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La Ue: “Gli Usa ritirino subito le sanzioni contro la Cpi”. Pillay: “Sono misure inaudite”

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L’indomani della consegna del Premio Nobel per la pace alla giurista pro Gaza Kallas promette: “Pronti a ogni intervento necessario a difesa della Corte”
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Le sanzioni ordinate da Donald Trump contro la Corte Penale Internazionale (Cpi) sono «inaccettabili», e l’Unione Europea è «pronta ad agire» per ottenere che siano revocate, afferma Kaja Kallas, “ministra degli Esteri” della Ue. L’iniziativa americana, protesta l’Assemblea dei 123 Paesi che fanno parte della Cpi, è «senza precedenti» e mira a «ostacolare l’indipendenza» del tribunale internazionale. «C’è tensione e preoccupazione» a livello globale per le minacce della Casa Bianca alla Corte, commenta Navi Pillay, la giudice sudafricana che vincendo questa settimana il premio Nobel per la pace ha scatenato gli attacchi di Trump, personalmente contro di lei, accusata dal presidente di «odio verso l’America e Israele», in senso più ampio contro il diritto internazionale di cui è un simbolo come ex-membro del tribunale sul Ruanda, della stessa Cpi e della commissione sui Territori Occupati Palestinesi.

Le sanzioni ordinate da Donald Trump contro la Corte Penale Internazionale (Cpi) sono «inaccettabili», e l’Unione Europea è «pronta ad agire» per ottenere che siano revocate, afferma Kaja Kallas, “ministra degli Esteri” della Ue. L’iniziativa americana, protesta l’Assemblea dei 123 Paesi che fanno parte della Cpi, è «senza precedenti» e mira a «ostacolare l’indipendenza» del tribunale internazionale. «C’è tensione e preoccupazione» a livello globale per le minacce della Casa Bianca alla Corte, commenta Navi Pillay, la giudice sudafricana che vincendo questa settimana il premio Nobel per la pace ha scatenato gli attacchi di Trump, personalmente contro di lei, accusata dal presidente di «odio verso l’America e Israele», in senso più ampio contro il diritto internazionale di cui è un simbolo come ex-membro del tribunale sul Ruanda, della stessa Cpi e della commissione sui Territori Occupati Palestinesi.

Sono alcune delle reazioni alle misure intraprese da Washington contro la Corte dell’Aia, giudicate illegittime dal resto dell’Occidente e da altre numerose nazioni, impegnate a premere sugli Usa nel tentativo di farle ritirare. «Gli attacchi e le minacce contro la Corte, i suoi funzionari e coloro che vi collaborano, non sono accettabili», scrive in una nota Kallas, Alta Rappresentante per la Politica Estera e la Sicurezza dell’Europa unita: «La Ue si rammarica profondamente per l’annuncio americano di sanzioni contro la Corte», prosegue, lasciando tuttavia intravedere uno spiraglio per evitare lo scontro. «Pur esortando gli Stati Uniti a ribaltare tali provvedimenti», osserva infatti l’ex-prima ministra estone, «accogliamo con favore la loro disponibilità a discuterne e prendiamo atto della decisione statunitense di posticipare l’entrata in vigore delle sanzioni». Una mossa, conclude, che «crea spazio per la diplomazia», con l’obiettivo di garantire una «rapida inversione» delle sanzioni e di «prevenire ulteriori misure che possano minare l’indipendenza della Cpi, che deve essere in grado di operare in modo autonomo, libero da pressioni o interferenze esterne».

La Ue, avverte Kallas, «ribadisce il suo incrollabile impegno in difesa dell’ordine internazionale basato sul rispetto del diritto e continuerà a fornire pieno sostegno e a contribuire a garantire la protezione della Corte, pronta a prendere tutte le misure necessarie per garantire che continui a operare efficacemente e ad adempiere al suo indispensabile mandato nei confronti di chi viola il diritto internazionale commettendo i più gravi crimini contro l’umanità».

Parole analoghe giungono dalla Assemblea degli Stati, l’organo di supervisione della Cpi: «L’escalation nell’uso senza precedenti di misure coercitive è un deplorevole tentativo di ostacolare la Corte», afferma la presidenza dell’Assemblea, chiedendo «la revoca immediata di azioni che mirano a sfidare un’istituzione giuridica internazionale costruita per garantire l’accertamento delle responsabilità penali e a non permettere l’impunità». Sulla stessa linea la vincitrice del Nobel per la pace: «Le sanzioni minacciate dagli Stati Uniti sono senza precedenti e inaccettabili», dichiara la giudice Pillay, definendo «gravissimo» che un Paese attacchi dei giudici «semplicemente per le decisioni che prendono».

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