La relazione di Netanyahu sul 7 ottobre non riflette quello che è veramente accaduto. È una parte della verità, ma non tutta la verità». Sono dichiarazioni esplosive per il premier israeliano, in corsa per un altro mandato, perché non arrivano dall’opposizione. A pronunciarle è il generale Avi Gil, il suo ex segretario militare. L’uomo che lo svegliò chiamandolo al telefono appena ci fu l’attacco di Hamas. E che ora lancia l’accusa di manipolazione degli atti usati per la relazione di 55 pagine che l’ufficio del premier ha inviato, lo scorso febbraio, al Controllore dello Stato.
Dopo un silenzio di tre anni, Avi Gil ha deciso di parlare con Israel Hayom, il quotidiano conservatore. «Ci sono troppe bugie nell’aria, gli israeliani meritano di sapere la verità», è la premessa dell’ufficiale che è stato, fino al 2024 il collettore di informazioni tra Netanyahu e i servizi segreti. «Speravo venisse istituita una Commissione d’inchiesta, avrei potuto testimoniare».
La relazione di Netanyahu sul 7 ottobre non riflette quello che è veramente accaduto. È una parte della verità, ma non tutta la verità». Sono dichiarazioni esplosive per il premier israeliano, in corsa per un altro mandato, perché non arrivano dall’opposizione. A pronunciarle è il generale Avi Gil, il suo ex segretario militare. L’uomo che lo svegliò chiamandolo al telefono appena ci fu l’attacco di Hamas. E che ora lancia l’accusa di manipolazione degli atti usati per la relazione di 55 pagine che l’ufficio del premier ha inviato, lo scorso febbraio, al Controllore dello Stato.
Dopo un silenzio di tre anni, Avi Gil ha deciso di parlare con Israel Hayom, il quotidiano conservatore. «Ci sono troppe bugie nell’aria, gli israeliani meritano di sapere la verità», è la premessa dell’ufficiale che è stato, fino al 2024 il collettore di informazioni tra Netanyahu e i servizi segreti. «Speravo venisse istituita una Commissione d’inchiesta, avrei potuto testimoniare».
Nell’anticipazione dell’intervista che sarà pubblicata nei prossimi giorni, si concentra su due questioni. La prima, la più grave, riguarda la relazione di Netanyahu, che contiene trascrizioni di interlocuzioni avvenute a cavallo del 7 Ottobre. «Due settimane dopo l’inizio della guerra, mi sono accorto che i collaboratori di Netanyahu stavano raccogliendo una quantità sproporzionata di materiale. Contattai la procuratrice generale, Gali Baharav-Miara, per chiederle quali fossero le regole per l’acquisizione delle trascrizioni». In seguito la stenografa di Netanyahu gli disse che il capo di gabinetto, Tzavhi Braverman, le aveva chiesto di cambiare l’orario di una chiamata che Gil ebbe col premier la mattina dell’attacco.
«È un atteggiamento criminale da parte di chi pensa di poter fare qualsiasi cosa», afferma Gil. «È possibile che già allora stessero lavorando alla costruzione della narrazione attuale». Quella secondo cui Netanyahu è stato tenuto all’oscuro dallo Shin Bet su alcune informazioni cruciali. «C’è un altro scenario possibile, più inquietante. La prima telefonata che ebbi con lui fu alle 6.29, la seconda alle 6.40. In quegli undici minuti ricevetti elementi che prima non avevo e che riferii al premier. Se riescono a provare che queste informazioni esistevano già alle 6.29, potrebbero sostenere che qualcuno negli apparati avesse saputo in anticipo cosa sarebbe accaduto. In altre parole, avrebbero un tradimento». Consiglia perciò di recuperare i nastri originali. «Perché non so cos’hanno modificato».
La seconda questione sono gli avvertimenti ignorati e le proposte presentate a Netanyahu di colpire preventivamente i leader di Hamas. «È un fatto che prima del 7 Ottobre un aereo dell’intelligence egiziana atterrò in Israele per 60 minuti. O c’è stato un incontro, o qualcuno ha consegnato una lettera. Nessuno però ha mai fatto rapporto».