari, bensì di proprietari. Essere inquilini era considerato una condizione transitoria, qualcosa di temporaneo, fino a quando non si riusciva ad accedere a un mutuo per avere una casa di proprietà. Ma la finanziarizzazione del mercato e l’ingresso di fondi avvoltoio stranieri, con la loro logica estrattiva, hanno portato a una situazione che ha fatto aumentare vertiginosamente i prezzi sia delle compravendite sia degli affitti. Le nostre misure hanno un obiettivo immediato molto chiaro: dare una risposta subito, adesso, alle persone in affitto che vedono il 50 o il 60% del proprio reddito finire nelle tasche del proprietario di casa. E che, nonostante ciò, rischiano di essere sfrattate per vedere la propria abitazione trasformata in un appartamento turistico. Prorogare i contratti di affitto in scadenza nei prossimi due anni, congelare gli affitti, regolamentare la situazione delle stanze affittate separatamente, eliminare i vantaggi fiscali degli appartamenti turistici, porre fine agli sfratti senza un’alternativa abitativa, vietare le operazioni dei fondi avvoltoio. Sono misure di buon senso a favore della maggioranza della società”.
Il tema della casa può cambiare l’esito del prossimo voto, dove al momento sarebbero favorite le opposizioni, ma le sinistre riusciranno a compattarsi per fermarle?
“La gente non dimenticherà chi ha tradito i suoi interessi al Congresso dei Deputati. Anche gli elettori di destra vivono con la preoccupazione per il costo degli affitti e per l’impossibilità di acquistare una casa. La gente non dimenticherà che, quando si è trattato di scegliere, la destra e l’estrema destra si sono schierate dalla parte dei rentista e dei fondi stranieri. Confido pienamente che la sinistra sarà all’altezza delle circostanze, ma confido ancora di più nel fatto che l’organizzazione dimostrata in questi giorni e la mobilitazione di massa che ha invaso le strade non siano altro che l’espressione di un consenso sociale deciso a votare per cambiare le cose”.
In questi giorni è emersa con prepotenza la forza della piazza, vero detonatore della crisi di governo, qual è il messaggio che queste proteste – forse persino lo sciopero generale - mandano ai progressisti?
“La sinistra al Governo lotta da anni contro ogni ostacolo per intervenire sul mercato immobiliare, anche per superare le resistenze del Partito Socialista. Sei mesi fa abbiamo dovuto puntare i piedi per portare in Parlamento la proroga degli affitti, e già allora la destra votò contro. Per fortuna, il popolo spagnolo dimostra ancora una volta di essere più diligente dei propri governanti. Lo si è visto anche con la mobilitazione nata dalla solidarietà con il popolo palestinese. E anche con la grande riforma del sistema di assistenza e cura per gli anziani che abbiamo approvato. Quando c’è una forte spinta sociale alle spalle, la sinistra riesce a ottenere grandi risultati al Governo. La destra ha i gruppi di pressione, il potere e il denaro. Noi abbiamo la forza e la consapevolezza dei lavoratori organizzati”.
Il tema della casa è emerso anche in Italia come un’emergenza ma manca forse ancora la spinta della piazza. Cosa consiglierebbe alla sinistra italiana per avviare un vero processo di riforme stabili?
“Nutro soltanto ammirazione per la tradizione politica della sinistra italiana e non mi permetterei mai di darle consigli. Ma in tutto il mondo stiamo scoprendo che la sinistra deve recuperare un chiaro progetto di classe. Bisogna dare una risposta concreta ai molti disagi che oggi vive la classe lavoratrice. E bisogna affrontarne i responsabili, che non sono le persone migranti, né le femministe, né gli anziani. Sono i super-ricchi e le grandi aziende, che accumulano ricchezze oscene mentre sottraggono alle maggioranze sociali il frutto del loro lavoro e del loro salario, smantellano i servizi pubblici ed estraggono rendite speculando sulla casa. Nessuna paura del discorso di classe e di soluzioni dirette: giustizia fiscale e redistribuzione della ricchezza. La gente risponde”.
Alla Spagna ora va la grande responsabilità di aprire uno dei cicli elettorali più decisivi degli ultimi anni, cosa succederà il 29 novembre?
“Il popolo spagnolo ha memoria. È mobilitato e sta individuando perfettamente i responsabili della crisi abitativa. Proprio come ha sempre compreso ciò che stava accadendo a Gaza e da quale parte della storia volevamo stare. Il ciclo elettorale che si apre, non solo in Spagna ma anche in altri importanti Paesi europei come Francia e Italia, e che ci vede in testa in modo inaspettato, sarà determinante. E su ciascuna di queste elezioni aleggia il fantasma della reazione dell’estrema destra, che ha già fatto alcune conquiste. Sono convinto che la Spagna continuerà a respingere i discorsi di odio e di violenza e a onorare le aspirazioni della classe lavoratrice”.