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La risposta di Kiev ai raid russi: sciame di droni ucraini impedisce l’atterraggio di Putin a Mosca

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L’attacco la scorsa notte, mentre il presidente russo rientrava dal vertice degli ex Stati sovietici in Turkmenistan
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Occhio per occhio, drone per drone, ponte per ponte. Gli ucraini rispondono all’ondata degli attacchi russi con rappresaglie mirate. Sono ritorsioni simmetriche, che aumentano però il rischio di spingere l’escalation del conflitto in una spirale fuori controllo.

A inizio settembre il decollo del jet di Volodymyr Zelensky da Chisinau era stato bloccato dall’incursione di un singolo velivolo senza pilota russo, penetrato nei cieli della Moldavia seguendo una rotta deliberata. E la scorsa notte l’aereo di Vladimir Putin non è potuto atterrare a Mosca perché uno sciame di droni stava minacciando gli aeroporti. Il presidente rientrava dalla visita in Turkmenistan per il vertice della Csi, la Confederazione di Stati ex sovietici, ampiamente pubblicizzata dai media, e l’operazione ucraina appare pianificata proprio per piombare sulla capitale nel momento del suo ritorno da Turkmembashi, sul Mar Caspio, dove si sono svolti i lavori del summit.

Putin e il suo entourage si muovono su tre grandi…

Occhio per occhio, drone per drone, ponte per ponte. Gli ucraini rispondono all’ondata degli attacchi russi con rappresaglie mirate. Sono ritorsioni simmetriche, che aumentano però il rischio di spingere l’escalation del conflitto in una spirale fuori controllo.

A inizio settembre il decollo del jet di Volodymyr Zelensky da Chisinau era stato bloccato dall’incursione di un singolo velivolo senza pilota russo, penetrato nei cieli della Moldavia seguendo una rotta deliberata. E la scorsa notte l’aereo di Vladimir Putin non è potuto atterrare a Mosca perché uno sciame di droni stava minacciando gli aeroporti. Il presidente rientrava dalla visita in Turkmenistan per il vertice della Csi, la Confederazione di Stati ex sovietici, ampiamente pubblicizzata dai media, e l’operazione ucraina appare pianificata proprio per piombare sulla capitale nel momento del suo ritorno da Turkmembashi, sul Mar Caspio, dove si sono svolti i lavori del summit.

Putin e il suo entourage si muovono su tre grandi quadrireattori Ilyushin IL-96 dotati di apparati di protezione e comunicazione speciali: vengono chiamati “Il Cremlino volante”, sono identici e non è mai noto su quale dei tre si trovi il presidente. Il sito di monitoraggio dei voli Flightradar24 ha rilevato che i tre jet sono rimasti in aria, seguendo una traiettoria circolare, mentre l’attività sugli scali veniva sospesa. Uno dei tre si è poi diretto a San Pietroburgo, dove è atterrato per poi raggiungere Mosca dopo la fine dell’assalto. Si tratta dell’Ilyushin con matricola 96025: Putin è stato filmato all’arrivo in Turkmenistan mentre scendeva da questo velivolo, ma non si può sapere se l’abbia utilizzato pure al rientro.

Il ponte sul Don

Ci sono pochi dettagli sull’attacco della scorsa notte contro il grande ponte ferroviario che attraversa il Don a Rostov. Droni di Kiev sono scoppiati contro i pilastri che sorreggono l’infrastruttura, obbligando a sospendere temporaneamente la circolazione dei treni per verificare l’entità dei danni. Quella di Rostov è una delle linee ferrate più importanti nei rifornimenti per le truppe russe che hanno invaso l’Ucraina: da lì i binari proseguono per la Crimea attraverso il viadotto di Kerch, le cui misure di sicurezza sono state ulteriormente potenziate. La scorsa settimana erano stati bombardati i ponti di Kiev sul fiume Dnipro - spezzando in due il traffico delle metropolitane e quello automobilistico - e di Zaporizhzhia. Le lesioni a Rostov sono state però inferiori: le bombe volanti ucraine hanno cariche esplosive piccole, mentre gli ingegneri del Cremlino hanno messo a punto testate in grado di fondere tralicci e cavi metallici, usate per colpire ponti ed elettrodotti.

I data center

In tema di rappresaglie, le connessioni web e i servizi Internet a Mosca continuano ad avere problemi per effetto dei raid ucraini che hanno incendiato due dei cinque data center di Yandex, principale operatore digitale del Paese tanto da venire soprannominato la “Google russa”. I centri di calcolo sono stati colpiti mercoledì e giovedì notte, dopo una serie di assalti contro i server di compagnie di telecomunicazioni di Kiev. Le infrastrutture IT russe però sono considerate meno resilienti rispetto a quelle ucraine - che contano su una frammentazione dei data center e sui cloud dei colossi statunitensi - , rendendo complessa la gestione dei danni. Yandex ha avuto un ruolo fondamentale nelle campagne di disinformazione diffuse in Occidente dai sistemi automatizzati che moltiplicano i contenuti immessi sui social. Allo stesso tempo, svolge un’opera di controllo e censura delle notizie sgradite al Cremlino sbarrando l’accesso ai canali online russi.

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